I processi

Antigone è coinvolta in diversi procedimenti penali che hanno per oggetto violenze, torture, abusi, maltrattamenti o decessi avvenuti in vari istituti penitenziari del Paese. Nella mappa qui di seguito è possibile osservarne la distribuzione geografica. A ogni procedimento corrisponde un bollino. Passando col cursore sui singoli bollini visualizzerete le sintesi dei procedimenti e dei link che rimandano a maggiori dettagli su fatti, cronologie dei procedimenti, eventuali capi di imputazione, assoluzioni e condanne. L'elenco completo dei procedimenti con le relative informazioni si trova sotto la mappa.

 


1. Processo Rotundo, avente per oggetto violenze subite dallo stesso da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria nella Casa circondariale di Lucera, in provincia di Foggia

Tribunale di Foggia 

I fatti 
Nel 2011 Antigone viene contattata dal sig. Rotundo, detenuto nella Casa circondariale di Lucera, in provincia di Foggia. Questi denuncia di essere stato vittima di violenze commesse da alcuni agenti della polizia penitenziaria il 12.01.2011.   

I capi di imputazione
Rotundo, nel procedimento, è allo stesso tempo persona offesa e parte civile, essendo egli vittima delle violenze, ed è altresì imputato per lesioni da egli commesse nei confronti degli agenti. I reati imputati agli agenti sono abuso dei mezzi di correzione e disciplina, abuso di autorità contro i detenuti e lesioni. 

Cronologia del procedimento
Nel 2012 vi è un rinvio a giudizio. 
Il 21.10.2015 si apre il dibattimento. Rotundo si costituisce parte civile contro gli agenti di polizia penitenziaria. 
Tra il 2015 e il 2019 si svolge l’istruttoria dibattimentale, cioè la parte centrale del processo penale, in cui vengono esaminate le prove. 
L’11.7.2019 si arriva a sentenza. Il Tribunale di Foggia emette una sentenza di non luogo a procedere per avvenuta prescrizione nei confronti degli agenti. Nei confronti di Rotundo invece emette una condanna alla pena della reclusione per 1 anno e 9 mesi. E’ significativo che nella ricostruzione dei fatti il giudice ritenga fondate le accuse mosse agli agenti per le violenze subite da Rotundo. 
Il 5.11.2019 Rotundo deposita atto di appello per chiedere l’assoluzione, chiedendo che gli venga riconosciuto di aver agito per legittima difesa. 
L'Udienza innanzi alla Corte di Appello di Bari è stata dapprima fissata per il giorno 10 novembre 2020, poi rinviata al 13.05.2021 e poi rinviata, per legittimo impedimento di un avvocato, al 4 novembre 2021

2. Processo Liotta, morto nella cella della Casa circondariale di Siracusa. 9 persone sono imputate per omicidio colposo. 5 di esse vengono condannate

Tribunale di Siracusa 

I fatti
Il 9.03.2013 Antigone viene contattata dalla sorella di Alfredo Liotta, morto nella Casa circondariale di Siracusa il 26.7.2012. Chiede un intervento dell'associazione nel procedimento penale in corso. Liotta, che aveva problemi di natura psichiatrica, nel periodo precedente la morte soffriva di anoressia. Era arrivato addirittura a pesare 40 kg. La sorella denuncia l’inazione dei medici, i quali non avrebbero fatto nulla per curarlo e assisterlo in maniera adeguata, lasciandolo dunque morire. 

I capi di imputazione
Secondo l'accusa i medici sarebbero colpevoli del decesso di Alfredo Liotta in quanto “descrivendo in maniera generica e atecnica i disturbi del Liotta come “disturbi del comportamento” ovvero “disturbi della personalità” e ancora genericamente il rifiuto del cibo come “sindrome anoressica” hanno omesso “di rappresentare che lo stesso fosse in effetti uno dei sintomi più evidenti di tale disturbo, rispetto al quale lo stesso non era in grado di determinarsi in maniera lucida ed intenzionale” e avrebbero omesso di “trattare il Liotta in maniera consona, disponendo o facendo disporre un ricovero d'urgenza presso idonea struttura ospedaliera; di disporre o far disporre il TSO di cui all'art.34 L.833/1978; di effettuare adeguate misure di controllo e monitoraggio dei parametri vitali del Liotta, ivi compreso la costante misurazione del peso corporeo, l'effettuazione di esami ematologici, nonostante il grave e progressivo decadimento fisica dello stesso; di avviare l'iter per l'alimentazione forzata dal momento in cui il Liotta risultava incapace di autodeterminarsi.”

