Italian Chinese (Simplified) English French German Spanish

Telefono in carcere. Un passo fondamentale per il diritto all'affettività

telefono carcereE' notizia degli ultimi giorni il bando del Ministero della Giustizia francese grazie al quale verranno installati telefoni fissi in quasi tutte le celle (oltre 50.000) delle carceri d'oltralpe. E' una buona notizia. Da un lato si garantisce il diritto alla comunicazione di persone isolate dagli altri, dall'altro c'è una ragione securitaria, e cioè il contrasto del traffico illecito di telefonini, pratica ben più diffusa in Francia che in Italia. Si potranno chiamare solo 4 numeri, e le chiamate saranno tutte registrate: ma è già qualcosa.

E da noi? Come comunicano i detenuti? Male, e soprattutto poco. Il regolamento penitenziario autorizza una telefonata a settimana, di soli 10 minuti e in orari che coincidono con il lavoro dei coniugi e la scuola dei figli. I numeri devono essere preliminarmente identificati: si deve cioè verificare che dietro al numero ci sia quella persona e non un'altra. Sicché vengono facilmente autorizzati i numeri fissi ma non i cellulari, considerati meno affidabili. Senonché molte famiglie, soprattutto all'estero, non hanno il fisso (e gli stranieri in carcere sono circa il 35%). Perché un portatile venga autorizzato non si devono effettuare colloqui visivi o telefonici per 2 settimane.

Quando si telefona - quando ci si riesce - si diceva, lo si fa per 10 minuti: perché? Perché si possono scrivere liberamente e riservatamente lettere a chicchessia (salvo provvedimenti particolari del giudice) ma non si può chiamare per più di 10 minuti? E' un anacronismo che rende i detenuti più isolati e in ritardo rispetto al resto della società. Nel 1976, un anno dopo l'approvazione del regolamento penitenziario, si fissò la durata delle chiamate a 6 minuti, ma all'epoca non c'erano i telefonini e le chiamate erano care e rare. Nel 2000 il tempo lo si portò a10 minuti, ma anche all'epoca i telefonini erano molto poco diffusi. Non erano misure restrittive e punitive.
Ma oggi? Oggi è una privazione inutile, che ha come conseguenza la valanga di lettere che giornalmente i detenuti scrivono per mantenere il rapporto con i famigliari che, fuori dal carcere, avranno poi un ruolo importante nel loro reinserimento.

Iscriviti alla newsletter di Antigone
L'indirizzo al quale desideri ricevere le newsletter.
Acconsento al trattamento dei miei dati personali (decreto legislativo 196 del 30/Giugno/2003)

Dona il 5x1000
AntigoneCinquePerMille

Sostieni Antigone
con una donazione

bottone mappatura