Italian Chinese (Simplified) English French German Spanish

Ergastolo ostativo: per la Cedu è una violazione dei diritti umani, e invita l'Italia a rivederne l'istituto

Poggioreale"Sull'ergastolo ostativo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, nel caso Viola, ha preso una decisione di grande rilievo stabilendo che la dignità umana viene prima, sempre". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, che ha sottoscritto l'amicus curiae presentato dall'Università di Milano (primo firmatario prof. Davide Galliani) a sostegno della tesi della incompatibilità dell'ergastolo ostativo con le norme convenzionali.

La pena dell'ergastolo senza prospettiva di rilascio, ha stabilito dunque la Corte di Strasburgo, è violativa dell'articolo 3 della Convenzione europea nella parte che proibisce i trattamenti crudeli, inumani o degradanti. 

"La dignità umana è un bene che non si perde mai - proseuge Gonnella. La Corte ribadisce un principio che i più grandi giuristi italiani avevano già espresso, ossia che sono inaccettabili gli automatismi (assenza di collaborazione) che precludono l'accesso ai benefici. Una persona che dia prova di partecipazione all'opera di risocializzazione deve avere sempre una prospettiva possibile di libertà. Ci auguriamo - conclude il presidente di Antigone - che il legislatore tenga conto di questa sentenza modificando le norme penitenziarie e i suoi inaccettabili automatismi".

La sicurezza del Salvini bis

polizia manifestazionedi Giuseppe Mosconi, Ordinario di Sociologia del Diritto e Presidente Antigone Veneto

Possiamo immaginare due modi contrapposti di pensare alla sicurezza. Il primo incentrato sulla risposta sostanziale ai bisogni essenziali di tutti e di ciascuno, sulla affermazione e tutela dei diritti fondamentali, sulla condivisione, il dialogo, il reciproco riconoscimento rispetto. Il secondo inteso come difesa da qualcuno, inteso o come “altro pericoloso”, dalla minaccia dallo stesso rappresentata alla nostra sfera fisico/patrimoniale, o semplicemente al senso diffuso della normalità quotidiana, ai nostri modi di vivere e di relazione. E’ evidente che il modello di gran lunga prevalente in tutte le politiche di sicurezza degli ultimi decenni è incentrato su questo secondo tipo. Centinaia di disposizioni si sono dispiegate in vari modi e con discutibili risultati nel proteggerci dal pericolo più o meno presunto di varie rappresentazioni dell’“Altro”. Incentivando il paradosso per cui tanto più condividiamo il senso di insicurezza, tanto più ci sentiamo sicuri.

Leggi tutto...

Violenze verso i detenuti al carcere di Ivrea: il GIP dispone nuove indagini

carcere ivrea conferenza stampaLo scorso 5 giugno si è tenuta al tribunale di Ivrea l'udienza in merito ad un’azione repressiva che sarebbe avvenuta ai danni di un detenuto nell’ottobre 2015. Il relativo procedimento penale è pendente nei confronti di due agenti e fermo alla fase delle indagini preliminari. La procura aveva richiesto l'archiviazione del procedimento e, a questa, noi ci eravamo opposti Antigone insieme al Garante comunale dei diritti dei detenuti. 

Durante l'udienza il giudice aveva annunciato che entro cinque giorni avrebbe comunicato la sua decisione che, tuttavia, è arrivata prima. Sciogliendo la riserva infatti il GIP harigettato la richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini per un periodo di tre mesi. 

"Siamo soddisfatti di questa decisione - ha commentato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Ci auguriamo che da questo ulteriore approfondimento investigativo emerga con chiarezza quanto avvenuto all'interno dell'istituto piemontese e le eventuali responsabilità".

Il 4 giugno ad Ivrea si era tenuta una conferenza stampa dove il nostro avvocato Simona Filippi, che segue il caso per Antigone, aveva illustrato nel dettaglio il caso e, insieme alle osservatrici del Piemonte Perla Allegri e Benedetta Perego, avevano offerto un ampio sguardo sulla situazione del carcere eporediese.

