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StopOpg ha visitato le Rems in Emilia Romagna: tappa a Casale dei Mezzani (Parma) e alla Casa degli Svizzeri (Bologna)

stop-opg1Dalle visite e dai colloqui con gli operatori, sia a Bologna che a Casale dei Mezzani, emerge con chiarezza che il ruolo delle Rems - e quindi della misura di sicurezza detentiva - deve divenire residuale rispetto ai progetti di cura e riabilitazione da svolgersi nel circuito del servizi di salute mentale territoriali (proprio come indica la Legge 81/2014).

Il 14 gennaio 2016 una delegazione del comitato nazionale stopOpg ha visitato le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza REMS  (le strutture previste dalla legge 9/2012 per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG) dell’Emilia Romagna a Casale dei Mezzani e a Bologna. Le tappe in Emilia seguono  le visite alle Rems in Friuli Venezia Giulia, Campania e Lazio (vedi Report 30 novembre, 3 e 4. Dicembre 2015).

A questo link proponiamo un bilancio, sintetico e generale, su quanto visto, su quanto emerso dalla discussione con gli operatori e dall'incontro con le persone internate nelle due Rems visitate in Emilia Romagna.

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Depenalizzazione della cannabis. Il provvedimento non avrà alcun impatto su carceri e vite. Bisogna depenalizzare la coltivazione per uso personale

cannabis-675-275Antigone/Depenalizzazione cannabis: il provvedimento non avrà alcun impatto su carceri e vite. Bisogna depenalizzare la coltivazione per uso personale  

È stato approvato stamattina il “pacchetto depenalizzazione” che, tra le varie misure, prevedeva anche la coltivazione di cannabis a scopo terapeutico, provvedimento al centro del dibattito negli scorsi giorni. 
Tuttavia questa depenalizzazione interessa solo la violazione dell’autorizzazione alla coltivazione a scopo scientifico o per la produzione di farmaci a base di cannabis. Non avrà quindi alcun impatto sulla condizione delle carceri né, tantomeno, su quella delle tante persone che si curano già oggi con la cannabis terapeutica, autocoltivandola, con tutte le conseguenze penali del caso, come ci raccontano storie di attualità.    

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G8 di Genova, il governo propone risarcimento per Bolzaneto. A quando una legge sulla tortura?

tortura-g8-bolzanetoLo scorso 23 novembre lo Stato italiano ha offerto 45.000 euro ciascuno a due detenuti che, con l’aiuto di Antigone e di Amnesty International, erano ricorsi alla Corte di Strasburgo per non aver avuto giustizia in Italia riguardo alle violenze brutali da loro subite in anni passati nel carcere di Asti. Oggi il governo torna a offrire la stessa cifra per il medesimo motivo, una compensazione amichevole che chiuda la questione ed eviti di arrivare a una sentenza europea.  

Come si trattasse di zucchine o patate: 45.000 euro al chilo per un po’ di tortura a buon mercato. Adesso questo denaro il ministero degli Esteri lo offre alle vittime delle violenze commesse durante il G8 genovese del 2001 nella caserma di Bolzaneto, che sono ricorse a Strasburgo ancora per l’incapacità italiana di punire i torturatori. Un evento che ha segnato la storia d’Italia, quella ‘macelleria messicana’ che ha scosso il mondo, sottratta alla giustizia e alla pubblicità dei tribunali e trattata a suon di compravendita.

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Antigone traduce le Mandela Rules in italiano

robben-island-with-a-life-sentence-for-treason-for-his-participation-in-the-african-national-congress-anc-in-1964-19-y-robben-island-and-the-rest-in-pollsmoo-620x264"Abbiamo voluto tradurre le nuove regole penitenziarie delle Nazioni Unite dette anche Mandela Rules. Tra non molto saranno ufficialmente adottate dall'Assemblea generale Onu. Si tratta di norme non vincolanti per gli Stati membri ma ricche di standard che i governi dovranno nel tempo rispettare.

La dimensione sovranazionale aiuta quella interna a fare passi in avanti nella cultura di una pena che non sia solo punizione. Per questo è importante che siano conosciute e diffuse.

Ringraziamo Dla Piper per la traduzione delle Mandela Rules". 

Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone

Mandela Rules (in italiano)
Mandela Rules (in inglese)

Antigone/Palermo: Suicidio e tentato suicidio al carcere Pagliarelli

164347266-40aefd82-e233-4fac-85fa-3448653e27ecIl 22  dicembre u.s. all'interno del carcere Pagliarelli di Palermo si è suicidato un detenuto di 64 anni del reparto Laghi, un reparto a vigilanza dinamica.  

Il giorno successivo, durante la visita all’interno del reparto che ospita le detenute del cardinale Lorefice - che ha portato loro una parola di conforto - si è consumato un tentativo di suicidio tramite impiccagione.  

“C’è un diffuso disagio nel carcere Pagliarelli, disagio da me avvertito anche durante la visita che ho effettuato nel mese di Ottobre. Scarsissima la presenza di psicologi, pochissime ore mensili a disposizione per centinaia di detenuti" dichiara Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia.
"Non si può “archiviare” tutto con estrema semplicità e disinvoltura.Chiediamo al Ministro Orlando di avviare una indagine su quanto accade in questo carcere, partendo dai fatti odierni e dal numero dei casi di detenuti in isolamento in questo anno”, conclude Apprendi.

