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Casa Circondariale di Mantova

Casa Circondariale di Mantova

Indirizzo: via Carlo Poma, 3

telefono: 0376 328829

fax: 0376 323430

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Tribunale di Sorveglianza: Brescia

Ufficio di Sorveglianza: Mantova

UEPE: Mantova

Visita effettuata il 21 dicembre 2009 dalle 12.00 alle 15.00. Incontri con il direttore dr. E. Baraniello, con l’Ispettore Capo vicecomandante del reparto di Polizia penitenziaria, con due  educatori e con il medico di guardia. 

L’organico dell’Istituto è costituito dal Direttore, da 3 educatori, 1 Psicologo ex art 80 (15 ore mensili; è presente per altre 24 ore mensili come esperto del SERT), 1 Agente di rete (presente 2 giorni a settimana occupandosi prevalentemente dei detenuti non definitivi), 1 mediatore culturale (presente un giorno a settimana e si occupa prevalentemente dei detenuti maghrebini. 

Negli uffici amministrativi operano 1 ragioniere capo, 1 contabile, 1 esperto informatico.

Gli agenti di polizia penitenziaria sono 84 (la pianta organica ne prevede 87) di cui 14 distaccati, fra cui, da anni, il Commissario. Il reparto è al comando di un Ispettore capo; 13 delle 70 unità effettive costituiscono il nucleo traduzioni. Il rapporto agenti/detenuti (70/210) è 0.33, uno tra i più bassi della Lombardia che presenta (fonte sindacale) un valore medio 0.46 (0.58 quello nazionale).

L’Istituto ha capienza regolamentare di 119 posti e una capienza tollerabile di 180 posti. Al 21 dicembre 2009 i detenuti presenti sono 210 (di cui 11 donne). 

Il sovraffollamento è quindi al 176,5% della capienza regolamentare e al 116,6% della capienza tollerabile. 

Stato giuridico dei detenuti:

Attesa di primo giudizio:      66 (31% del totale)

Appellanti                         38 (18%        “      )

Ricorrenti                         28 (13%         “     )

Definitivi                          78 (37%         “     )

I detenuti stranieri sono 112 (53,3% del totale). Le principali nazionalità di provenienza sono Marocco (31), Romania (13), Albania (8), Tunisia (7), Nigeria (4), Egitto (3), Cina (2), Algeria (2).

I giovani adulti sono 29 (13,8 % del totale dei detenuti) di cui 20 stranieri (70% del totale dei giovani adulti) e 9 italiani..

Il Presidio sanitario dipende ora dall’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova che ha individuato nel dott. A. Calogero (primario psichiatra, direttore dell’OPG di Castiglione delle Siviere) la figura di supervisione e di raccordo tra l’Azienda e il presidio carcerario. Nel passaggio al SSN tutto il personale precedentemente in servizio è stato mantenuto e si è avuta anzi una risorsa infermieristica aggiuntiva. Sono tuttora in corso le verifiche sulla idoneità dei locali e sulla loro messa a norma. L’approvvigionamento di farmaci non presenta problemi particolari. 

Il personale del presidio è costituito da:

1 Dirigente sanitario, presente in Istituto dalle 09.00 alle 12.00; 

4 medici che assicurano la guardia medica per 10 ore al giorno, dalle 13.00 alle 23.00 (dalle 09.00 alle 12.00 è in servizio il Dirigente sanitario). Per le emergenze notturne  (evento piuttosto raro) ci si rivolge alla guardia medica ospedaliera. 

2 infermieri professionali e 1 infermiera di supporto. 

Sono assicurate inoltre prestazioni specialistiche da parte di uno psichiatra (1-2 volte a settimana) un odontoiatra (un giorno a settimana), un infettivologo (un giorno al mese), un medico del lavoro (a chiamata; il medico del lavoro è retribuito sullo stesso capitolo di spesa delle mercedi dei detenuti).

Il 50% circa dei detenuti è “tossicodipendente” (al di là della formale presa in carico da parte del SERT (Asl di Mantova) che svolge attività in Istituto con un organico costituito da 1 medico, 1 assistente sociale, 1 psicologo (24 ore mensile), 1 infermiere.

 Il trattamento metadonico riguarda in alcuni momenti anche 10 detenuti tossicodipendenti. Da 2 a 4 i sieropositivi, trattati con antiretrovirali. 

Fra le patologie più diffuse da segnalare l’epatite C (circa il 20% del totale): si interviene anche con interferone ma scontrandosi con il problema della continuità terapeutica a dimissione avvenuta. In percentuale inferiore, ma comunque consistente, la presenza di epatite B, spesso in co-occorrenza con la C. Circa 10 sono i casi di ipertensione e altrettanti di diabete. 