Il processo sommario di Matteo Salvini e la giustizia reale

Salvini legittima difesadi Patrizio Gonnella da il manifesto dell'8 giugno 2019

Un fatto di cronaca non dovrebbe mai essere commentato da esponenti delle istituzioni nell’immediatezza degli avvenimenti. Ogni commento è sempre intrusivo rispetto al libero ed indipendente convincimento da parte dei giudici. 

Tanto più se questo commento giunge da chi riveste rilevanti incarichi governativi. Il ministro Salvini ha espresso solidarietà al tabaccaio di Pavone Canavese che ha sparato ammazzando colui che lo stava probabilmente derubando o rapinando. Seppur con modalità meno truci rispetto ad altre occasioni, il ministro ha voluto comunque esprimersi su un tragico episodio di cronaca, non attendendo le ricostruzioni della procura e affermando che lui è sempre dalla parte di chi si difende.  Era il 21 febbraio del 2001 quando a Novi Ligure, a circa un’ora di auto da Pavone Canavese, furono trovati morti ammazzati in casa una donna con suo figlio undicenne. Gli stessi giovanissimi e italianissimi autori del delitto, sperando di farla franca, attribuirono la colpa agli albanesi, contro i quali si aprì una caccia all’uomo, giornalistica e politica. Tacere è sempre meglio, sia nel rispetto dei morti, sia nel rispetto delle indagini della magistratura, sia per evitare figuracce. La ricostruzione nel tempo dei fatti di cronaca può condurre a sorprese inaspettate. 

Leggi tutto...

[CALL FOR PAPER] ‘A tutto campo’: ricerche, intrecci, riflessioni su sport e criminalità

calcio ipm bariGuardare allo sport, alla sua organizzazione, ai fenomeni che a vario titolo intersecano questo ambito di vita sociale, ha l’indubbio vantaggio di vedere all’opera, potremmo dire quasi in laboratorio, le dinamiche che in senso più generale attraversano la società. Nella forma moderna di sport che si è istituzionalizzata nel Novecento, è possibile distinguere nettamente gli stessi processi che hanno contraddistinto la società fordista e tardo fordista: secolarizzazione, eguaglianza (in senso almeno formale), specializzazione, razionalizzazione, organizzazione burocratica, quantificazione e mito della performance (Gutmann, 1978). Lo sport rappresenta in questo senso un’arena di comportamenti, strutture e relazioni tale da costituire un’occasione unica per studiare la complessità della vita sociale. Scelte individuali o organizzative, dinamiche di gruppo, decisioni, legami sociali, processi di socializzazione, comportamenti devianti, subculture, sono alcune delle questioni che possono costituire il focus di analisi sociologica dello sport (Frey & Eitzen, 1991). Come fenomeno prodotto dalla fase matura della modernità, lo sport rappresenta un campo (Bourdieu, 1979), un ambito sociale dotato di forti strutture di senso e di significato, un fatto sociale totale Russo (2004), le cui implicazioni vanno dalla sfera giuridica, a quella medica, a quella economica, da quella politica a quella scientifica.

Leggi tutto...

Indipendenza della Catalogna. Le nostre impressione sul processo di Madrid

Processo catalano AntigoneNegli scorsi giorni siamo stati nuovamente a Madrid per assistere, come osservatori internazionali (invitati dalla piattaforma International Trial Watch), al processo che vede imputati alcuni leader indipendentisti catalani, membri del Governo della regione e della società civile, in riferimento al referendum sull'indipendenza della Catalogna.

