I mediatori chiedono regole e diritti certi, Metropoli, 07/06/07

I mediatori chiedono regole e diritti certi

A Roma i mediatori culturali si sono riuniti per la prima giornata nazionale della categoria. In assenza di una regolamentazione nazionale del loro lavoro, chiedono il riconoscimento della loro professionalità e lamentano le difficoltà per l'accesso al lavoro dovute alla confusione che regna nel settore su requisiti e i titoli di studio richiesti per esercitare. Per questi motivi è nata l'Apimec (Associazione professionale dei mediatori culturali), che ha stilato un documento con le sue rivendicazionidi Livia Ermini

ROMA - Una professionalità riconosciuta a livello nazionale. La chiedono i mediatori culturali che si sono riuniti a Roma nella Prima giornata nazionale della categoria. Realtà insostituibile nella gestione dei servizi per gli immigrati in settori nevralgici della pubblica amministrazione, dalla sanità alla scuola e alla giustizia, questi lavoratori non godono ancora di uno status giuridico. Per loro l'accesso al lavoro avviene ancora in maniera casuale, con il passaparola o la casualità del “trovarsi nel posto giusto al momento giusto”. Nella maggior parte dei casi debbono affidarsi ad associazioni del terzo settore che si aggiudicano i fondi stanziati dalle istituzioni per progetti di mediazione. Senza contare che, non essendoci alcuna normativa in materia, sono le Regioni a gestire inserimento lavorativo e trattamento del mediatore, il che significa difformità di trattamento economico e di organizzazione.

Come se non bastasse, esiste una gran confusione sui requisiti e i titoli di studio che il mediatore deve possedere. Così si moltiplicano i corsi di formazione che assicurano di “creare” professionisti in 25 ore. Si crea un'ingiusta concorrenza tra chi ha alle spalle un'esperienza di molti anni o diversi attestati e chi si improvvisa con poche ore sui banchi.

Per questo motivo è nata l'Apimec (l'Associazione professionale italiana dei mediatori culturali), una realtà che, attraverso un comitato costituente, ha redatto un documento in cui pochi e salienti punti delineano le caratteristiche che il mediatore culturale deve possedere. Conoscenza della cultura italiana, delle normative sull'immigrazione, ma anche competenza comunicativa e flessibilità mentale. Si chiedono poi stipendi stabiliti su scala nazionale e la creazione di un comitato scientifico costituito da organizzazioni, istituzioni e mediatori stessi che attuino una verifica sui corsi professionali. Si pensa ad un sindacato.

“E' ora che siano i mediatori a definire le caratteristiche di questa figura” è il messaggio che esce dalla giornata di confronto. Giornata a cui sono intervenuti anche i rappresentanti delle istituzioni. Assessori comunali e regionali, ma anche il consulente del ministro della Solidarietà sociale Ferrero. Paolo Naso concorda con l'idea che una figura professionale debba essere delineata e propone un percorso comune tra ministeri, esperti, sindacati e associazioni di immigrati e l'istituzione di una Consulta ad hoc (che dovrebbe iniziare a lavorare tra poche settimane).

“E' un passo indietro - dice Maristella Gaszowska del comitato costituente dell'Apimec- il documento esiste già”, ma raccoglie comunque la mano tesa del Ministro. C'è poi la voce delle associazioni che attualmente gestiscono la mediazione. “Questa è una giornata storica, per la prima volta tutti i nostri interlocutori si sono seduti ad uno stesso tavolo” dice Latif Alsaad, uno dei fondatori dell'Apimec. C'è il Cnel (consiglio nazionale economia e lavoro), l'Oim (organizzazione internazionale della migrazioni) il San Gallicano con il prof. Morrone e diverse ong. Tutti concordi sul bisogno di uscire dalla confusione in cui naviga la materia. Sul metodo i pareri sono discordi: ordine professionale no, sindacato si, ma il dibattito continua. Intanto ci si rimboccano le maniche. L'associazione nata a Roma si raccorderà con le altre realtà del territorio italiano. In testa un progetto ambizioso: organizzare entro un anno un congresso nazionale.

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