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Poggioreale/Antigone. "Bene si faccia chiarezza. Se le denunce fossero provate, ancora una volta mancherebbe il reato di tortura"

napoli-cella-zero-di-poggioreale-le-denunce-salgono-a-70Si è chiusa oggi l’inchiesta sulle violenze che sarebbero avvenute nel carcere di Poggioreale – e in particolare nella cosiddetta “cella zero” – tra il 2012 e il 2014. A denunciarle furono alcuni detenuti che, direttamente, avrebbero subito tali violenze per le quali oggi 23 persone (22 agenti di polizia penitenziaria e un medico) risultano indagate.

La cella zero sarebbe una stanza vuota, senza videosorveglianza, sporca di sangue sulle pareti.  

I reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura di Napoli – che segue l’inchiesta – vanno dal sequestro di persona, all’abuso di autorità, maltrattamenti, lesioni, violenza privata.  

“Ogni tentativo di fare chiarezza è sempre importante, soprattutto nei casi di violenze che avvengono quando un cittadino è sottoposto all’affidamento dello Stato” dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Quello che ci auguriamo è che si arrivi presto ad appurare eventuali responsabilità senza che, nel caso di colpevolezza degli indagati, intervenga la prescrizione come già avvenuto in altri casi simili”.  

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Ordinamento penitenziario/Antigone. Approvati emendamenti a firma Lo Giudice su proposta di Antigone

Secondigliano 1In questi giorni la Commissione giustizia del Senato è impegnata a discutere un disegno di legge governativo che, tra l'altro, contiene "principi e criteri direttivi per la riforma dell'ordinamento penitenziario".  

Proprio questa Commissione ha approvato, con parere favorevole del Ministro della Giustizia Orlando, alcuni emendamenti presentati del senatore Lo Giudice; emendamenti basati sulle proposte che Antigone aveva inviato lo scorso mese di gennaio a tutti i componenti della Commissione stessa.  

"Già durante il primo passaggio alla Camera dei Deputati di questo disegno di legge - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - alcune nostre indicazioni furono accolte".

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I detenuti hanno ricominciato a crescere. Il Pre-rapporto 2016 di Antigone

carcereinsideIl 30 novembre del 2010 l’Italia raggiunse il massimo storico della popolazione detenuta ovvero 69.155 unità.

Nel gennaio del 2013 il nostro Paese è stato condannato dalla Corte Europei dei diritti umani per le condizioni degradanti di vita presenti nelle sue carceri a causa del sovraffollamento (oltre che per l’assenza di rimedi giurisdizionali nel caso di reclami dei detenuti per i loro diritti violati). A differenza di altri Stati (ad esempio Ungheria e Bulgaria ambedue condannate dalla Corte per le condizioni di affollamento nelle proprie prigioni) l’Italia ha dialogato in modo positivo con la Corte di Strasburgo e ha avviato un percorso di riforme per ridurre i numeri della popolazione detenuta e migliorare la qualità della vita dentro gli istituti penitenziari. Da pochi mesi si sono chiusi gli Stati generali sull’esecuzione della pena, importante iniziativa voluta dal ministero della Giustizia per ragionare in modo partecipato sulle prospettive di cambiamento.

Nel frattempo però i numeri della popolazione detenuta tendono a salire di nuovo, dopo un paio di anni di decrescita.

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Non isoliamo i diritti. La campagna di Antigone per la riforma dell'isolamento

isolamentoNel solo 2015 l’isolamento disciplinare è stato comminato per ben 7.307 volte. Nel 29,6% dei casi è la sanzione prescelta dal consiglio di disciplina oggi composto dal direttore, dall’educatore e dal medico. Non vi sono dati sulla durata media dell’isolamento disciplinare ma l’esperienza dice che spesso si attesta sulla sua durata massima ovvero 15 giorni. La legge inoltre non impedisce che vi siano più provvedimenti di isolamento che si susseguono nel tempo. Agli osservatori di Antigone è capitato che sia stato detto che il detenuto veniva rimandato in sezione per poche ore e poi nuovamente messo in isolamento, al fine di aggirare la regola dei 15 giorni al massimo.

Non vi sono dati sull’isolamento giudiziario.

Antigone ha elaborato una proposta di legge che vuole ridurre al minimo l’uso dell’isolamento nella consapevolezza dei rischi che esso ha per la salute psico-fisica della persona detenuta. La proposta si muove nel rispetto di quanto previsto dalle regole penitenziarie europee del 2006 e dalle Mandela Rules dell’Onu del 2015.

Essa prevede che:

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Verità per Giulio Regeni. Il 25 luglio, a sei mesi dalla scomparsa, una mobilitazione per Giulio Regeni

unnamed"Verità per Giulio Regeni".  
Il 25 luglio, a sei mesi dalla scomparsa al Cairo, Amnesty International Italia, Antigone e CILD promuovono una mobilitazione per Giulio Regeni  

Lunedì 25 luglio saranno trascorsi sei mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 180 giorni, la verità su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano è ancora lontana.    

Per continuare a chiedere "Verità per Giulio Regeni" Amnesty International Italia, Antigone e la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili hanno organizzato una mobilitazione in piazza della Rotonda, a Roma, di fronte al Pantheon.    