Il nostro obiettivo era il monitoraggio del rispetto di diritti e garanzie in un procedimento penale particolarmente delicato. Non si tratta dunque di affrontare la questione dell'indipendenza, su cui non abbiamo alcuna competenza. Il nostro lavoro ha fatto seguito a quello di febbraio (di cui abbiamo parlato qui).  L'udienza ha avuto luogo pochi giorni dopo la pubblicazione, da parte del Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria (che fa capo al Comitato per i diritti umani dell'Onu), di un documento (che potete leggere interamente a questo link) in cui si condanna il ricorso alla detenzione preventiva nei confronti di gran parte degli imputati, che si trovano in carcere, in custodia cautelare, da oltre un anno e mezzo. In tutte le più importanti fonti giuridiche il ricorso a tale misura è previsto come extrema ratio, ove non sia possibile ricorrere a misure meno afflittive. Ciò al fine di evitare il rischio che tale strumento si trasformi in una pena anticipata o in un indebito strumento di pressione. Nel caso in questione, basti dire che per evitare il rischio di reiterazione del reato sarebbe stato sufficiente inibire dalle funzioni pubbliche gli imputati che avevano incarichi istituzionali.

Leggi tutto...

Il carcere è un pezzo di città. Antigone in carcere con i sindaci italiani

Visita carcere Torino - AppendinoIl carcere è un pezzo di città. E' questa la campagna promossa da Antigone che punta ad includere anche i sindaci nell'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario, vale a dire tra quelle autorità cui la legge riconosce il diritto a visitare gli istituti di pena. 

Per promuovere la campagna Antigone ha scritto ad alcuni sindaci italiani chiedendo la loro disponibilità a visitare insieme le carceri delle loro rispettive città. Sono diversi i primi cittadini ad aver risposto e nei giorni scorsi si sono tenute le prime visite a Livorno, con il sindaco Filippo Nogarin e a Torino con la sindaca Chiara Appendino, con i quali sono stati visitati rispettivamente gli istituti "Le Sughere" e "Lorusso-Cotugno". 

Quando carcere e territorio comunicano fra loro, quando esistono dei trasporti che non isolano gli istituti di pena ma che consentono a familiari e volontari di recarvisi facilmente, quando i cittadini si rendono conto che il carcere è un pezzo di città, quando sul territorio esistono servizi territoriali adeguati, aumentano le chances che la pena non sia solo un momento di esclusione. Il reinserimento abbatte la recidiva. Il reinserimento sociale è sicurezza.

Settanta anni fa Piero Calamandrei scriveva che bisogna aver visto. Bisogna aver visto per comprendere cosa significa la privazione della libertà e quale sia la composizione delle nostre carceri. Ma bisogna aver visto anche per trovare soluzioni concrete che diano effettività alla funzione che la Costituzione assegna alla pena. Il carcere non è un mondo a parte. Riflette, in tutto o in parte, la complessità e le problematiche di un territorio. Molti Comuni sono già impegnati in attività meritorie. Il nostro obiettivo è avvicinare il carcere alla società, contribuire alla sua non rimozione. Per questo è importante che i sindaci siano i primi a potersi interessare, e a poter essere messi nelle condizioni di farlo, a cosa avviene in questo loro pezzo di città.

Milano è una città no taser. Dopo Palermo e Torino anche il capoluogo lombardo vota l'odg promosso da Antigone

Milano notaserIeri il Comune di Milano ha approvato l'ordine del giorno promosso da Antigone contro la dotazione del taser al corpo di Polizia Locale. Una possibilità introdotta dal Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione per le città con oltre 100.000 abitanti.  Milano diventa così la terza città dopo Palermo e Torino ad approvare un ordine del giorno in tal senso. 

“Nelle settimane successive all’approvazione del DL Salvini – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - abbiamo inviato a tutti i sindaci e i consiglieri delle città con oltre 100.000 abitanti una proposta di ordine del giorno affinché non si dotassero gli agenti della polizia locale di quest’arma potenzialmente letale, come ci dimostrano le esperienze dei paesi dove è già in uso”. 

A Milano questa proposta è stata raccolta dalla consigliera di Milano Progressista Anita Pirovano e condivisa dalla maggioranza e dal sindaco Belle Sala. Alla fine i voti a favore sono stati 22 sui 27 presenti al momento della votazione.

“Ringraziamo la consigliera Pirovano, il sindaco Sala e tutta la maggioranza consigliare. Siamo felici che Milano abbia deciso di essere una città no taser – dice ancora Gonnella. Ci auguriamo che anche le altre città seguano questo esempio e, ancor di più, che questo sia un segnale affinché sul taser in dotazione alle altre forze dell'ordine si possa tornare presto indietro. Certamente un segnale importante dalle grandi città italiane sta arrivando, anche in vista della possibile discussione del decreto sicurezza bis" conclude il presidente di Antigone.   

