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Il processo sommario di Matteo Salvini e la giustizia reale

Salvini legittima difesadi Patrizio Gonnella da il manifesto dell'8 giugno 2019

Un fatto di cronaca non dovrebbe mai essere commentato da esponenti delle istituzioni nell’immediatezza degli avvenimenti. Ogni commento è sempre intrusivo rispetto al libero ed indipendente convincimento da parte dei giudici. 

Tanto più se questo commento giunge da chi riveste rilevanti incarichi governativi. Il ministro Salvini ha espresso solidarietà al tabaccaio di Pavone Canavese che ha sparato ammazzando colui che lo stava probabilmente derubando o rapinando. Seppur con modalità meno truci rispetto ad altre occasioni, il ministro ha voluto comunque esprimersi su un tragico episodio di cronaca, non attendendo le ricostruzioni della procura e affermando che lui è sempre dalla parte di chi si difende.  Era il 21 febbraio del 2001 quando a Novi Ligure, a circa un’ora di auto da Pavone Canavese, furono trovati morti ammazzati in casa una donna con suo figlio undicenne. Gli stessi giovanissimi e italianissimi autori del delitto, sperando di farla franca, attribuirono la colpa agli albanesi, contro i quali si aprì una caccia all’uomo, giornalistica e politica. Tacere è sempre meglio, sia nel rispetto dei morti, sia nel rispetto delle indagini della magistratura, sia per evitare figuracce. La ricostruzione nel tempo dei fatti di cronaca può condurre a sorprese inaspettate. 

I magistrati di Ivrea stanno legittimamente indagando su quanto accaduto nella tabaccheria. Non c’è legge sulla legittima difesa che possa impedire, quando c’è un morto, di verificare quale sia la dinamica dei fatti. La legge sulla legittima difesa è stata approvata durante la campagna elettorale ed ha costituito il cavallo di battaglia della Lega per prendere voti. Non c’era comizio al nord o al sud del Paese durante il quale Salvini non promettesse a tutti gli italiani che mai più ci sarebbe stato un processo per chi sparava ad un ladro. Ovviamente era una promessa elettorale. 

Il tabaccaio di Pavone Canavese è legittimamente indagato dalla procura di Ivrea. Non sappiamo se mai ci sarà un rinvio a giudizio o se mai vi sarà una richiesta di archiviazione, ma l’indagine comunque non poteva non essere fatta e il tabaccaio non poteva non essere indagato. L’esito era scontato, ma quelle promesse, che lui sapeva essere false, hanno comunque fruttato chissà quanti voti a Salvini. 

Promesse che hanno anche prodotto un più disinvolto uso delle armi. Il folle dibattito di cui siamo stati vittime ha sicuramente convinto tante persone a dotarsi di un’arma. Attendiamoci fatti ben più truci nei prossimi tempi. È quasi banale dirlo, ma più armi ci sono in giro, legittimamente possedute o meno, più morti ci sono. Salvini ha voluto sottolineare che il tabaccaio detenesse legittimamente la pistola. Anche quelli che fanno stragi nelle scuole degli Stati Uniti d’America le comprano e le detengono legittimamente a casa, prima di ammazzare chi gli viene a tiro. Dunque questo non è un argomento. 

Infine, fortunatamente la magistratura è indipendente e indaga in tutte le direzioni. Casualmente proprio ad Ivrea e proprio ieri, il Gip, anche a seguito di un esposto di Antigone, ha deciso un supplemento di indagini per presunte brutali violenze avvenute nel carcere cittadino negli anni passati. Lasciamoli lavorare in pace, i giudici.

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