Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator Gli immigrati lavorano più degli italiani. In aumento gli arrivi dall'Est Europeo, La Repubblica, 23/05/07

Gli immigrati lavorano più degli italiani. In aumento gli arrivi dall'Est Europeo, La Repubblica, 23/05/07

Per la prima volta quest'anno il Rapporto Istat dedica un ampio approfondimento agli stranieri residenti
Sono quasi tre milioni, le nazionalità prevalenti quella romena, albanese e marocchina

Gli immigrati lavorano più degli italiani. In aumento gli arrivi dall'Est Europeo

Tendono a stabilizzarsi invece le comunità "storiche", dai nordafricani ai filippini
L'88% della popolazione straniera risiede nel Centro-Nord, ben un quarto in Lombardia

 

di ROSARIA AMATO

ROMA - Quasi tre milioni di immigrati, ormai il cinque per cento della popolazione, ma con un tasso di occupazione più alto rispetto alla media italiana e un tasso di fecondità doppio, che ha fatto sì che circa la metà dell'incremento della natalità osservato per il complesso della popolazione tra il 1995 e il 2995 si possa attribuire alle donne straniere. Nonostante l'Italia abbia una "storia immigratoria" più recente di Germania, Francia, e Regno Unito, la presenza degli stranieri sta assumendo una rilevanza sempre maggiore, sotto tutti i profili, sociale, economico e culturale.

Per la prima volta quest'anno il Rapporto Istat dedica un accurato studio al fenomeno, sottolineandone gli aspetti positivi che non sempre emergono dalle cronache: "L'Italia è il Paese europeo che presenta la maggiore attrattività dei flussi migratori - spiega uno dei coordinatori del Rapporto, Valerio Terra Abrami - insieme alla Spagna. Il fatto che poi la lingua italiana non sia spendibile nè in altri Paesi d'immigrazione nè nei Paesi d'origine, rende più difficile un'ulteriore emigrazione, e facilita al contrario l'integrazione e si traduce, in molti casi, in una maggior coscienza di appartenenza e di cittadinanza".

I numeri e le nazionalità. Al 1° gennaio 2006 sono stati rilevati 2.768.000 stranieri residenti in Italia, il 4,7 per cento della popolazione. L'aumento rispetto all'anno precente è di 268.000 unità, +11,2 per cento. Rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto a quelli ex coloniali, l'Italia presenta una grande eterogeneità nelle provenienze. Un terzo degli immigrati viene da Romania (271.000), Albania (257.000) e Marocco (240.000). I rimanenti due terzi si distribuiscono in oltre 15 nazionalità: in particolare, per Cina e Ucraina si registrano oltre 100.000 presenze regolari.

Nel triennio che va dal 2003 al 2005 si è verificato un forte incremento delle comunità provenienti dall'Europa centro-orientale, in particolare Ucraina (+103,4 per cento), Moldova (+89,7 per cento) e Romania (+46,3 per cento), e un rallentamento dei flussi migratori delle comunità "storiche", e cioè quelle nordafricana (+14,6 per cento), albanese (+17 per cento) e filippina (+11,4 per cento). Per la Cina si rileva un +22,4 per cento di incremento medio annuo nel triennio considerato.

Minorenni in forte aumento. In poco più di quattro anni i minorenni sono raddoppiati dal 2,9 al 5,9 per cento, grazie all'effetto combinato di ricongiumenti familiari e nascite. Dall'ottobre 2001 al 1° gennaio 2006 infatti i minorenni sono aumentati di oltre 300.000 unità, raggiungendo quasi i 600.000 residenti. Le donne straniere hanno un tasso di fecondità di 2,45 figli contro 1,24 delle donne italiane nel 2005. Inoltre tendono ad avere figli in età più giovane, in media a 27,5 anni contro i 31,3 delle italiane.

Gli stranieri preferiscono il Nord. L'88 per cento della popolazione straniera risiede nel Centro-Nord, ben un quarto in Lombardia, con una incidenza del 7 per cento sul totale dei residenti. In Emilia Romagna l'incidenza è del 6,9 per cento, in Veneto e Umbria del 6,8 per cento, nel Lazio del 5,2 per cento.

Un elevato tasso di occupazione. Gli stranieri, rileva il Rapporto Istat, partecipano al mercato del lavoro più degli italiani: il loro tasso di attività è pari nel 2006 al 73,7 per cento, superiore di ben 12 punti percentuali rispetto a quello della media della popolazione italiana. La quota di popolazione in età lavorativa occupata è di circa nove punti percentuali più elevata per la componente straniera. Tuttavia il differenziale per gli uomini è di 14 punti, per le donne di poco meno di cinque punti percentuali.

Professioni a bassa specializzazione. Gli stranieri svolgono in prevalenza professioni a bassa specializzazioni: quasi tre stranieri su quattro sono operai o svolgono un lavoro non qualificato. Gli uomini in genere si collocano nei settori dell'edilizia, dei trasporti e dell'agricoltura, a eccezione dei cinesi che trovano largamente impiego nell'ambito della produzione tessile e dell'abbigliamento.

Le donne straniere lavorano invece soprattutto come collaboratrici domestiche nelle grandi città: nella provincia di Roma ogni 1.000 residenti ci sono oltre 20 lavoratori domestici stranieri, a Milano 13 e a Firenze 11.

Aumentano gli imprenditori stranieri. Molti immigrati tentano però con successo la strada dell'iniziativa privata: tra il 1998 gli imprenditori stranieri uomini sono passati da circa 35.000 a 106.000 e le donne da 14.000 a 32.000.

Stranieri il 32% dei carcerati. Gli stranieri sono il 21% degli imputati per fatti delittuosi e il 32% del totale della popolazione carceraria. Secondo il Rapporto il numero delle persone nate all'estero denunciate e imputate è cresciuto, passando dalle 42.617 unità del 1995 (il 7% dei denunciati e imputati nel complesso) alle 117.118 del 2004 (il 21% del complesso), con un incremento del 174,8%, incremento che tuttavia è molto minore della crescita della presenza straniera regolare registrata nello stesso periodo (+229%).

Nel Rapporto, l'Istat rileva una percentuale elevata di stranieri denunciati per furto (19% del complesso dei denunciati nati all'estero), per produzione e spaccio di stupefacenti (11,7%), per ricettazione (11,6%), per falsità in atti e persone (8,5%).
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