Cronologia del procedimento
Il 26.06.2013 Antigone presenta un esposto denunciando le mancate cure subite dal Liotta
Il 14.12.2015 Antigone presenta una integrazione all'esposto.
Il 9.11.2017 ha luogo l’udienza preliminare. Antigone si costituisce parte civile.
Il 14.06.2018, 9 persone vengono rinviate a giudizio per omicidio colposo: si tratta di medici e psichiatri che lavoravano presso il carcere
Il 28.05.2019 si apre la fase del dibattimento. 
Il 13.10.2020: 5 medici tra i 9 imputati sono stati condannati per omicidio colposo in quanto ritenuti colpevoli della morte di Alfredo Liotta. Il Giudice ha preso 90 giorni per le motivazioni.
In data 31.12.2020, il Giudice deposita le motivazioni della sentenza. Gli avvocati dei medici condannati presentano atto di appello.

3. Processo Borriello a carico di un medico della Casa circondariale di Pordenone per la morte del giovane, avvenuta il 7 agosto 2015

Tribunale di Pordenone 

I fatti
Nell’agosto del 2015 Antigone viene contatta dalla madre di Stefano Borriello, ventinovenne deceduto presso la Casa circondariale di Pordenone per un'infezione polmonare il 7.08.2015.  Borriello era stato trasportato d’urgenza in ospedale dalla Casa circondariale di Pordenone ma era giunto senza vita al Pronto soccorso.  Secondo la madre, il figlio stava male da diversi giorni ma non era stato curato. 
Antigone, con l'ausilio di un medico e di uno specialista infettivologo, ricostruisce i fatti e decide di entrare formalmente nel procedimento. 

I capi di imputazione
Nella richiesta di rinvio a giudizio viene contestato al medico di non aver diagnosticato, in data 06.08.2015, un'infezione polmonare, verosimilmente batterica: “pur constatando una notevole componente dispnoica, non provvedeva ad alcun rilevamento dei parametri vitali e all'esecuzione dell'esame clinico-toracico – attività che, se effettuata, avrebbe evidenziato con estrema probabilità quei reperti obiettivi che si associano comunemente alle polmoniti”. A causa della mancata diagnosi il medico ha omesso di “somministrare il trattamento medico di antibiotici che, se effettuato, avrebbe evitato il peggiorare delle condizioni di salute di Borriello Stefano ed anzi le avrebbe migliorate, fino alla guarigione”; inoltre, in data 07.08.2015, il medico ha omesso di “diagnosticare un quadro clinico ingravescente; in particolare, i parametri vitali indicati e preesistenti avrebbero dovuto indurlo a sospettare che fosse presente un quadro infiammatorio delle basse vie respiratorie (ed anche, complicanze cardiache, in considerazione del rilevo del polso aritmico) e, quindi, che fosse in atto anche un'endomiocardite, quale complicazione della predetta infezione polmonare in relazione a un soggetto con epatite virale attiva HCV – nota già al momento di ingresso alla casa Circondariale – e con verosimile ridotta competenza immunitaria – attività che, se effettuata, avrebbe evidenziato con estrema probabilità quei reperti obiettivi che si associano comunemente alle polmoniti”. Infine, a causa delle omesse diagnosi, al medico viene contestato di non aver avviato “tempestivamente Borriello Stefano in una struttura ospedaliera per le indagini e le cure opportune che non potevano essere svolte e somministrate all'interno della Casa Circondariale – attività che, se effettuata avrebbe evitato il peggiorare delle condizioni di salute di Borriello Stefano ed anzi le avrebbe migliorate fino alla guarigione”

Cronologia del procedimento
L’8.4.2016 Antigone presenta un esposto nel procedimento già aperto a carico di un medico, nonché Dirigente sanitario della struttura, per l'ipotesi di reato di omicidio colposo. La Procura avanza una prima richiesta di archiviazione, cui l'associazione si oppone.
Il 27.09.2016 il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) rigetta la richiesta di archiviazione e ordina nuove indagini. 
Il 19.07.2017 il Pubblico Ministero presenta una nuova richiesta di archiviazione e l'associazione nuovamente si oppone.
L’8.1.2018 il GIP rigetta la seconda richiesta di archiviazione e ordina al PM l’imputazione coatta per omicidio colposo contro il medico già indagato. 
Il 21.11.2018 ha inizio la fase del dibattimento. Antigone si costituisce parte civile.  Attualmente l’istruttoria dibattimentale è in corso. 
Udienza del 21.10.2020: viene sentito anche il consulente medico infettivologo di Antigone.
Udienza fissata al 16.12.2020, per sentire i testi della difesa dell'imputato.
Udienza rinviata al 24.03.2021 per impedimento del Giudice
Udienza per la discussione delle parti fissata al 2 luglio 2021.
Udienza del 2 luglio 2021: il Giudice, sulla base dei poteri di integrazione probatoria ex art. 507 c.p.p., ha disposto una nuova perizia volta ad accertare il nesso causale tra il comportamento dell'imputato e l'evento.
Udienza rinviata al 29 settembre 2021.

