Misure alternative

Misure alternative

1024 561 XV rapporto sulle condizioni di detenzione

 

Aumentano le alternative alla detenzione. E aumenta la detenzione

Aumentano le misure alternative, sia quelle dal carcere che quelle dalla detenzione. Ma purtroppo anche in questo caso il divario tra le diverse regioni resta notevole. E intanto aumentano i numeri del carcere.

Come detto più volte in questi anni è tornata a crescere la popolazione detenuta, il tutto in assenza di una crescita degli ingressi in carcere i quali, dopo essere scesi moltissimo negli anni passati, sono oggi relativamente stabili.

Altrove abbiamo visto come a questa crescita dei numeri della detenzione abbia contribuito in maniera significativa l’aumento della durata delle pene. Qui ci interrogheremo invece sull’andamento in questi anni delle misure alternative alla detenzione, provando a capire se si sia verificata una loro contrazione e se anche da questa dipenda l’aumento dei numeri del carcere.

Diamo dunque anzitutto uno sguardo all’andamento complessivo negli ultimi anni delle principali misure alternative alla detenzione, quelle previste dall’ordinamento penitenziario e dalle sue modifiche, ovvero l’affidamento in prova nelle sue varie forme (ordinario o “terapeutico”), la semilibertà e le varie forme di detenzione domiciliare. Guardiamo in particolare alle misure in esecuzione al 31 dicembre di ciascun anno.

Andamento delle misure alternative alla detenzione

Andamento complessivo misure 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018
AFFIDAMENTO IN PROVA 4.502 6.263 8.142 9.952 9.989 11.109 12.011 12.096 12.811 14.535 16.612
SEMILIBERTA’ 771 837 886 916 858 845 745 698 756 850 867
DETENZIONE DOMICILIARE 2.257 3.232 5.219 8.371 9.139 10.173 9.453 9.491 9.857 10.487 10.552
TOTALE 7.530 10.332 14.247 19.239 19.986 22.127 22.209 22.285 23.424 25.872 28.031

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

“Dopo l’indulto del 2006 il numero delle misure è complessivamente cresciuto. Un grande contributo a questa crescita è da attribuirsi fino al 2013 alla detenzione domiciliare”

Come si vede l’andamento delle misure in questi ultimi anni ha mostrato tendenze relativamente costanti. Dopo l’indulto del 2006 il numero delle misure è complessivamente cresciuto. Un grande contributo a questa crescita è da attribuirsi fino al 2013 alla detenzione domiciliare, che passa dalle 2.257 misure in corso alla fine del 2008 alle ben 10.173 della fine del 2013, con una crescita di oltre 4 volte, dovuta anche all’introduzione della detenzione domiciliare per pene non superiori a diciotto mesi prevista dalla legge n. 199 del 2010.

Dal 2013 questa crescita della detenzione domiciliare si ferma ed il numero resta da allora sostanzialmente stabile, ma nel frattempo continuano a crescere le varie forme di affidamento in prova, con una ulteriore accelerazione dal 2015 in poi.

Stabile invece, e sostanzialmente residuale, il dato delle semilibertà, che dopo l’indulto del 2006 non hai mai più raggiunto “quota mille”.  

L’ipotesi dunque di un aumento delle presenze in carcere dovuto al calo delle misure alternative parrebbe sconfessata da questi numeri, ma il discorso non è così semplice. Da un canto infatti non tutte le persone in misura alternativa vengono da un percorso penitenziario, ed al contrario molte persone, dal 2014 la maggioranza, hanno iniziato ad eseguire la misura alternativa direttamente dalla libertà, senza passare dal carcere, come mostra il grafico che segue.

Misure alternative dalla libertà e dal carcere

Andamento misure dalla libertà e dalla detenzione 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018
Misure dalla libertà 3.678 5.155 6.652 8.220 8.174 9.406 10.265 10.861 11.799 13.068 14.693
Misure dalla detenzione 3.577 4.792 6.163 8.704 9.516 10.043 9.254 8.461 8.490 9.301 9.911
TOTALE 7.255 9.947 12.815 16.924 17.690 19.449 19.519 19.322 20.289 22.369 24.604

Fonte: nostra elaborazione su dati DAP

“Difficile spiegare la crescita delle presenze in carcere di questi anni guardando al sistema delle alternative alla detenzione, che resta in continua espansione”

Dall’altro anche costoro avrebbero dovuto, se la loro istanza di misura alternativa fosse stata rigettata, scontare la propria pena in carcere, andando ad accrescere il numero dei detenuti. Numero che però, e questo è il dato che complica ulteriormente il discorso, dal 2015 in poi è andato comunque crescendo. In assenza di questo andamento positivo delle misure alternative il numero dei detenuti sarebbe verosimilmente cresciuto di più, ma ciò non toglie che sia difficile spiegare la crescita delle presenze in carcere di questi anni guardando al sistema delle alternative alla detenzione, che resta in continua espansione.

