Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator L'«altra Firenze» al lavoro con acqua, spazzola e spugna, Il Manifesto, 04/09/07

L'«altra Firenze» al lavoro con acqua, spazzola e spugna, Il Manifesto, 04/09/07

L'«altra Firenze» al lavoro con acqua, spazzola e spugna
La risposta di chi sta a sinistra del Pd all'ordinanza del sindaco Domenici. Tra qualche curioso e qualcun'altro che cerca di investirli
Riccardo Chiari
Firenze

«Dove sono i 'lavavetri per Veltroni'?». La battuta, fulminante, si perde in un indistinto coro di clacson. Nel primo lunedì di settembre, alle cinque del pomeriggio, l'incrocio che da piazza della Libertà porta in viale don Minzoni non ammette esitazioni. Fermi col rosso, via appena brilla il verde. Perché dietro c'è la fila, undici mesi e rotti l'anno. Qui si ritrovano quelli che non approvano l'ordinanza antilavavetri. Quella che il sindaco Domenici, appena tornato dalla vacanze, difende con lunghissime interviste sui due più venduti quotidiani nazionali e naturalmente sul fiorentino La Nazione. In piazza ci sono i referenti dell'associazionismo, e quelli dei partiti alla sinistra del Pd. Un centinaio di persone, politici e militanti per lo più. Per i media è un appuntamento da non perdere: si contano otto cameramen, una decina di fotografi, altrettanti cronisti. Tutti lì, ai lati di un semaforo che cambia colore ogni minuto. Davanti ad una carreggiata a due corsie (strette) sempre satura di auto, motorini e camioncini. Insomma un posto del cavolo, anche e soprattutto per lavare i lunotti.
«Siamo tutti lavavetri». Lo striscione, bianco e blu, è sorretto da una decina di persone. «E' stata un'idea nata in rete - spiega Riccardo Torregiani - qualcuno voleva andarci subito con la spazzola davanti ai semafori, appena saputo dell'ordinanza. Poi ci diamo un minimo organizzati». Risultato: cameramen e fotografi fanno il loro mestiere e seguono passo passo Mercedes Frias e Ornella De Zordo alle prese con il mestiere del lavavetri. Immerse in un'aria irrespirabile, la parlamentare di Rifondazione e l'altrasindaco di Unaltracittà contattano, chiedono di pulire, in caso positivo tendono la mano. Un euro per Frias, una spazzolata di tergicristallo in segno di diniego per De Zordo. Al lato della strada, circondato dai cronisti, l'assessore comunale alla casa Paolo Coggiola offre il suo volto alla linea del Pdci: l'ordinanza è un errore marchiano.
Ci sono i Verdi (ma non l'assessore Del Lungo) e c'è l'Arci, c'è la Sinistra democratica e non c'è la Cgil, tranne un dirigente nazionale della Fiom che sorride perplesso. C'è anche Paulo, che viene da Brno ed è il solo a non essere abusivo qui. Alto, barbuto, sdentato, senza fissa dimora, Paulo pulisce con uno strofinaccio non troppo pulito i fari delle auto. Lo fa abitualmente, raccatta poco o niente perché l'incrocio è quello che è, si ritrae al primo cenno di fastidio da parte dell'automobilista di turno. «Pochi soldi qui». E' l'unico rimasto su piazza da una settimana a questa parte, e «tecnicamente» non è nemmeno un lavavetri .
Una signora bruna al volante di una Twingo amaranto chiede «Che cos'è?», poi se ne va sorridendo. Fa parte di una esigua minoranza, i più scattano via senza nemmeno guardarsi attorno. In compenso ci sono i curiosi: «Quando ci si vede in tv? Su che canale? Ne fate interviste? Possiamo dire la nostra?». Anche questo è diventata, prevedibilmente, l'ordinanza del Comune di Firenze sulla quale la magistratura locale continua ad avere giustificati dubbi. Intanto Letizia Santoni dà spettacolo, con un piumino spolvera i lunotti posteriori e riesce ad incassare in dieci minuti ben dieci centesimi. «Il Comune dice che i lavavetri bloccano il traffico e provocano incidenti - osserva la portavoce fiorentina di Emergency - vorrà dire che quando riapriranno le scuole le galere saranno piene di mamme in terza fila». Intanto Paulo cerca di pulire i fari di un'Audi 6, condotta da un maturo fiorentino. Quello va due metri avanti, e Paulo quasi ci lascia un piede. Inconvenienti del mestiere?
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