4. Procedimenti per le violenze che sarebbero state commesse presso la Casa circondariale di Ivrea da parte di agenti di polizia penitenziaria a danno di alcuni detenuti

Tribunale di Ivrea 

Fatti e cronologia dei procedimenti
A marzo del 2016 Antigone riceve una lettera di denuncia da parte di alcuni detenuti del carcere di Ivrea, i quali raccontano di aver assistito a  un episodio di violenza. Si tratta solo di uno dei presunti episodi di violenza che coinvolgono questa casa circondariale e che daranno vita a tre procedimenti penali in cui Antigone è coinvolta.   

Procedimento penale n. 1
Il signor H. A., nel mese di novembre del 2015, avrebbe subito abusi e violenze da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria. 
Il 18.03.2016 Antigone presenta un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ivrea. 
Il 9.05.2018 il PM avanza una richiesta di archiviazione. Antigone si oppone depositando l’atto di opposizione il 25.06.2018. 
Il 6.02.2019 il Giudice per le indagini preliminari accoglie l'opposizione e ordina ulteriori indagini sull’identificazione degli aggressori e le condizioni di salute della vittima. 
Il 20.11.2019 il Pubblico Ministero avanza una nuova richiesta di archiviazione. Antigone si oppone nuovamente il 3.12.2019. 
A febbraio del 2020 Antigone presenta istanza di avocazione rivolta al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Torino. Il Procuratore Generale può in effetti avocare a sé un procedimento, cioè prenderlo in carico quando il PM ha omesso delle attività doverose o quando il procedimento rischia l’inerzia per sua causa. 
Viene fissata un'udienza per il 22.04.2020. A causa del covid viene rinviata al 28/10/2020.
In data 26.10.2020 la Procura Generale presso la Corte di Appello di Torino, con provvedimento motivato, revoca la richiesta di archiviazione ed avoca a sé il procedimento penale.           

Procedimento penale n. 2
Il sig. T., tra giugno e luglio 2015, avrebbe subito violenze da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria presso la Casa circondariale di Ivrea. 
Ad aprile del 2018, in seguito a una denuncia presentata dal Garante comunale delle persone detenute del comune di Torino, Antigone presenta un esposto rispetto agli eventi che vedono coinvolto il sig. T. 
Il procedimento penale è iscritto contro ignoti, in quanto la Procura non ha identificato gli autori delle presunte violenze. Il 6.12.2019 Antigone presenta istanza di avocazione, chiedendo al Procuratore Generale della Corte di Appello di Torino di prendere in carico le indagini. 
Il 13.01.2020 il Pubblico Ministero avanza richiesta di archiviazione, cui Antigone si oppone con atto depositato il 29.01.2020.
In data 25.10.2020 la Procura Generale presso la Corte di Appello di Torino, con provvedimento motivato, revoca la richiesta di archiviazione ed avoca a sé il procedimento penale.

Procedimento penale n. 3
Ad aprile 2018, come per il procedimento penale su indicato, Antigone, in seguito a una denuncia del Garante comunale del comune di Ivrea, presenta un esposto per gli abusi che il signor R. avrebbe subito nel maggio del 2016. Il procedimento penale è iscritto contro ignoti.
Il 6.12.2019 Antigone presenta istanza di avocazione, come negli altri due casi, chiedendo al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Torino di avocare e dunque prendere in carico le indagini. 
Il 27.01.2020 il PM avanza richiesta di archiviazione.  A febbraio del 2020 Antigone deposita atto di opposizione. 
Il 26.10.2020 la Procura Generale presso la Corte di Appello di Torino, con provvedimento motivato, revoca la richiesta di archiviazione ed avoca il procedimento penale.

