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Caso Battisti: il video di Bonafede, un cattivo esempio pubblico di legalità

bonafede-alfonso-battisti-c-imagoeconomicadi Patrizio Gonnella da il manifesto del 17 gennaio 2019

Era la vigilia di Natale del 1992, e non era ancora stato arrestato Totò Riina, quando fu introdotta nell’ordinamento penitenziario la seguente norma: «Nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità, nonché per evitare ad essi inutili disagi». 

«L’inosservanza della presente disposizione costituisce comportamento valutabile ai fini disciplinari». Qualche mese prima era stato ammazzato Paolo Borsellino. Il parlamento però sentì la necessità di spiegare agli agenti di Polizia Penitenziaria, il cui Corpo era stato smilitarizzato da un paio di anni, e ai direttori di carcere che il corpo e il volto del reo non potevano in nessuna circostanza essere oggetto di curiosità pubblica. Molti di noi avevano ancora bene in mente le immagini di Enzo Tortora, condotto in carcere in manette da due Carabinieri. Immagini che lesero la sua e la nostra dignità. 

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Carceri, che anno è stato il 2018? Lo ripercorriamo con i nostri dati

Corridoio carcereL'aumento dei suicidi, la crescita del sovraffollamento, ed una "riformina" dell'ordinamento penitenziario. Sono questi alcuni dei tratti salienti che hanno caratterizzato il 2018 per quanto riguarda il sistema carcerario italiano. 

Al 30 novembre, dopo 5 anni, i detenuti sono tornati ad essere oltre 60.000, con un aumento di circa 2.500 unità rispetto alla fine del 2017. Con una capienza complessiva del sistema penitenziario di circa 50.500 posti, attualmente ci sono circa 10.000 persone oltre la capienza regolamentare, per un tasso di affollamento del 118,6%. Il sovraffollamento è però molto disomogeneo nel paese. Al momento la regione più affollata è la Puglia, con un tasso del 161%, seguita dalla Lombardia con il 137%. Se poi si guarda ai singoli istituti, in molti (Taranto, Brescia, Como) è stata raggiunta o superata la soglia del 200%, numeri non molto diversi da quelli che si registravano ai tempi della condanna della CEDU.

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Pistola taser alla polizia locale. Antigone scrive ai sindaci per chiedergli di opporsi

Taser polizia localeIl recente DL Salvini ha introdotto la possibilità per i comuni italiani oltre i 100.000 abitanti di dotare gli agenti di polizia locale di pistole Taser. Un provvedimento contro il quale ci stiamo opponendo. Abbiamo infatti scritto ai consigli comunali e i sindaci delle città più grandi proponendo un ordine del giorno con il quale le stesse si impegnino a non adottare quest’arma.   

"Da settembre in dodici città italiane era partita la sperimentazione dell’arma che oggi anche i corpi di polizia locale dei comuni potranno utilizzare. Un'arma pericolosa - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - soprattutto su quei soggetti affetti da problemi cardiaci e/o disturbi neurologici e su donne in stato di gravidanza, e che nella pratica viene utilizzata al posto dei manganelli e non delle armi da fuoco". 

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Aumentano i suicidi in carcere, come prevenire

8196430273 ed1ae333e8 oVi è una crescita in termini assoluti, ma soprattutto in termini percentuali: mentre nel 2015 si è suicidato un detenuto ogni 1.200, nel 2018 il rapporto è diventato pari a uno su 900. I dati dicono inoltre che dietro le sbarre ci si ammazza circa venti volte di più che nella vita libera

di Patrizio Gonnella da il manifesto del 23 dicembre 2018

Nelle ultime ore ci sono stati due suicidi in carcere, uno a Messina e l’altro a Trento. Tra i detenuti che negli ultimi mesi si sono ammazzati ci sono anche un giovane senegalese e uno tunisino. Il primo si è suicidato qualche giorno fa nel carcere di Pisa, il secondo a settembre in quello di Civitavecchia. Il giovane senegalese era dentro da circa un mese in custodia cautelare per violazione della legge sugli stupefacenti; pare avesse una qualche forma di disagio comportamentale. Il ragazzo tunisino aveva venticinque anni. Si è ammazzato nell’istituto di Civitavecchia proveniente da quello romano di Regina Coeli. Da lui abbiamo ricevuto una lettera dopo avere saputo della sua morte; ne abbiamo informato le autorità inquirenti.

