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Regeni. Antigone e CILD: autorità italiane pongano in essere atti di maggiore impatto politico

Giulio-RegeniRegeni. Antigone e CILD: autorità italiane pongano in essere atti di maggiore impatto politico  

Un mese fa veniva ritrovato il corpo senza vita di Giulio Regeni. Ad un mese di distanza la verità sulla morte del ricercatore italiano è ancora lontana dal venire alla luce. Le autorità egiziane hanno più volte dato versioni a cui è difficile credere, soprattutto dalle evidenze che il corpo martoriato di Giulio porta con sé. Si è parlato di un incidente d’auto, poi di un collega invidioso, di un'amante tradita, di uno spacciatore di droga non pagato. Per ultima l’ipotesi del terrorismo internazionale che, per minare i rapporti tra Italia ed Egitto, avrebbe scelto Giulio come vittima.

Quello che sappiamo di certo è che Giulio è stato torturato, forse per avere da lui delle informazioni. Secondo il medico che avrebbe eseguito l’autopsia – smentito dalla procura che sta seguendo l’indagine – con il metodo dei “servizi egiziani”.

In questo mese il governo italiano ha più volte sollecitato al-Sisi affinché si impegnasse nello scoprire la verità su questa morte. Tuttavia queste richieste sono cadute sempre nel vuoto, quando non hanno portato ad una nuova versione cui – francamente, per quanto si diceva – è difficile credere.  

La stessa documentazione sulle indagini in corso da parte delle autorità egiziane è giunta solo ieri pomeriggio nelle mani del nostro Ambasciatore e sono incomplete.  

"Lo scorso 25 febbraio - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e CILD - abbiamo manifestato silenziosamente sotto l’ambasciata egiziana a Roma, chiedendo Verità per Giulio. Ora il nostro appello è alle autorità italiane affinché pongano in essere atti di maggiore impatto politico, dimostrando di essere uno stato democratico forte che crede nei diritti umani e che ha il coraggio di prendere tutte le azioni diplomatiche e giudiziarie necessarie".

"Più passano i giorni - prosegue Gonnella - più la verità si allontana. Non ce lo possiamo permettere". "Per Giulio, per il nostro paese, per i tanti ricercatori e difensori dei diritti umani che, quotidianamente, si impegnano per la libertà" conclude.   

Roma, 03/03/2016

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