Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator Sulle impronte ai rom Maroni sconvolge l'Ue, Il Manifesto, 03/07/08

Sulle impronte ai rom Maroni sconvolge l'Ue, Il Manifesto, 03/07/08

Sulle impronte ai rom Maroni sconvolge l'Ue
L'Europa bacchetta ancora una volta l'Italia per le discriminazioni, ma il governo non fa marcia indietro e preferisce attaccare un magistrato che ha scarcerato due «zingari». Protestano le associazioni per i diritti umani e si avvia una campagna per proteggere i rom Il ministro difende la schedatura e attacca il Gip di Verona Il commissario europe Spidla: non tollereremo il razzismo
Stefano Milani
ROMA

Sulla ricetta italiana anti-rom l'Europa continua a storcere la bocca. Anche se ancora non c'è nessuna presa di posizione ufficiale nei confronti del nostro paese. L'Ue ribadisce, infatti, che si pronuncia solo su «fatti concreti», come se le intenzioni del ministro degli Interni Maroni di prendere le impronte ai piccoli nomadi non fossero già abbastanza gravi e «concreti» per gridare allo scandalo. E così da Bruxelles arrivano ammonimenti random, prese di posizioni in ordine sparso. Ogni giorno che passa la lista si allunga. Ieri è toccato al commissario europeo responsabile delle pari opportunità, Vladimir Spidla, affermare un concetto basilare, ma che di questi tempi è sempre meglio ribadire: «Non tollereremo nessun tipo di razzismo».
Nessun giudizio nel merito al provvedimento previsto nel pacchetto sicurezza firmato da Berlusconi ci tiene a precisare, perché «la Commissione può reagire solo di fronte a una situazione reale ed ora non è il caso». Ma ha comunque tutta l'aria di essere un monito contro il Belpaese: «La direttiva - ha ricordato Spidla - dice chiaramente che non è possibile riservare un trattamento diverso su base etnica». Il commissario Ue ha ricordato che «i rom sono una delle più grandi minoranze etniche nell'Ue, ma troppo spesso essi sono anche i cittadini dimenticati dell'Europa». Un'Europa dove «l'eguaglianza è il valore primordiale, la non discriminazione e le pari opportunità sono la cosa più importante».
A Roma, delle critiche di Bruxelles, non sembrano curarsi più di tanto. Maroni per primo, che tira dritto per la sua strada senza cedere di un millimetro: «Non c'è nessuna violazione delle norme europee, delle Carte dei diritti dei minori, nessuna violazione di nessuna norma». Va ripetendo ossessivamente da giorni. E lo ha ribadito anche ieri durante il question time alla Camera. E' un semplice «censimento», ha detto in aula, non c'è «nessuna schedatura». Dubbi sul nome da dare all'operazione ma non sui tempi e le modalità. L'identificazione nei campi nomadi, compresa quella di «tutti i minori che ci vivono» ma anche di tutti coloro che vivono nei campi, italiani e extracomunitari, dovrà concludersi entro il prossimo 15 ottobre. C'è già una tabella di marcia che i prefetti di Roma, Napoli e Milano dovranno rispettare: luglio e agosto saranno utilizzati per la raccolta delle impronte; a settembre verrà avviato il programma di scolarizzazione, che ora, ha detto Maroni, «è in studio con il ministro della Pubblica istruzione»; entro la prima metà del prossimo anno partirà l'azione del governo decidendo chi ha il diritto di rimanere in Italia e chi no, in quel caso cominceranno le espulsioni e i rimpatri.
A Milano e Napoli le identificazioni sono già cominciate da un paio di settimane, a Roma partiranno il 10 luglio. Il prefetto Carlo Mosca dovrà farsene una ragione: le impronte digitali verranno prese anche i bimbi rom dei campi della Capitale. E lunedì prossimo, durante un consiglio comunale straordinario in Campidoglio anche il sindaco Alemanno lo ribadirà. Ma a mettere i bastoni fra le ruote al ministro del Carroccio non è solo Mosca, c'è un'altra grana: quella del gip di Verona, Giorgio Piziali. Reo di non aver convalidato il fermo di quattro degli otto rom croati fermati con l'accusa di sfruttamento di minori. «Sono rammaricato», ha detto Maroni per un'ordinanza che «ha vanificato un'operazione di polizia» contro un reato così odioso. «Controlleremo - ha aggiunto - ma di più non possiamo fare, siamo nelle mani della giustizia».
Intanto, dopo la discussa motivazione («Il delicato istituto del fermo è stato piegato ad altri fini, tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale») del magistrato veronese, sono arrivate ieri, da parte dei giudici di Torino, Vicenza e Alessandria, le conferme alle richieste di fermo per gli altri rom implicati nella vicenda. L'ordinanza ha colpito anche due donne alle quali sono stati tolti i figli, di sei e otto mesi.
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