5.Processo Guerrieri, avente per oggetto la presenza illegittima in carcere di Valerio Guerrieri e la morte dello stesso, avvenuta in data 14.02.2017 presso la Casa circondariale di Regina Coeli

Tribunale di Roma 

I fatti
Il 24.02.2017 Antigone viene contattata dalla madre di Valerio Guerrieri, un giovane di ventidue anni che la notte precedente si era suicidato nella Casa circondariale di Regina Coeli, a Roma. Guerrieri era detenuto nonostante dieci giorni prima, il 14.02.2017, il Giudice avesse revocato la misura cautelare, pronunciando la sentenza di condanna che lo dichiarava parzialmente incapace di intendere e di volere. Guerrieri avrebbe dovuto essere scarcerato e ricoverato in una Rems, e invece rimane detenuto e pochi giorni dopo si suicida. 

Cronologia del procedimento 
Il 2.11.2017 Antigone presenta un esposto davanti alla Procura della Repubblica di Roma per detenzione illegittima.
Il 20.02.2018 il Pubblico Ministero chiede l’archiviazione del procedimento iscritto contro ignoti.
Il 29.03.2018 Antigone presenta opposizione alla richiesta di archiviazione. 
Il 03.01.2019 si celebra l'udienza sulla richiesta di opposizione.
Il 7.01.2019 il Giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta di archiviazione e ordina nuove indagini.
Il 16.05.2019 il PM chiede nuovamente l’archiviazione. Il procedimento passa a “contro noti” e, in particolare, contro la Direttrice dell’istituto penitenziario e contro due dipendenti del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria.
Il 29.07.2019 Antigone presenta nuovamente opposizione alla richiesta di archiviazione. 
L’udienza relativa alla richiesta di archiviazione è fissata per il 26.3.2020.
Viene rinviata al 10.9.2020 a causa dell’emergenza sanitaria in corso. 
Il 25.09.2020 il Giudice per le indagini preliminari respinge la richiesta di archiviazione e dispone l'imputazione coatta per i reati di rifiuto di atti di ufficio, indebita limitazione della libertà personale e morte o lesioni come conseguenza di un altro reato per la Direttrice della Casa circondariale “Regina Coeli” di Roma e per una seconda dipendente del DAP.
È fissata l'udienza preliminare per il 22 settembre 2021.

6. Procedimento per presunte violenze commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di alcune persone detenute presso la Casa circondariale di Viterbo

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo 

Fatti e cronologia del procedimento
A luglio del 2019 Antigone riceve una lettera da parte di una persona detenuta a Viterbo, il sig. B., il quale denuncia due episodi di violenza subiti da due persone detenute presso quel carcere e commessi da alcuni agenti di polizia penitenziaria, allegando la denuncia da lui stesso presentata. 
Il 2.10.2019 Antigone presenta un esposto. Attualmente le indagini sono in corso.

7. Procedimento per presunte violenze commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di U.M., detenuto presso la Casa circondariale di Monza

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza 

Fatti e cronologia del procedimento
Il 6.08.2019 Antigone riceve una telefonata da parte di una persona che racconta di una violenta aggressione fisica subita dal fratello, detenuto presso la Casa circondariale di Monza, ad opera di diversi agenti di polizia penitenziaria. I fatti sarebbero avvenuti nel corridoio della sezione. Il detenuto sarebbe stato preso a calci e pugni. Il sig. M., per i fatti in questione, subisce un provvedimento disciplinare che lo pone in isolamento. Il provvedimento viene impugnato. 
Il 25.09.2019 Antigone deposita un esposto denunciando i fatti.
In data 09.10.2020 è stato depositato formale sollecito per la chiusura delle indagini preliminari. 
Le indagini sono in corso. 
In data 5 ottobre 2020 la Procura della Repubblica avanza richiesta di archiviazione per l'ipotesi di tortura a carico di alcuni agenti di polizia penitenziaria per le violenze che sarebbero state commesse a danno di U.M. e per l'ipotesi di rifiuto di atto di ufficio a carico di un medico penitenziario che non avrebbe visitato U.M. dopo le violenze e dopo l'allocazione in una cella di isolamento.
Con atto del 23.11.2020 Antigone si oppone alla richiesta di archiviazione.
Il 20 aprile 2021 è stata fissata l'udienza preliminare innanzi al Tribunale di Monza a carico di 5 agenti di polizia penitenziaria per i reati lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d'ufficio e omessa denuncia a danno di U.M.
Con decreto del 22.03.2021, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto l'archiviazione della parte del procedimento relativa all'ipotesi di tortura. 
Udienza preliminare del 20.04.2021: Antigone presenta dichiarazione di costituzione di parte civile. L'udienza è rinviata al 21 maggio 2021.
All'udienza del 21 maggio 2021, Antigone si costituisce parte civile.
Il Giudice, a fronte delle eccezioni avanzate dalla difesa degli imputati, si è espresso in tal modo: "è indubbio che, i fatti per cui si procede, se provati all'esito dei giudizi, sarebbero tali da frustrare l'attività e le iniziative svolte da Antigone nel campo della tutela dei diritti dei detenuti e, dunque, le relative condotte sarebbero idonee a provocare - quantomeno - un danno di immagine dell'associazione la quale, agli occhi dell'opinione pubblica, sembrerebbe nel caso di specie aver fallito nel perseguire i propri scopi associativi; l'associazione si è inoltre occupata specificatamente ed attivamente del caso per cui si procede, come dimostrato dall'esposto presentato a tutela della p.o. dimostrando così di avere un interesse concreto e diretto all'esito della vicenda"
L'udienza preliminare è stata rinviata alla data del 2 luglio 2021.
Udienza del 2 luglio 2021: il GUP ha disposto il rinvio a giudizio di tre agenti di polizia penitenziaria ed un Ispettore Capo per il reato di lesioni aggravate; due degli agenti di polizia penitenziaria e l'Ispettore capo anche per il reato di falsità ideologica e di falsità materiale e di calunnia; uno degli agenti di polizia penitenziaria anche per il reato di violenza privata. Disposto il rinvio a giudizio anche per il Commissario Capo per i reati di falsità ideologica e di falsità materiale e di calunnia e omessa denuncia di reato. Tutti e cinque gli imputati sono stati rinviati a giudizio anche per il reato di abuso di ufficio.
Prima udienza dibattimentale fissata al 16 novembre 2021.

