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Abu Omar/Antigone. Il suo caso ci ricorda quanto sia reale la tortura, che in Italia non è ancora punita

image 4Abu Omar/Antigone: il suo caso ci ricorda quanto sia reale la tortura, che in Italia non è ancora punita  

“L’Italia consegna persone a paesi dove vengono torturati ma non estrada chi partecipò a sessioni di tortura ai paesi che li vorrebbero giudicare” dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.  

Il riferimento è ad un doppio caso che riguarda il nostro Paese. Da una parte quello di Franco Reverberi, sacerdote italoargentino accusato di aver preso parte alle sessioni di torture avvenute durante la dittatura di Videla e per il quale l’Argentina ha chiesto l’estradizione al nostro Paese. Richiesta rifiutata poiché, non essendo l’Italia dotata di un reato che punisca la tortura, non è possibile estradare persone accusate per questa fattispecie.  
Dall’altro il caso di Abu Omar, rapito in Italia in un’operazione di ‘extraordinary rendition’ e continuata con il suo trasferimento all’estero dove fu sottoposto a tortura e maltrattamenti. Un caso su cui il nostro paese è stato condannato oggi dalla Corte Europea dei Diritti Umani a risarcire l’Imam con 70mila euro (più 15 mila euro alla moglie per danni morali).  

Tra i motivi della condanna anche quello di aver applicato “il legittimo principio del segreto di Stato in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti ad Abu Omar non dovessero rispondere delle loro azioni”. Un uso improprio che "nonostante gli sforzi degli inquirenti e giudici italiani, che hanno identificato le persone responsabili e assicurato la loro condanna” hanno fatto sì, “a causa del comportamento dell’esecutivo” che questa restasse lettera morta.  

“Il caso di Abu Omar ci ricorda – dichiara Patrizio Gonnella – quanto il nostro paese debba impegnarsi per la tutela dei diritti, in particolare nel riconoscere il delitto di tortura”. “La tortura è un crimine contro l’umanità e lo Stato non può rimanere indifferente o, in alcuni casi come quello oggetto della pronuncia odierna della Corte, rendersi complice di governi torturatori”.  

L’Egitto, dove Abu Omar fu condotto oggi è nuovamente all'attenzione dell’Italia per il rapimento, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni.

Roma, 23/02/2016

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