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XV rapporto sulle condizioni di detenzione

Custodia cautelare e braccialetti elettronici

Custodia cautelare e braccialetti elettronici

Custodia cautelare e braccialetti elettronici

1024 561 XV rapporto sulle condizioni di detenzione

In carcere da presunti innocenti

Le persone in custodia cautelare in carcere continuano ad essere in calo, ma l’Italia resta tra i Paesi in Europa che maggiormente ricorrono al carcere prima della sentenza definitiva, soprattutto quando gli imputati sono stranieri. In ritardo la fornitura dei braccialetti elettronici.

La custodia cautelare in carcere colpisce maggiormente i soggetti socialmente più deboli che incorrono nelle maglie della giustizia

Al 31 dicembre 2018 i detenuti in custodia cautelare in carcere erano 19.565, per una percentuale di detenuti ancora in attesa di una sentenza definitiva pari al 32,8% del totale della popolazione carceraria. L’Italia si colloca al quinto posto dei Paesi dell’Unione Europea per tasso di detenuti presunti innocenti. La custodia cautelare in carcere colpisce maggiormente i soggetti socialmente più deboli che incorrono nelle maglie della giustizia. Paradigmatica è la situazione dei detenuti stranieri, per i quali la percentuale di custodie cautelari si alza al 38% (tra le donne straniere addirittura al 40,3%). Per i soli detenuti italiani essa è pari al 30,2%.

Detenuti per posizione giuridica

percentuale detenuti in custodia cautelare su detenuti totali percentuale detenuti italiani in custodia cautelare su detenuti italiani percentuale detenuti stranieri in custodia cautelare su detenuti stranieri
Custodia cautelare 32,8 30,2 38
Definitivi 67,2 69,8 62

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

Detenuti italiani e stranieri per posizione giuridica

Italiani Stranieri
Custodia cautelare 30,2 38
Definitivi 69,8 62

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

“In sofferenza l’utilizzo dei braccialetti elettronici per mancanza di dispositivi, che non permette così l’uscita di persone per le quali vi sarebbe la concessione da parte del giudice degli arresti domiciliari invece della custodia cautelare in carcere”

Dei 48 suicidi avvenuti in carcere nel corso del 2017 (secondo l’amministrazione penitenziaria: l’osservatorio sulle morti in carcere di Ristretti Orizzonti ne conta invece 52), in ben 29 casi, vale a dire nel 60,4% del totale, il detenuto era privo di una condanna definitiva, ovvero presunto innocente.

Al 31 dicembre 2017, la percentuale dei detenuti non definitivi si attestava al 34,4%, ossia 1,6 punti percentuali in più rispetto al dicembre 2018. I 2.047 detenuti in più di fine 2018 rispetto a fine 2017 – come si è visto la popolazione detenuta complessiva è infatti passata da 57.608 a 59.655 unità durante l’anno 2018 – vanno dunque ricercati essenzialmente tra i detenuti già condannati. Nel corso dell’anno 2017, sono stati 7.218.256 i giorni complessivi scontati in custodia cautelare da detenuti nelle carceri italiane. La lunghezza media di ciascuna detenzione cautelare è stata di sei mesi e tre giorni.

In sofferenza l’utilizzo dei braccialetti elettronici per mancanza di dispositivi, che non permette così l’uscita di persone per le quali vi sarebbe la concessione da parte del giudice degli arresti domiciliari invece della custodia cautelare in carcere. Terminato il 31 dicembre 2018 il contratto con Telecom – che nell’ambito di una Convenzione Quadro con il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha garantito, a partire dal primo gennaio del 2012, la fornitura di fino a 2.000 braccialetti contemporaneamente attivi – non è tuttavia ancora partita la fornitura di Fastweb, che nel 2017 si era aggiudicata il nuovo bando di gara per oltre 19 milioni di euro (più iva al 22%). Il servizio doveva partire nell’ottobre 2018, ma ciò non è accaduto a causa del ritardo da parte del Ministero dell’Interno della nomina della commissione di collaudo.