8. Processo per presunte torture commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di M.A., detenuto presso la Casa di reclusione di San Gimignano, nonché per rifiuto d'atti d'ufficio a carico di un medico della struttura

Tribunale di Siena 

Fatti e cronologia del procedimento
A ottobre 2019 Antigone riceve notizia di una indagine in corso presso la Procura del Tribunale di Siena per reato di tortura commesso da parte di quindici agenti di polizia penitenziaria della Casa di reclusione di San Gimignano nei cui confronti, in data 28.08.2019, viene emessa ordinanza di misura cautelare. 
Nel mese di dicembre 2019 Antigone presenta un esposto. 
In data 23.04.2020 viene fissata l'udienza preliminare, poi rinviata causa Covid al 10.09.2020.
All'udienza del 10.09.2020 Antigone si costituisce parte civile. Uno degli imputati, il medico, avanza richiesta di rito abbreviato. 
All'udienza del 15.10.2020 si costituisce responsabile civile il Ministero della Giustizia e si procede all'interrogatorio di uno degli indagati.
Rinvio al 5.11.2020
Il 26.11.2020 5 agenti vengono rinviati a giudizio per tortura. Il medico che aveva scelto il rito abbreviato viene condannato a 4 mesi di reclusione per rifiuto di atti d'ufficio, per non aver visitato e refertato la vittima.
La prima udienza dibattimentale è fissata per il 18.05.2021.
Udienza del 9 giugno 2021: il Ministero della Giustizia si costituisce parte civile e viene escluso quale responsabile civile. Viene aperto il dibattimento. Le parti avanzano le richieste istruttorie. Rinvio al 13 luglio 2021.
Udienza del 13 luglio 2021: ammissione dei mezzi istruttori e rinvio al 28 settembre 2021 per sentire i primi tre testi.

9. Procedimento per l'ipotesi di tortura commessa da agenti di polizia penitenziaria a danno di diversi detenuti presso la Casa circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino

Tribunale di Torino 

Fatti e cronologia del procedimento
A ottobre 2019 Antigone riceve notizia di una indagine in corso presso la Procura del Tribunale di Torino per diverse ipotesi di reato, tra cui anche il reato di tortura, a carico di diciassette agenti di polizia penitenziaria della CC “Lorusso e Cutugno” di Torino. Nei confronti di tredici persone viene emessa un'ordinanza di misura cautelare.
Il 25 novembre 2019 Antigone presenta un esposto. 
Il 25.08.2020 Antigone avanza richiesta per ottenere copia degli atti di indagine. Viene autorizzata. Dagli atti di indagine e dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari risulta indagato anche il Direttore del carcere per il reato di favoreggiamento personale e di omessa denuncia.
Si è in attesa della fissazione dell'udienza preliminare.

