Mamme e bambini

Mamme e bambini

1024 561 XV rapporto sulle condizioni di detenzione

Il carcere dei bambini

49 madri e 54 figli minori di 3 anni: dove vivono, come vivono, quanto vengono rispettati i loro diritti

“Sull’intricata questione della maternità in carcere nel 2018 si sono – tragicamenteaccese le luci della ribalta, quando il 18 settembre, una donna di nazionalità tedesca, detenuta nel carcere femminile di Roma-Rebibbia ha scaraventato dalla scale, uccidendoli, i suoi due figli, di 2 anni e di 4 mesi.”

Sull’intricata questione della maternità in carcere nel 2018 si sono – tragicamente – accese le luci della ribalta, quando il 18 settembre, una donna di nazionalità tedesca, detenuta nel carcere femminile di Roma-Rebibbia ha scaraventato dalla scale, uccidendoli, i suoi due figli, di 2 anni e di 4 mesi. Un gesto improvviso. Imperscrutabile.

Questa tragedia privata, è però diventata questione di pubblico interesse. Si è tornati infatti a discutere della legittimità e dell’opportunità di imprigionare i figli di madri detenute e di come le condizioni detentive possano comunque tutelare il “superiore interesse del minore” (il best interest of the child) ribadito, in ogni ambito, dalla normativa nazionale e internazionale, quale “principio-guida”.

Anche l’Amministrazione penitenziaria si era mossa immediatamente dopo la tragedia di Rebibbia iniziando un’indagine interna che aveva portato all’immediata sospensione delle figure apicali che dirigevano il reparto asilo nido di Rebibbia, la direttrice, la vice-direttrice e la vice-comandante della polizia penitenziaria. Insomma, si erano, frettolosamente, trovati i capri espiatori. Il procedimento disciplinare che ne è seguito non aveva però ravvisato alcuna responsabilità diretta da parte degli operatori penitenziari.

Dunque la questione della “maternità ristretta” è tornata tra i temi dimenticati dell’universo penitenziario.

Al 30 aprile 2019 sono 55 bambini bambini di meno di tre anni d’età che vivono in carcere con le loro madri, alle quali non è stata concessa, per decisione del giudice, la possibilità di accedere alle misure alternative dedicate proprio alle detenute madri. Ad essere recluse con i propri figli sono 51 donne, 31 straniere e 20 Italiane. Un numero nuovamente in calo, dopo il picco di 70 bambini in carcere raggiunto a metà 2018. In particolare, i bambini si trovano negli ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per detenuti Madri) di Lauro (13), Milano San Vittore (10), Torino (8), Venezia Giudecca (5), nell’istituto femminile di Rebibbia (8) e nelle sezioni femminili di Firenze Sollicciano (3), Milano Bollate (3), Bologna (2), Messina (1), Forlì (1) e Avellino (1). Si tratta di piccoli numeri e forse anche per questo, la questione viene sistematicamente “marginalizzata”.

