Restyling al cpt di Bologna. Letti in cemento, Il Manifesto, 06/05/07

Restyling al cpt di Bologna. Letti in cemento
775.443 euro per ristrutturare il centro di via Mattei. Al posto dei letti parallelepipedi in muratura. Il consigliere Monteventi: «E' la conferma che non verrà chiuso».
Cinzia Gubbini

I letti non ci sono più, sostituiti da parallelepipedi di cemento. Chi li ha visti dice che sembrano delle bare. Ma così non potranno essere scardinati. Il campetto da calcio, invece, tornerà a funzionare. Ma è stato messo in sicurezza: una rete a circondarlo e dei pannelli, per evitare che gli immigrati lì dentro reclusi possano provare a fuggire. Per ora, sono questi i risultati dei lavori di ristrutturazione del centro di permanenza temporanea di Bologna. Che vanno avanti da un mese, senza grande pubblicità. Ci voleva il consigliere comunale Valerio Monteventi, eletto come indipendente nella lista di Rifondazione, ad alzare il coperchio. Lo ha fatto con un lungo comunicato, in cui racconta che qualche giorno fa all'agenzia di Bologna della Banca d'Italia è arrivato un mandato del ministero dell'Interno alla Prefettura di Bologna. 775.443 euro per i lavori nel cpt. Due voci del mandato - di 556 mila euro e di 100 mila euro - servono per la «manutenzione». Una terza voce di 119 mila euro è destinata invece a «lavori straordinari».
Che bisognasse mettere mano all'ex caserma Chiarini era noto. Anche la Commissione De Mistura, che ha visitato tutti i cpt italiani per indicare la via del «superamento» come previsto dal programma dell'Unione, osservò che la struttura risultava fatiscente, e che in particolare le sbarre poste anche a mò di tetto (sempre per contrastare le fughe) erano «opprimenti». Nei mesi scorsi, era corsa voce che in futuro il cpt bolognese potesse diventare un centro di identificazione per richiedenti asilo. Oppure un centro di accoglienza. Sembra sempre più plausibile, invece, che il cpt rimanga tale: quello per gli immigrati irregolari «irriducibili» che non vogliono farsi identificare e resistono all'espulsione, secondo le previsioni della legge delega di modifica della Bossi-Fini. E' proprio questo il timore di Monteventi: «E' la conferma che non verrà chiuso..anzi sarà ancora più blindato».
Almeno per ora, neanche una sbarra è stata tolta. Mentre è stata ristrutturata l'ala maschile, molto malridotta a causa delle continue rivolte. Quale sarà il progetto finale non lo sa neanche la garante per i diritti dei detenuti del Comune di Bologna, Desi Bruno, che ha avviato vari progetti dentro al cpt per cercare di migliorare le condizioni di vita dei detenuti, almeno sotto il profilo della tutela dei loro diritti. E' lei ad aver visto i nuovi letti, quando il 24 aprile è entrata nel centro. «Una persona che mi accompagnava ha commentato: sembrano delle bare. A me, non sembrano neanche molto igienici. Ma non so quale sarà il risultato finale. Ma ho chiesto alla Prefettura di poter visionare il progetto dei lavori».
Dal centro, nonostante le sbarre, continuano a fuggire molte persone, e spesso ci sono sommosse: «C'è poco da stupirsi - osserva il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia, che ha fatto parte della Commissione De Mistura - persino per andare a mensa c'è il poliziotto che deve aprire tre cancelli. Le finestre sono bloccate. E' provato: i cpt più blindati, sono quelli in cui si verificano il maggior numero di rivolte».

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