10. Procedimento penale per preseunte violenze commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di una persona detenuta presso la Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo 

Fatti e cronologia del procedimento
A gennaio del 2020 Antigone viene contattata dalla moglie e dal legale di una persona detenuta presso la Casa circondariale Pagliarelli di Palermo. Entrambi denunciano violenze e maltrattamenti subiti il 18.01.2020 dal familiare e assistito al momento dell'ingresso in carcere.
Due giorni dopo, il 20.01.2020, la persona detenuta viene portata davanti ai Giudici della Corte di Assise di Appello di Palermo per lo svolgimento del processo. In quella sede rende dichiarazioni spontanee, denunciando quando accaduto al suo arrivo in carcere. La Corte, riscontrati i segni al volto e ascoltato il racconto, trasmette gli atti alla Procura competente.
Il 22.05.2020 Antigone presenta un esposto contro gli agenti per ipotesi di tortura nonché contro i medici, i quali, secondo quanto ricostruito, non avrebbero accertato le lesioni, favorendo così gli agenti di polizia penitenziaria.
Le indagini sono in corso.

11. Procedimento penale per presunte violenze commesse da  agenti di polizia penitenziaria a danno di diversi detenuti presso la Casa di reclusione “Opera” di Milano in seguito alle rivolte scoppiate per il rischio di contagio da Covid 19

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano 

Fatti e cronologia del procedimento
A marzo 2020 Antigone viene contattata da molti familiari di persone detenute nell'istituto penitenziario milanese di Opera. Questi denunciano violenze, abusi e maltrattamenti subiti il 09.03.2020 dai propri familiari a seguito della rivolta scoppiata nel I Reparto. I familiari raccontano che le violenze sarebbero state commesse da agenti di polizia penitenziaria a rivolta finita. Vi avrebbero preso parte anche rappresentanti della Polizia di stato e dei Carabinieri.
Il 18.03.2020 Antigone deposita un esposto contro gli agenti di polizia penitenziaria per ipotesi di abusi, violenze e torture.
Le indagini sono in corso.

12. Procedimento penale per omicidio colposo in seguito alla morte di nove persone detenute presso la Casa circondariale di Modena, avvenute in seugito alle rivolte scoppiate in istituto per il rischio di contagio da Covid 19

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena 

Fatti e cronologia del procedimento
L'8 marzo 2020 Antigone apprende da fonti giornalistiche della grave rivolta scoppiata il giorno stesso presso la Casa circondariale di Modena e della morte di nove persone detenute, che sarebbe avvenuta per intossicazione da farmaci. Cinque di esse sarebbero morte nello stesso istituto, quattro a seguito di trasferimento in altri istituti. Il trasferimento sarebbe avvenuto con il nulla osta medico.
Il 18.03.2020 Antigone deposita un esposto contro gli agenti polizia penitenziaria ed il personale sanitario per omissioni e colpe per la morte dei detenuti.
Le indagini sono in corso.

In data 7 gennaio 2021, Antigone deposita una integrazione all'esposto del 18.03.2020. L'associazione prende tale decisione a seguito della formale segnalazione della denuncia presentata da cinque persone detenute per le violenze che sarebbero state commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di alcuni detenuti subito dopo la rivolta scoppiata presso la Casa circondariale di Modena nella data dell'8 marzo 2020.
Il 26.02.2021 la Procura della Repubblica ha avanzato richiesta di archiviazione, ritenendo escluso qualsiasi profilo di responsabilità in merito al decesso dei detenuti.
Il 19.03.2021 Antigone ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione.
Il Giudice per le Indagini preliminari ha fissato udienza al 7 giugno 2021.
In data 16 giugno 2021, il Giudice emette ordinanza con cui dichiara inammissibile l'opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata da Antigone e dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, "trattandosi di soggetti privi della qualifica di persone offese in riferimento ai reati ipotizzati o, pur solo astrattamente, enucleabili", e rigetta l'opposizione avanzata dai familiari di una delle vittime.
Il 30 giugno 2021, Antigone ha depositato reclamo innanzi al Tribunale di Modena per chiedere la nullità del provvedimento di archiviazione (ex art. 410 bis c.p.p.) in quanto nel provvedimento si dichiarava l'inammissibilità dell'opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dall'associazione.