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Tortura. La nostra lettera a Renzi e Orlando: "chiediamo parole forti e inequivocabili"

Gentile presidente del Consiglio Matteo Renzi e gentile ministro della Giustizia Andrea Orlando,
ieri in Senato si è consumata una farsa che assomiglia tanto a una commedia. Ha vinto ancora una volta la linea della melina, della tattica, della insensibilità ai diritti umani.

In Italia la tortura non è ancora reato. L’Italia è il paese dell’impunità per i torturatori.
Questo non fa onore al nostro Paese e a chi lo governa.

Chi ieri ha consentito che si fermasse tutto e che  la legge non fosse approvata ha la corresponsabilità morale e politica dell’accaduto.
Vi chiediamo di intervenire con parole forti e inequivocabili nonché per mettere fine a questa brutta pagina umana e politica.

Patrizio Gonnella, Presidente Antigone

Tortura/Senato. La discussione è stata rinviata. Gonnella (Antigone): "Sulla tortura è Alfano il capo del governo"

torturaHa vinto Alfano. Il Senato ha rinviato poco fa la discussione del disegno di legge per l'introduzione del reato di tortura a data da destinarsi. Evidentemente nel giro di una notte il ministro dell'Interno è riuscito a convincere il presidente del Consiglio Matteo Renzi a non tenere fede all'impegno assunto nell'aprile dello scorso anno quando disse che la risposta di chi governa un paese era di rispondere alla condanna di Strasburgo, per le torture nella scuola Diaz, approvando una legge che le punisse quelle torture.  
Ora il rischio tangibile è che per l'ennesima volta, come nei 28 anni passati, l'Italia resti senza una legge che consenta di perseguire chi si macchia di questo crimine contro l'umanità.  

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Tortura/Alfano. Dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e CILD

diazsitoCOMUNICATO STAMPA - Nelle ultime ore esponenti del centro-destra, del partito del ministro dell'Interno Alfano e lo stesso Ministro si sono pronunciati per una modifica profonda del reato di tortura in discussione in queste ore al Senato poiché sarebbero "inutili gli sproloqui sul terrorismo se si indeboliscono le forze dell'ordine". A tal proposito interviene Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili.  

"Negli ultimi anni ad essere stati torturati sono stati due detenuti ad Asti, le persone presenti nella scuola Diaz e quelle portate nella caserma di Bolzaneto a Genova.  
Ad essere torturati furono i prigionieri condotti nelle prigioni segrete argentine durante il regime di Videla. Fatti per i quali quel Paese ci chiede di estradare un prete rifugiato in Italia.  
Ad essere torturato è stato Giulio Regeni.
Chi oggi sfrutta il terrorismo per respingere l'introduzione del reato di tortura è contro la giustizia e si macchia, moralmente, di crimini contro l'umanità.  

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GUANTANAMO/GONNELLA. "Bene l'accoglimento del detenuto. Noi pronti a garantirgli difesa legale"

gitmo-protestCOMUNICATO STAMPA - "L'Italia fa bene ad aiutare Obama nel processo di svuotamento di Guantanamo, luogo simbolo della detenzione arbitraria, della tortura, della rinuncia all'habeas corpus". Sono le parole di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, alla notizia dell'accoglimento per motivi umanitari di uno yemenita detenuto da 14 anni nel carcere militare statunitense.  

La decisione del governo italiano è in linea con la dichiarazione congiunta Ue-Usa del 15 giugno 2009 a sostegno della chiusura del campo di detenzione.  

"Ovviamente - prosegue Gonnella - è importante che in Italia vi siano i diritti e le garanzie finora non assicurate negli USA. Prime fra tutte un giusto processo, una pena decisa per vie giurisdizionali e l'accesso alla difesa legale".  

Alcuni prigionieri di Guantanamo vi sono infatti detenuti da anni senza che siano state formulate accuse ufficiali o che vi sia stato un processo. Il Pentagono non ha però fornito alcun dettaglio sulla situazione legale dell'uomo e se sarà soggetto a detenzione in Italia.  

"Dal canto nostro - conclude Gonnella - ci mettiamo a disposizione per assicurare, nel caso ce ne fosse bisogno, la difesa a Fayiz Ahmad Yahia Suleiman".

Roma, 11/07/2016

Arrestato per due grammi di cannabis, rischia l’estradizione. Antigone si rivolge al Ministro Orlando

After-20-Years-in-Prison-Hes-Finally-FreeIn custodia cautelare in carcere per essere stato trovato con meno di due grammi di cannabis in Ucraina e una richiesta di estradizione verso quel paese. È l’assurda vicenda in cui è incorso un giovane cittadino della Repubblica Ceca attualmente in vacanza in Italia.  

Il tutto ha inizio nel settembre del 2013 quando l’uomo stava attraversando il confine ungherese diretto in Ucraina. Fermato è stato trovato con 1,9 grammi di cannabis e denunciato per traffico di droga, condanna per la quale in Ucraina è prevista una pena massima di 10 anni. “Gravità del reato e dell’entità della pena irrogabile” come scritto nella convalida dell’arresto per il quale la custodia cautelare in carcere sembra una “misura idonea a garantire la consegna allo stato richiedente”, ritenendo che “non si prefigurano ragioni plausibili per ritenere che la preannunziata domanda di estradizione dell’arrestato non possa trovare accoglimento”.  

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