Negli ultimi dieci anni la percentuale dei detenuti presunti innocenti è stata tendenzialmente in continua diminuzione. All’inizio del decennio (quando le percentuali maggiori di custodia cautelare si riscontravano in Liguria, Campania, Lazio ed Emilia Romagna) aveva in ciò un grande peso il progressivo allontanamento temporale dall’indulto del luglio 2006, che aveva visto uscire dal carcere 26.000 detenuti. Il provvedimento di clemenza, avendo ovviamente riguardato i soli condannati, aveva infatti lasciato un numero percentualmente molto elevato di detenuti senza sentenza definitiva. A partire dal 2013, tra le motivazioni del calo vanno senz’altro annoverati anche i cambiamenti legislativi che hanno limitato le possibilità di ricorso alla custodia cautelare.

“La stragrande maggioranza degli ingressi negli istituti di pena riguarda infatti persone in custodia cautelare”

Ma su tutto questo si stende la progressiva riduzione degli ingressi in carcere che si avvia proprio dieci anni fa, segno di una diminuzione essenzialmente della quantità degli arresti e dunque della custodia cautelare in carcere. La stragrande maggioranza degli ingressi negli istituti di pena riguarda infatti persone in custodia cautelare. Ben più raro è l’ingresso in carcere in esecuzione di una sentenza che è stata attesa a piede libero. Dei 48.144 ingressi in carcere del 2017, ultimo dato disponibile in maniera disaggregata, ben 37.730, pari al 78,4% del totale, ha riguardato persone in custodia cautelare. Non accade questo in altri Paesi europei quali la Francia (dove la percentuale è stata del 57,5%), la Spagna (52,9%), i Paesi Bassi (42%) o la Svizzera (31,3%). Paesi dove è dunque percentualmente più frequente che si attenda la certezza della colpevolezza prima di procedere alla carcerazione.

A fronte di una percentuale tanto alta di ingressi in carcere per custodia cautelare, non si riscontra una corrispondente percentuale nelle uscite. Sempre nell’arco del 2017, solo il 36,1% di coloro che hanno visto aprirsi le porte delle carceri italiane era detenuto in custodia cautelare.

Andamento della custodia cautelare in percentuale sulla popolazione detenuta

2010 42,2
2011 40,8
2012 39,1
2013 36,5
2014 34,4
2015 34
2016 34,6
2017 34,4
2018 32,8

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

Del 32,8% di detenuti non definitivi alla fine del 2018, il 16,5% era in attesa del primo giudizio mentre il rimanente 16,3% era composto da detenuti condannati senza sentenza definitiva, vale a dire appellanti, ricorrenti o detenuti presentanti una posizione mista senza sentenza definitiva. I due gruppi sono stati negli ultimi anni sempre più o meno equamente distribuiti.

Detenuti in attesa di primo giudizio Detenuti condannati non definitivi
2008 25,2 26,1
2009 22,2 23,7
2010 20,8 21,4
2011 20,4 20,4
2012 19 20,1
2013 17,8 18,7
2014 17,8 16,6
2015 16,3 17,7
2016 17,1 17,5
2017 16,7 17,7
2018 16,5 16,3

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

Se diamo uno sguardo agli ultimi dati pubblicati dal Consiglio d’Europa e riferiti al 31 gennaio 2018, quando la percentuale italiana di detenuti senza sentenza definitiva era pari al 34,5%, vediamo che essa si colloca decisamente al di sopra del valore medio europeo, che era pari al 26% (mentre il valore mediano era addirittura pari al 22,4%).

Alla fine del 2017, dei 1.165.339 processi penali pendenti in primo grado il 19% aveva superato la durata di tre anni stabilita quale durata ragionevole massima (era il 18,9% a fine 2016 e il 21% a fine 2015). In 222.372 procedimenti i soggetti coinvolti potevano dunque attivare la cosiddetta ‘legge Pinto’ per chiedere allo Stato un risarcimento. Al 31 dicembre 2017, rispetto ai 271.247 processi pendenti in Corte d’Appello, il 39,4% superava la soglia stabilita dei due anni, mentre per la Cassazione (24.609 procedimenti pendenti) la soglia della ragionevole durata di un anno veniva superata nell’1,3% dei casi. Per quanto riguarda invece i 40.151 processi pendenti davanti al Tribunale per i Minorenni, era il 14,9% a superare i tre anni di durata.