13. Procedimento penale per presunte violenze commesse da  agenti di polizia penitenziaria a danno di alcune persone detenute presso la Casa circondariale di Melfi in seguito alla rivolta scoppiate per il rischio di contagio da Covid 19

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Melfi 

Fatti e cronologia del procedimento
A marzo del 2020 Antigone viene contattata dai familiari di diverse persone detenute nel carcere di Melfi. Questi denunciano gravi violenze, abusi e maltrattamenti subiti nella notte tra il 16 ed il 17 marzo 2020, alle ore 3.30 circa, dai familiari come punizione per la protesta scoppiata il 9.03.2020 in seguito alle restrizioni dettate dall'emergenza Covid-19. Secondo la ricostruzione di Antigone i detenuti sarebbero stati denudati, picchiati (anche con manganelli), insultati, messi in isolamento. Molti di essi, anche tra le vittime delle presunte torture, sono stati trasferiti. Durante le traduzioni, che in diversi casi sono state lunghe, non sarebbe stato permesso loro di andare in bagno. Ai detenuti sarebbero poi state fatte firmare delle dichiarazioni in cui avrebbero riferito di essere accidentalmente caduti, a spiegazione dei segni e delle ferite riportate. 
Il 7.04.2020 Antigone deposita un esposto contro agenti di polizia penitenziaria e medici per violenze, abusi e torture. 
Il 3 maggio 2021, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza ha avanzato richiesta di archiviazione.
In data 3 giugno 2021, Antigone presenta opposizione alla richiesta di archiviazione.

14. Procedimento penale per presunte violenze e torture commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di vari detenuti presso la Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere in seguito alle proteste per il rischio di contagio da Covid 19

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere 

Fatti e cronologia degli eventi
Ad aprile del 2020 Antigone viene contattata via e-mail, Facebook e telefonicamente da diversi familiari di persone detenute nella Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Questi denunciano abusi, violenze e torture subite dai familiari.
I detenuti  del reparto “Nilo” sarebbero stati colpiti e costretti a radersi barba e capelli dagli agenti di polizia penitenziaria. L'azione violenta si sarebbe verificata nel pomeriggio del 6.04.2020 e ne sarebbero responsabili circa 400 agenti, intervenuti in tenuta antisommossa a seguito di una protesta posta in essere il giorno precedente dai detenuti dello stesso reparto. Questi sarebbero stati preoccupati per la diffusione della notizia di un detenuto positivo al coronavirus, posto in isolamento con febbre. Nei giorni successivi i casi accertati di contagio sono saliti a quattro. Alcuni detenuti, dopo l'azione di violenza, sarebbero stati posti in isolamento. Ai pochi detenuti visitati i medici non avrebbero refertato le lesioni.
Il 20.04.2020 Antigone deposita un esposto contro la polizia penitenziaria per ipotesi di tortura e percosse e contro i medici per ipotesi di omissione di referto, falso e favoreggiamento.
Il 10 settembre 2021, viene notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari: sono 120 gli indagati per 85 capi di imputazione e 177 le persone offese.

15. Procedimento penale per presunte violenze e torture commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di diversi detenuti presso la Casa circondariale di Pavia in seguito alla rivolta scoppiata per il rischio di contagio da Covid 19

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia 

Fatti e cronologia del procedimento
A marzo 2020 Antigone viene contattata da alcuni familiari di persone detenute nella Casa circondariale di Pavia. Questi denunciano violenze e abusi, nonché trasferimenti arbitrari posti in essere nei giorni successivi alla protesta dell'otto marzo 2020. La protesta era sorta a seguito dell'interruzione dei colloqui e dell'applicazione di altre misure restrittive per far fronte alla pandemia di Covid 19 in corso. I detenuti  avrebbero protestato anche per le omissioni nell'adeguamento dell'istituto alle misure di prevenzione. Secondo le ricostruzioni la polizia avrebbe usato violenza e umiliato diverse persone detenute, colpendole, insultandole, privandole di indumenti e lasciandole senza cibo. Ai detenuti trasferiti non sarebbe stato permesso di portare alcun effetto personali né di avvisare i familiari.
Il 20.04.2020 Antigone deposita un esposto contro la polizia penitenziaria per violenze, abusi e tortura.
Le indagini sono in corso.   