Serie storica bambini in carcere

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

Data di rilevazione
Asili nido funzionanti
Asili nido non funzionanti
Detenute madri con figli in istituto
Bambini minori di 3 anni in istituto
e istituti a custodia
attenuata
per detenute
madri
6/30/1993 18 7 59 61
31/12/1993 17 6 55 57
6/30/1994 13 9 62 62
31/12/1994 18 5 32 35
6/30/1995 16 7 46 47
31/12/1995 16 5 31 31
6/30/1996 15 6 42 45
31/12/1996 16 6 44 46
6/30/1997 17 6 47 49
31/12/1997 17 3 51 52
6/30/1998 15 3 44 49
31/12/1998 14 4 41 42
6/30/1999 17 4 66 70
31/12/1999 14 1 58 60
6/30/2000 13 0 56 58
31/12/2000 15 0 70 78
6/30/2001 17 2 79 83
31/12/2001 18 3 61 63
6/30/2002 16 2 57 60
31/12/2002 15 1 56 60
6/30/2003 15 2 43 47
31/12/2003 15 2 53 56
6/30/2004 15 2 69 71
31/12/2004 15 2 56 60
6/30/2005 14 3 44 45
31/12/2005 15 2 64 64
6/30/2006 15 2 59 63
31/12/2006 14 2 48 51
6/30/2007 16 2 43 45
31/12/2007 18 1 68 70
6/30/2008 16 1 58 58
31/12/2008 18 1 53 55
6/30/2009 16 5 72 75
31/12/2009 18 0 70 73
6/30/2010 17 2 53 55
31/12/2010 17 1 42 43
6/30/2011 17 1 53 54
31/12/2011 17 3 51 54
6/30/2012 16 1 57 60
31/12/2012 16 2 40 41
6/30/2013 16 1 51 52
31/12/2013 17 6 40 40
6/30/2014 21 2 43 44
31/12/2014 15 5 27 28
6/30/2015 19 4 33 35
31/12/2015 18 7 49 50
6/30/2016 18 3 38 41
31/12/2016 17 5 34 37
6/30/2017 18 1 49 58
31/12/2017 18 1 50 56
6/30/2018 17 2 57 66
31/12/2018 17 2 47 52
30/4/2019 55

Eppure, sul piano internazionale, in diverse fonti normative si fissano i limiti da seguire per contemperare l’interesse del fanciullo da un lato e le pretese punitive che lo Stato ha nei confronti della madre autrice di reato. Le “Regole di Bangkok” delle Nazioni Unite esigono che il trattamento della popolazione femminile ristretta sia adeguato alle esigenze della gravidanza, dell’allattamento e della cura dei figli al seguito (reg. 48 ss.), ma nel contempo sanciscono l’opportunità «che gli Stati membri adottino […] misure di diversion, misure alternative alla custodia cautelare in carcere e pene alternative espressamente concepite per le donne autrici di reato, tenendo conto […] delle responsabilità collegate al loro ruolo genitoriale».

In Italia, con due interventi normativi, la c.d. “Legge Finocchiaro” (l. 40/2001) e la l. 62/2011, si erano estesi i limiti per “punire” la madre autrice di reato fuori dal carcere, anzitutto in detenzione domiciliare, a secondo dell’età del bambino. Sotto l’anno di età del figlio il “rinvio” della pena è obbligatorio, fino a tre anni è il giudice a decidere, ma il carcere diventa un’opzione possibile. Superati i tre anni del bambino, allora il bambino non può più “subire” la detenzione della madre e andranno trovate altre soluzioni, mentre la madre sarà detenuta.

“Risulta davvero difficile pensare che, con numeri così ridotti, non si riescano a trovare luoghi alternativi al carcere.”

Più utilizzati, anche perché più adatti strutturalmente e concettualmente a ospitare madri con bambini, sono gli ICAM, che sono 5 in tutto (in quello di Cagliari-Senorbì non sono attualmente presenti bambini): Torino, Milano San Vittore, Venezia Giudecca, Roma-Rebibbia e, appunto, Cagliari. Accanto agli ICAM continuano ad esistere le c.d. sezioni con asili nido, poste all’interno delle sezione femminili. Sulla “carta” sono 12, più 2 non funzionanti. Sono dunque 17 i “luoghi” destinati all’accoglienza di figli di detenute madri (5 ICAM e 12 sezioni con asilo nido).

Risulta davvero difficile pensare che, con numeri così ridotti, non si riescano a trovare luoghi alternativi al carcere. Sul piano qualitativo, molte delle 12 sezioni che ufficialmente sono dotate di asilo nido, di cui 6 al 30 aprile 2019 non ospitano attualmente madri con prole, sono solo “sulla carta” adatte ai bambini: i problemi maggiori sono sul fronte del personale, in particolare del personale sanitario, mancando infatti medici specializzati in pediatria e infermiere pediatriche.

In 8 delle sezioni per detenute madri non ci sono aree esterne attrezzate per i bambini e in 9 non ci sono cucine differenziate per preparare i pasti dei bambini.