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Carcere di Santa Maria Capua Vetere. Antigone: "ricevemmo diverse segnalazioni e presentammo un esposto. Si accertino fatti ed eventuali responsabilità".

detenuto violenze Santa Maria Capua Vetere44 agenti di polizia penitenziaria sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati per le presunte violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere la notte tra il 7 e l'8 aprile scorsi. Episodi su cui Antigone ha ricevuto numerose segnalazioni, tutte congruenti tra loro, sulla base delle quali, dopo una serie di approfondimenti, l'associazione ha potuto ricostruire quanto sarebbe avvenuto, inviando una nota al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e presentando un esposto alla competente Procura della Repubblica.  Da quanto ricostruito da Antigone ci si troverebbe di fronte ad episodi di violenza generalizzata, scaturiti dopo la protesta dei detenuti avvenuta a seguito del diffondersi della notizia che uno dei reclusi del reparto "Nilo", addetto alla distribuzione della spesa, sarebbe stato posto in isolamento con febbre alta, affetto da Covid-19. La notizia generò paura e ansia, e queste generano in una protesta che coinvolse circa 150 reclusi. La protesta si sarebbe spenta alla sera, con la promessa di un colloquio con il Magistrato di Sorveglianza che si tenne effettivamente il giorno successivo. Una volta andato via il Magistrato, però, tra le 15 e le 16, decine di agenti sarebbero entrati nel reparto in tenuta antisommossa, con i volti coperti dai caschi, e lì, in gruppi, sarebbero entrati nelle celle prendendo i detenuti a schiaffi, calci, pugni e colpi di manganello. Altri detenuti sarebbero invece stati fatti uscire dalle celle e denudati per delle perquisizioni. Una volta spogliati sarebbero stati insultati e pestati. 

Per questi fatti Antigone, con il suo avvocato Simona Filippi, ha chiesto alla Procura di indagare ai sensi dell'art. 613bis che punisce gli episodi di tortura. 

"E' importante che su questi fatti sia fatta piena luce da parte della magistratura, nel cui lavoro Antigone confida" dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione. "Se, come è emerso in queste ore, tra i capi di imputazione dovesse esserci anche quello di tortura, crediamo questo rappresenti un fattore importante, anche per poter svolgere con maggiore serenità le indagini visti i tempi di prescrizione più lunghi. Era questo un reato di cui Antigone ha chiesto per tanti anni l'introduzione nel codice penale ed è importante che i giudici ne facciano uso in casi come quelli su cui sta indagando la Procura di Santa Maria Capua Vetere", conclude Gonnella.

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