16. Procedimento penale per l'ipotesi di omicidio colposo in seguito al decesso per impiccagione di una persona detenuta presso la Casa circondariale “Poggioreale” di Napoli

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli 

Fatti e cronologia del procedimento
Il 17.07.2020 i familiari di A. U., detenuto morto suicida presso la Casa circondariale “Poggioreale” di Napoli, chiedono aiuto ad Antigone.
A.U. si è suicidato il 30.06.2020. In passato aveva tentato il suicidio altre tre volte (a gennaio 2020, a marzo 2020 e in altro episodio non documentato).
A luglio 2020 Antigone deposita un esposto.
Il 27.07.2020 la Procura conferisce incarico ad un consulente/psichiatra per chiarire le condizioni di salute del detenuto. Antigone e le parti offese nominano un loro consulente. 
Il Consulente della Procura prende 60 giorni di tempo per il deposito. 
Il 27.09.2020 il consulente della Procura chiede proroga dei termini per il deposito.
Nel mese di febbraio 2021, il Consulente della Procura ha depositato un'apposita relazione sulle cause del decesso. 
Antigone ha avuto accesso alla consulenza e ai relativi allegati.

17. Procedimento penale per presunte violenze commesse da agenti a danno di alcuni detenuti. Le violenze sarebbero accadute durante il trasferimento dal carcere di Modena a quello di Ascoli Piceno, ma anche nell'istituto di Ascoli. Il procedimento riguarda anche il decesso di Salvatore Piscitelli, avvenuto dopo l'arrivo presso la Casa circondariale di Ascoli Piceno

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ascoli Piceno 

Fatti e cronologia del procedimento
Il 9 dicembre 2020 Antigone viene contattata dalla sorella di una persona detenuta, la quale invia copia della denuncia che cinque persone detenute avrebbero presentato presso la competente Procura. Nell'atto vengono denunciati episodi di violenza che sarebbero stati commessi da agenti di polizia penitenziaria a danno di persone detenute subito dopo la rivolta che si era svolta presso la Casa circondariale di Modena in data 8 marzo 2020, per i timori del contagio da Covid-19 e, in particolare, durante il trasferimento presso la Casa circondariale di Ascoli Piceno. Nell'atto vengono anche denunciate gravi omissioni che sarebbero state commesse e che avrebbero determinato il decesso di Salvatore Piscitelli presso la Casa circondariale di Ascoli Piceno.
In data 7 gennaio 2021, Antigone deposita un esposto per denunciare tali fatti.
Le indagini sono in corso.

18. Procedimento penale per l'ipotesi di omicidio colposo in seguito al decesso per impiccagione di una persona detenuta presso la Casa circondariale di Salerno 

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno 

Fatti e cronologia del procedimento 
Il 26 luglio 2020, all’età di 23 anni, il giovane rapper Jhonny Cirillo si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo alla finestra del bagno di una cella della Casa circondariale di Salerno, dove lo stesso era detenuto dal 15.6.2020 per revoca degli arresti domiciliari. Quattro giorni dopo il decesso, il 30 luglio 2020, il Presidente dell’Associazione Antigone ha pubblicato un articolo sul sito web de “L’Espresso” dal titolo “In memoria del giovane rapper Jhonny Cirillo, morto suicida in carcere”. Una settimana dopo l’ingresso in carcere del giovane, nel corso dell’udienza del 22 giugno 2020, il Giudice, dopo aver sentito il perito e dunque accertato il quadro psichiatrico visibilmente compromesso dell’arrestato, aveva disposto che il verbale di udienza venisse trasmesso al carcere per i “controlli” del caso e l’adozione di ogni “iniziativa utile” “giacché l’imputato manifesta scoramento e domanda ricovero a Villa Chiarugi.” Dopo poco più di un mese dall’ingresso in carcere, il 21 luglio 2020, Cirillo, durante il colloquio con i medici, minacciava di avviare uno sciopero della fame e della sete, e, rientrato nella camera verso le 22.30 circa, si procurava alcuni tagli sull’avambraccio sinistro. Dopo questo ulteriore gesto, veniva data e veniva stabilita la Grandissima sorveglianza custodiale. Il 26 luglio 2020, intorno alle ore 11.00, i compagni di cella di Cirillo chiamavano l’agente di reparto perché avevano ritrovato il giovane impiccato con un lenzuolo alla finestra del bagno. 
Il 22 aprile 2021 Antigone ha depositato un esposto per denunciare i fatti.
l 28 giugno 2021, la Procura della Repubblica ha avanzato richiesta di archiviazione motivando che, nonostante sia stato accertato che il provvedimento di grandissima sorveglianza non fosse stato eseguito, tuttavia l'esecuzione della sorveglianza non sarebbe stata sufficiente a evitare il decesso.
Il  4 agosto 2021, Antigone ha depositato un atto di opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura. 
È stata così fissata per il 19 ottobre 2021 l'udienza innanzi al Giudice del Tribunale di Salerno per discutere sulla opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata da Antigone e dai familiari del giovane.

 

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