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Carceri. Affettività, isolamento, telefonate. Antigone presenta una proposta di legge per prevenire i suicidi

suicidi in carcereQuest'anno, fino ad oggi, sono stati 63 i suicidi nelle carceri italiane. Un numero così alto non si registrava dal 2011, quando furono 66. Erano stati 53 lo scorso anno, 45 nel 2016, e si erano fermati a 43 nel 2015. Vi è una crescita in termini assoluti e percentuali; mentre nel 2015 si è suicidato un detenuto ogni 1200 detenuti presenti, nel 2018 se ne è suicidato uno ogni 950. Il tasso di suicidi nelle persone libere è pari a 6 persone ogni 100mila residenti. In carcere ci si ammazza diciannove volte in più che nella vita libera.

Benché i suicidi dipendano da cause personali che non è possibile generalizzare, è facile immaginare come le condizioni di detenzione possano contribuire al compimento di questo atto estremo. "Più cresce il numero dei detenuti - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - più alto è il rischio che essi siano resi anonimi. L’alto numero delle persone recluse aumenta il rischio che nessuno si accorga della loro disperazione, visto che lo staff penitenziario non cresce di pari passo, anzi. I suicidi non si prevengono attraverso pratiche penitenziarie (celle disadorne o controlli estenuanti) che alimentano disperazione e conflitti. Né si prevengono prendendosela con il capro espiatorio di turno (di solito un poliziotto accusato di non sorvegliare il detenuto in modo asfissiante). Va prevenuta la voglia di suicidarsi più che il suicidio in senso materiale". 

"La prevenzione dei suicidi - prosegue Gonnella - richiede l’approvazione di norme che assicurino maggiori contatti con l’esterno e con le persone più care, nonché un minore isolamento affettivo, sociale e sensoriale. Il carcere deve riprodurre la vita normale. Nella vita normale - sottolinea il presidente di Antigone - si incontrano persone, si hanno rapporti affettivi ed intimi, si telefona, si parla, non si sta mai soli per troppo tempo".   

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Dalla parte dei diritti. Campagna tesseramento 2019

Campagna tesseramento Antigone 2019

  

E' un periodo difficile per tutti.  
Assistiamo a un restringimento drammatico degli spazi di democrazia e a un attacco senza precedenti alle associazioni e a chi crede nei diritti umani. 

Negli ultimi mesi ci siamo opposti con forza al decreto sicurezza, alla proposta di legge sulla legittima difesa, al taser in dotazione a tutti. Da qualche settimana è entrata in vigore la riforma penitenziaria. Non è quella per cui abbiamo lottato ma ne monitoreremo comunque l'applicazione. 

All'odio non risponderemo mai con l'odio. Alle fake news non risponderemo mai con le fake news. Continueremo a offrire il nostro punto di vista sulla pena, continueremo a raccontare quello che accade nelle carceri e a metterci a disposizione dei più deboli. 

Il pensiero garantista non è mai stato un pensiero di maggioranza. 
Questo però è un momento in cui è importante il sostegno popolare. Per questo vi chiediamo di aiutarci, di renderci sempre più indipendenti, di permetterci di raggiungere il record di iscritti nella nostra storia.  Proprio oggi, sì, nel momento più difficile. Se non ora quando? 

Iscriviti alla nostra associazione contro la retorica della pena come vendetta.
Patrizio Gonnella, presidente Antigone

Puoi iscriverti seguendo le istruzioni riportate a questo link, oppure contattando una delle nostre sedi regionali.

L’internamento di massa, strategia del capitale

Carcere e fabbricaScaffale. A più di 40 anni dalla sua prima edizione, torna un classico della letteratura sociologica, «Carcere e fabbrica» di Dario Melossi e Massimo Pavarini, edito dal Mulino

di Patrizio Gonnella da il manifesto 30/10/2018

C’è più di un modo per interpretare la crisi della democrazia e dello stato di diritto in cui siamo precipitati. Ci si può affidare a modelli economici, a tecnicalità giuridiche, ad approfondimenti geo-politici oppure leggere (o rileggere) uno straordinario classico della letteratura sociologia e penologica contemporanea quale è Carcere e fabbrica di Dario Melossi e Massimo Pavarini (Il Mulino, pp.336, euro 15). A tre anni dalla scomparsa di Massimo Pavarini, e a più di quaranta dalla prima edizione del saggio risalente all’oramai lontano 1977, il volume arriva nelle librerie, nelle università e nelle biblioteche italiane in un momento nel quale abbiamo eccezionalmente bisogno di strumenti critici approfonditi di analisi. Nella postfazione, lo stesso Massimo Pavarini scrive che «Carcere e fabbrica appartiene a quel movimento revisionista che legge il carcere e la cultura correzionalistica come necessità della modernità». 