Assai frequenti le sindromi emorroidarie. I problemi odontoiatrici riguardano l’80% dei detenuti. Frequenti i traumi connessi alle attività sportive. Nel caso di patologie cardiologiche si tende a indirizzare i detenuti che ne soffrono verso gli istituti meglio attrezzati e che abbiano una copertura della guardia medica sulle 24 ore. 

Per quanto riguarda il disagio psichico si registra una significativa incidenza dei disturbi d’ansia con insonnia; non infrequente la presenza di detenuti psicotici. 

Attualmente sono circa 40 i detenuti che assumono benzodiazepine (in particolare Minias e Rivotril) e circa 10 quelli che assumono antidepressivi (su prescrizione dello psichiatra). Nell’arco della giornata (3 somministrazioni) alcuni detenuti possono arrivare a superare le 100 “gocce”. 

Tra i farmaci maggiormente utilizzati, gli antinfiammatori, gli antipiretici, i gastroprotettori. 

I farmaci sono somministrati a vista dagli infermieri nei reparti. Durante il giro del mattino l’infermiere raccoglie anche le richieste di visita medica da effettuarsi in infermeria, che comunque non offre spazi di degenza.

Eventi critici.

Malgrado il forte sovraffollamento, gli eventi critici si mantengono complessivamente di livello modesto. L’autolesionismo, fenomeno relativo soprattutto ai detenuti stranieri, ha sempre avuto forme non gravi. Gli scioperi della fame, sempre fra i detenuti giudicabili e per “motivi di giustizia”, raramente hanno raggiunto la settimana. Nel corso del 2009 non si segnalano risse gravi con ferimenti, né aggressioni al personale. Rari i casi di danneggiamento. 

È stata messa in atto di recente una manifestazione di protesta con battitura. Oggetto della protesta le forniture del tutto insufficienti di detersivi per l’igiene dei locali, di carta igienica (assegnata in quantità irrisorie), sapone ecc. La fondatezza delle lamentele è confermata dagli stessi operatori che sottolineano per primi la serietà del problema. 

Struttura

L’Istituto, uno dei più vecchi della Lombardia, è situato nel centro della città: dalla stazione ferroviaria lo si raggiunge a piedi in una quindicina di minuti. 

Già il muro di cinta contribuisce a presentare il quadro problematico che affligge questa struttura del tutto obsoleta: il muro di cinta ha infatti una copertura, alquanto deteriorata, in eternit, di cui la ASL ha ingiunto, per i ben noti motivi, la rimozione. 

I reparti detentivi sono disposti su due piani. Al piano terra si trovano 2 celle destinate ai nuovi giunti e ai transiti; i box di minimo spazio per i colloqui anche con gli avvocati; il reparto protetti. Quest’ultimo consiste di 8 celle per 24 detenuti, occupate da 2 fino a 6 persone. Le celle da 6 (circa 25 mq) hanno letti a castello a tre livelli (i castelli a tre sono una costante dell’Istituto che sfrutta in tal modo la particolare altezza delle celle). 

Nel reparto detentivo per comuni, sempre al piano terra, le celle sono disposte ai lati di un largo corridoio centrale. A destra si trovano le celle più piccole, originariamente previste per una persona e ora usate da 2 o 3 detenuti con letti a castello. Nelle celle c’è un minimo box con il WC alla turca isolato con pannelli sottili; il lavandino è nella cella. Sul lato sinistro del corridoio si affacciano le 5 celle di dimensioni maggiori che ospitano da un minimo di 6 detenuti (superficie di 25-30 mq; letti a castello da 3) a un massimo di 12 detenuti (circa 50 mq; 4 blocchi di letti a castello da tre). Le celle non vengono tinteggiate da anni, e le pareti sono sporche e scrostate; inoltre dai finestroni filtra una luce del tutto insufficiente creando una ambiente buio e soffocante che lascia un forte senso di insalubrità. Leggermente più luminose le celle del primo piano. Per quanto alti i soffitti, sono evidenti i problemi di chi dorme sul terzo letto del castello. I detenuti segnalano anche cadute rovinose. 

Ogni piano è dotato di una doccia da 3 box. Rifatte qualche anno fa, con piastrellatura fin quasi al soffitto, dovrebbero essere quanto meno tinteggiate. Il problema più grave delle docce è garantire, specie in pieno inverno, acqua calda per tutti. Ciascuna delle due docce viene utilizzata da oltre 80 detenuti: ciò ha imposto una turnazione a giorni alterni che comunque mette a dura prova la caldaia che riesce a fornire acqua calda ai primi, ma difficilmente a chi vi accede fra gli ultimi. Non è che uno degli esempi di impianti e spazi concepiti per un numero di detenuti che si è rapidamente raddoppiato, con le conseguenze del caso. 