A Natale regala diritti

Nel 2016 Antigone compirà i suoi primi 25 anni di vita. 25 anni spesi dalla parte dei diritti.  Permettici di continuare a farlo. A Natale regala diritti, regala la tessera 2016 di Antigone.

Facendolo ci permetterai di proseguire la nostra campagna per l'introduzione del reato di tortura, di continuare a visitare tutte le carceri del paese e redigere il nostro rapporto annuale. Sosterrai la nostra trasmissione radiofonica Jailhouse Rock. E tutte le altre attività che quotidianamente svolgiamo in difesa dei diritti di tutti.

Come fare? Basta seguire questo link e compilare il modulo a nome della persona a cui si vuole regalare la tessera. La spediremo noi ai recapiti indicati. Se ci indichi un tuo indirizzo e-mail all'indirizzo segreteria[at]associazioneantigone.it provvederemo a spedirti una lettera da dare alla persona cui regalerai la tessera in attesa che questa le arrivi.

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Asti, lo Stato risarcisce i torturati ma non approva una legge che punisce la tortura

Alcuni giorni fa abbiamo dato la notizia della composizione amichevole che il Governo italiano ha offerto a due ex detenuti torturati nel carcere di Asti.

Con questa timeline ripercorriamo quella vicenda che è anche solo l'ultima, in ordine di tempo, dimostrazione di quanto è urgente approvare una legge che punisca la tortura nel nostro Paese.

Il Caso di due detenuti torturati ad Asti nel 2004 davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani: il governo pronto a risarcire le vittime

IL CASO DI DUE DETENUTI TORTURATI AD ASTI NEL 2004 DAVANTI ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI: IL GOVERNO PRONTO A RISARCIRE LE VITTIME

Amnesty International Italia e Antigone hanno accolto con soddisfazione la decisione, assunta lo scorso 23 novembre dalla Corte europea dei diritti umani di dichiarare ammissibile il ricorso di due detenuti sottoposti a torture nel carcere di Asti 11 anni fa. Lo stato italiano ha proposto una composizione amichevole di 45.000 euro per ciascuno dei due ricorrenti.
 
Il 10 dicembre 2004 due detenuti vennero denudati, condotti in celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello, razionandogli il cibo, impedendogli di dormire, insultandoli e sottoponendoli nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi. 

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Salvatore Braghini di Antigone Abruzzo, audito in V Commissione

Avv. Salvatore Braghini - pres. Antigone AbruzzoNella mattina del 19 novembre il presidente regionale dell’Ass.ne Antigone, avv. Salvatore Braghini, è intervenuto nella V Commissione del Consiglio regionale - Salute, Sicurezza sociale, Cultura, Formazione e Lavoro alla presenza del Presidente dr. Mario Olivieri e dei consiglieri presenti, al fine di illustrare le criticità rilevate durante le visite nelle carceri abruzzesi, dove ha svolto, in qualità di osservatore accreditato dal Ministero di Giustizia, un’accurata indagine sulle condizioni dei detenuti, con particolare attenzione alla verifica del sovraffollamento, delle dimensioni delle celle in ragione del numero dei detenuti, delle condizioni igienico-sanitarie, delle attività trattamentali, del sistema di vigilanza. 

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Pordenone/Antigone: Morto in carcere. Dopo tre mesi ancora non si conoscono le cause del decesso

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COMUNICATO STAMPA - Denuncia del Difensore civico di Antigone (Simona Filippi): a più di tre mesi dalla morte di Stefano Borriello ancora non si conoscono le cause cliniche del decesso
 
Il 7 agosto 2015, Stefano Borriello, un giovane di soli 29 anni, viene trasportato dal carcere di Pordenone in condizioni molto gravi all’Ospedale della città e lì, poco dopo l’arrivo, muore “per arresto cardiaco”.
 
Da subito, la madre di Stefano chiede con fermezza quali siano le ragioni del decesso del figlio sempre stato in ottime condizioni di salute mentre la Procura apre un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Sembra che Stefano stesse male già da qualche giorno prima della morte.
 
In questi mesi, il Difensore civico dell’associazione ha seguito il caso con molta determinazione. Dalla visita effettuata dagli osservatori dell’Associazione, è emerso che all’interno del carcere di Pordenone il servizio medico non è garantito h24 ma soltanto sino alle ore 21.00, che esiste una unica infermeria per tutto il carcere e che non ci sono defribillatori nella sezione.
 
Ad oggi, trascorsi più di tre mesi da questa terribile morte, ancora non se ne conoscono le cause: i periti nominati dalla Procura per riferire in merito alle “cause della morte” e ad “eventuali lesioni interne o esterne”, ancora non hanno consegnato la relazione. Le ragioni della morte di Stefano sono ad oggi assolutamente incomprensibili. Ancora un altro grande dolore per i genitori. Il Difensore civico insiste, con tutta la forza di chi da anni segue casi di persone morte all’interno delle carceri, affinché le indagini arrivino a risultati certi rispetto ad eventuali responsabilità e che da subito vengano finalmente rese note le cause cliniche che hanno portato alla morte di Stefano.
 
Roma, 23/11/2015
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