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Con il taser in carcere si torna agli anni Settanta

pistola taserdi Patrizio Gonnella (presidente Antigone) e Riccardo De Vito (presidente Magistratura Democratica) da il manifesto del 28 ottobre 2018

Il Sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone ha annunciato – in un post su Facebook ripreso dalle agenzie di stampa – di concordare con il Ministro Alfonso Bonafede sull’apertura al taser per la Polizia Penitenziaria, sostenendo la necessità di dotare, in via sperimentale, gli Istituti di pena di questo strumento di deterrenza. Aspettiamo di conoscere la posizione ufficiale del Ministro, ma auspichiamo davvero che si prendano le distanze da questa idea pericolosa e controproducente. Il sistema penitenziario non si può governare con le armi. L’introduzione della pistola elettrica nelle carceri – in spregio al disposto dell’ultimo comma dell’art. 41 dell’ordinamento penitenziario, in base al quale gli agenti in servizio nell’interno degli istituti non possono portare armi se non nei casi eccezionali in cui ciò venga ordinato dal direttore – riporterebbe il carcere ad essere quel luogo violento, conflittuale e non conforme a Costituzione che il nostro Paese ha conosciuto fino a prima della riforma penitenziaria del 1975. Un carcere ben diretto, con un clima sereno al proprio interno, con un trattamento aperto, occasioni di intrattenimento, di formazione, di istruzione, di informazione riduce i tassi di conflittualità ben di più che qualche scarica di elettroshock.

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LEGITTIMA DIFESA. Oltre 27mila persone firmano la petizione di Antigone per dire no al Far West in Italia

Oggi inizia dal Senato l'iter Parlamentare della proposta di legge sull'allargamento del regime della legittima difesa. 
"Una legge manifesto - secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - che si fonda sull’assenza totale di bisogni reali di prevenzione criminale e che metterebbe a rischio la sicurezza, attaccando principi giuridici consolidati del nostro ordinamento, intaccando il monopolio dell’uso della forza da parte delle Forze di Polizia, e che vorrebbe mettere il bavaglio ai giudici". 

"Oggi i dati degli omicidi - sostiene Gonnella - sono ai minimi storici e incentivare il possesso e l'utilizzo delle armi non farà altro che far aumentare il numero dei morti nel nostro paese. Inoltre anche i numeri delle rapine sono incomparabilmente minori rispetto a quelle dei furti in casa. La differenza tra le due è appunto l'uso della violenza".

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Progetto SAVE. Un documento sulla legislazione europea che protegge le vittime

Progetto SaveNei giorni scorsi siamo stati a Timisoara a discutere di possibili azioni di mediazione a sostegno delle vittime. In carcere e fuori è importante che si sostenga chi ne ha bisogno, per via del reato subito e perché in condizioni di vulnerabilità. Lo abbiamo fatto nell'ambito del progetto SAVE per il quale è stato elaborato un'utile documento sulla legislazione europea che protegge le vittime (potete leggerlo qui).

Il progetto SAVE (Supporting Actions for Victims of crime), di cui Antigone è partner, e a cui partecipano anche l'associazione A buon diritto, la Cooperativa Sociale CRISI (Cooperativa Sociale - Centro ricerche interventi sullo stress interpersonale), l'associazione portoghese Animam Viventem e l'organizzazione rumena MISIT, (entrambe esperte in mediazione penale) è finanziato dalla DG Justice della Commissione Europea e ha una durata di 24 mesi. L'apporto specifico di Antigone consiste in particolar modo nella condivisione della conoscenza del sistema penitenziario dei bisogni dei soggetti più vulnerabili del sistema penale.

Tra gli obiettivi del progetto vi sono la condivisione della conoscenza e delle buone pratiche in materia dei diritti delle vittime; la creazione di un modello di servizi di assistenza alle vittime e più in generale l'implementazione della direttiva 2012/29/EU, che stabilisce standard minimi sui diritti delle vittime e sul sostegno la protezione che è necessario apportare loro.

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