E’ chiaro che parte di questa espansione ha un impatto limitato o nullo sulla detenzione, ma questo è vero soprattutto di misure come i lavori di pubblica utilità, che si applicano principalmente per alcune violazioni del codice della strada e sostituiscono pene generalmente lievi, di modesto impatto sul carcere. Misure come l’affidamento o la detenzione domiciliare al contrario hanno certamente consentito di contenere la crescita della popolazione detenuta che altrimenti in questi anni sarebbe esplosa se si pensa che oggi, tra persone detenute e persone in misura alternativa, le esecuzioni di pena in corso sono ben più di 100.000.

La crescita del sistema delle alternative non può però nascondere il fatto che il sistema ha anche significativi elementi di criticità. Uno di questi è la profonda sperequazione della distribuzione delle misure nei diversi territori.

“In molte regioni del nord le misure superano di molto le esecuzioni di pena in carcere”

“Il sistema delle misure alternative dunque, nonostante fortunatamente continui a crescere, non lo fa a scapito della sicurezza dei cittadini”

Se si mette a confronto il numero di persone in esecuzione di pena in carcere con quelle in esecuzione penale esterna alla fine del 2018 si vede come in Friuli-Venezia Giulia le misure alternative sono quasi il doppio dei detenuti, ed in ogni caso come in molte regioni del nord le misure superano di molto le esecuzioni di pena in carcere.

Al contrario al centro-sud, in particolare in regioni assai importanti come Campania, Sicilia, Calabria o Lazio, le persone in esecuzione penale esterna sono circa la metà dei detenuti. Lo scarto in parte si spiega con le minori risorse occupazionali e di welfare di quei territori (anche se nel caso del Lazio i conti tornano meno) ma il problema certamente resta. Da un canto questo limita le opportunità di reinserimento, e quindi la produzione di sicurezza, in quelle regioni, e dall’altro crea un’iniqua sperequazione: apparentemente per chi commette reati nel Lazio la prospettiva del carcere è assai più probabile che nel Friuli.

Considerazioni come questa non mettono però certamente in discussione l’utilità complessiva del sistema delle misure alternative, e non solo per contenere i numeri della detenzione. Da un canto, come è stato più volte detto, il loro costo ad esempio è enormemente inferiore a quello del carcere. Lo stanziamento complessivo per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per il 2019 rappresenta, con 2,8 miliardi, il 33,60% del Bilancio del Ministero della Giustizia. Quello per il Dipartimento Giustizia minorile e di comunità, con 272,4 milioni di euro, è solo il 3,17% del Bilancio della Giustizia. La gestione dunque degli oltre 50.000 adulti in carico al sistema delle alternative alla detenzione, sommata a tutto il sistema della giustizia minorile, costa meno di un decimo del carcere.

E funziona! I dati a disposizione sull’efficacia delle alternative alla detenzione sono assai limitati e non è possibile “misurare” la loro capacità di creare reinserimento sociale e sicurezza, me quantomeno si può dire che, se il reinserimento sociale si costruisce con interventi educativi, di formazione, di sostegno alla salute o di contrasto alle dipendenze, questi oggi sono realizzati quasi esclusivamente con risorse degli enti locali e non del carcere. Come si può immaginare queste risorse “esterne”, spesso di per sé insufficienti, riescono a fatica ed entrare in carcere. E’ chiaro dunque che se devono essere i servizi esterni a produrre reinserimento e sicurezza, possono farlo con maggiore facilità all’esterno.

Ma c’è certamente un indicatore della solidità del sistema delle alternative, ed è quello dato dalla misura delle loro revoche. Delle 44.287 misure in esecuzione nel primo semestre del 2018 ne sono state revocate in tutto 1.509, il 3,4%. E di queste solo 201, lo 0,5%, per la commissione di nuovi reati.

Il sistema delle misure alternative dunque, nonostante fortunatamente continui a crescere, non lo fa a scapito della sicurezza dei cittadini. Al contrario, rafforzando i percorsi di inclusione e contrastando la recidiva, contribuisce in modo importante e rendere più sicure le nostre comunità.

Sarebbe bello che la politica ne prendesse atto una volta per tutte.