Al primo piano la disposizione delle celle riproduce quella del piano terra; il corridoio centrale ha una pavimentazione a grate. A questo piano si trovano anche l’Infermeria con alcune piccole stanze per le visite mediche e il laboratorio odontoiatrico; la Biblioteca e una saletta per la socialità che può ospitare un massimo di 15 detenuti. 

Il piccolo reparto femminile (11 donne in tutto), anch’esso su due piani, consiste di 3 celle (più una per i nuovi ingressi o l’isolamento). Le celle sono da 2 e da 3 letti; i bagni hanno anche il bidet e una cella è dotata di acqua calda. Il reparto è dotato inoltre di una saletta per la socialità e 2 cortili per il passeggio. 

Al piano terra è situata la lavanderia nella quale lavorano due detenute e che  consente il cambio settimanale delle lenzuola. Non è previsto il lavaggio degli indumenti personali dei detenuti: quanti non effettuano colloqui, provvedono al lavaggio della propria biancheria e alla relativa asciugatura con soluzioni di fortuna. 

L’aria è prevista dalle 09.00 alle 11.30 e dalle 13 alle 15.00. In estate si può prolungare fino alle 19.30. Le possibilità di attività sportive sono legate essenzialmente al campetto (calcio, pallavolo e altro) con fondo sintetico. È l’unico spazio di una certa estensione dell’Istituto, ma con il cattivo tempo non è fruibile. 

La cucina, con dotazione standard, regge a fatica il carico di lavoro cui è sottoposta da un numero di detenuti doppio rispetto alle caratteristiche e alle potenzialità della struttura.

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Il budget per la retribuzione dei detenuti che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria è diminuito di circa il 30% costringendo quindi a una riduzione del monte ore disponibile per le 18 postazioni di lavoro (dalla cucina con 4 unità, ai conti correnti con 3 unità) alle quali si accede con turnazioni mensili; di questi 18 posti 3 sono riservati alle donne 2 delle quali sono addette alla lavanderia. 

Complessivamente sono 9 (fra art 21 e semiliberi) i detenuti che escono per il lavoro.

Visite parenti: i colloqui si effettuano tre a settimana (martedì, venerdì e sabato) dalle 8.00 alle 13.00. La sala per i colloqui è stata affrescata qualche anno fa dagli stessi detenuti che avevano partecipato a un corso di restauro. Vi sono disposti 10 tavoli da 3 posti. 

Nei giorni in cui non si effettuano le visite dei parenti, questa sala viene utilizzata per le attività previste per i protetti (il gruppo, in generale, che ha meno attività trattamentali): per il terzo anno si è creato uno spazio di arteterapia che coinvolge 5-6 detenuti.

 Purtroppo la insuperabile carenza di spazi condiziona anche le altre attività, sia di formazione sia di istruzione. Le aulette che sono state in qualche modo allestite, non lasciano molti spazi d’azione e impongono sempre precise alternative.

Al momento si riesce a garantire, con incastri vari d’orario, un corso di scuola media tenuto da docenti dell’Istituto Bertazzolo di Mantova. Vi partecipano complessivamente 12 persone.

Con risorse di volontariato dell’Istituto Professionale di Stato L. da Vinci di Mantova è attivato un corso di Operatori elettrici: quest’anno c’è una classe di 1^ e una di 2^ con 8 persone in tutto. Proprio per problemi di spazi, non è stato ancora possibile attivare quest’anno il tradizionale corso di alfabetizzazione per stranieri, dovendosi valutare la convenienza di avviare un corso per cuochi.

In svolgimento un corso di “fonico e tecnico luci per palcoscenico teatrale”: si tratta di un progetto Arci, provincia di Mantova, Fondazione Cariplo, che coinvolge 14 persone.

Un laboratorio di cartotecnica gestito da una cooperativa di Mantova occupa 2 persone ed è alla ricerca di commesse esterne. Ancora una volta gli spazi tolgono respiro a progetti come questo.

Come da notizie del 20.12.2009, nella graduatoria stilata da Italia Oggi, Mantova è la provincia italiana in cui si vive meglio. Un invidiabile primato cui non si può dire partecipi la Casa Circondariale, la cui capienza è cronicamente sottoposta a una pesantissima pressione, tanto da indurre di recente il Procuratore capo dr Antonino Condorelli, e il sostituto procuratore dr Marco Martani, in conseguenza della “intollerabile situazione di sovraffollamento” (La Gazzetta di Mantova” 23 novembre 2009), a limitare gli ordini di custodia cautelare in carcere nei casi di rito direttissimo.

Visita effettuata il 21 dicembre 2009

 

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