Il dissenso di piazza nelle mani del «superprefetto» Salvini

decreto-sicurezza-2Il ministro dell'inferno. Nel decreto sicurezza bis oltre all’attacco alle ong si «criminalizzano» anche le proteste.
di Patrizio Gonnella da il manifesto del 23 maggio 2019

Migranti, organizzazioni non governative, oppositori di varia natura sono ancora una volta usati come scudi elettorali. Il cosiddetto decreto sicurezza-bis di Salvini è palesemente fuori dalla ragionevolezza costituzionale. L’obiettivo esplicito è quello di concentrare una somma di poteri nelle mani di un solo ministro, guarda caso quello dell’interno. Nella bozza di decreto-legge che circola si sommano vizi formali e vizi sostanziali nel nome di una disumanità a cui oramai troppi si stanno abituando. 

Il testo è in primo luogo palesemente carente dei presupposti che giustificano la decretazione d’urgenza. Ad esempio il calo degli indici di delittuosità, così come certificato dallo stesso ministro dell’interno, non legittima un’ulteriore stretta penale. La corte costituzionale ha inoltre più volte affermato che è illegittimo giustapporre in modo scriteriato norme disomogenee. Nel decreto sicurezza-bis sono state inserite norme amministrative contro chi soccorre vite in pericolo, norme che criminalizzano il dissenso, norme che cambiano l’organizzazione interna allo Stato, norme che modificano l’organizzazione giudiziaria allo scopo di sottrarsi al giudice naturale precostituito per legge, norme che sottraggono competenze ai ministeri della giustizia e dei trasporti per affidarle pericolosamente al ministero dell’interno, norme che riguardano le prossime Universiadi. 

Leggi tutto...

Decreto sicurezza-bis. Antigone scrive a Conte: "preoccupati per l'ulteriore compressione dei diritti. Il Premier lo blocchi"

Dec sic bis fb"Il sistema giuridico e i diritti, per loro intrinseca natura, non possono essere continuamente intaccati sulla base di presunte ed indimostrate emergenze criminali e sociali". E' quanto si legge nella lettera che l'associazione Antigone ha indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per richiamare l'attenzione sull'ulteriore compressione dei diritti e delle garanzie che il decreto sicurezza-bis, che domani sarà discusso in Consiglio dei Ministri, potrebbe produrre nell'ordinamento italiano. 

Diversi sono i motivi di preoccupazione che Antigone ha riscontrato nel testo del decreto.  Innanzitutto riguardo al ricorso allo strumento della decretazione d'urgenza. "Più volte - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - abbiamo sentito il ministro degli Interni vantarsi pubblicamente della riduzione del numero di flussi di migranti o del calo degli indici di delittuosità. Questo fa cadere la straordinarietà ed urgenza che giustifichi l’adozione di un decreto-legge che va ad intervenire su quei terreni". 

Ad essere evidenziato inoltre è come il decreto difetti di omogeneità, un criterio che la Corte Costituzionale ha ritenuto necessario per affermare la legittimità della decretazione di urgenza. Nel decreto in esame si giustappongono norme contrarie al senso di umanità in materia di immigrazione, norme in materia penale che criminalizzano il dissenso, norme che cambiano l’organizzazione interna allo Stato, norme che sottraggono competenze ai ministeri della Giustizia e dei Trasporti per affidarle pretestuosamente e pericolosamente al ministero dell’Interno, norme che riguardano le prossime Universiadi. Disomogeneità che mettono a rischio la costituzionalità del decreto, anche alla luce dei precedenti giurisprudenziali, ed in particolare della sentenza n.32 del 2014. 

Leggi tutto...

Iscriviti alla newsletter
Acconsento al trattamento dei miei dati personali

Dona il 5x1000
AntigoneCinquePerMille

Sostieni Antigone
con una donazione

bottone mappatura