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Antigone in visita al carcere di Piacenza

Antigone Bologna ha effettuato il diciotto novembre una visita presso la Casa Circondariale di Piacenza. La visita, da tempo programmata nel quadro delle attività dell’Osservatorio sulle Condizioni di Detenzione che la nostra associazione svolge su tutto il territorio italiano, giunge a pochi giorni dalla morte di un detenuto tunisino di 27 anni, avvenuta il 5 novembre. Nel corso della visita gli osservatori hanno avuto modo di verificare la situazione di difficoltà causata dal pesante sottodimensionamento degli organici a fronte di una popolazione detenuta ben oltre i limiti di capienza tollerabile fissati dal Ministero. Il carcere di Piacenza si segnala per essere uno degli istituti in Emilia Romagna dove più penetranti sono i limiti imposti ai momenti di socialità dei detenuti e minori le risorse, in termini di opportunità formative, lavorative, ludico-espressive, cui questi possono accedere. Il sovraffollamento amplifica inoltre le criticità legate all’inadeguatezza di una struttura con pesanti problemi di umidità, infiltrazioni d’acqua e salubrità degli ambienti.
In particolare appaiono assolutamente intollerabili i disagi che i detenuti sono costretti a vivere a causa del pessimo stato dei locali docce, con tre piatti doccia per sezioni che possono arrivare ad ospitare oltre 60 detenuti, dove anche l’acqua calda scarseggia a causa della mancata manutenzione della caldaia. L’effetto combinato di tali fattori contribuisce senza dubbio ad aumentare la tensione all’interno del carcere piacentino, moltiplicando le difficoltà per chi in carcere è costretto a vivere e lavorare.

Infine è stata riscontrata una certa riluttanza da parte del personale che ha accompagnato gli osservatori di Antigone nel corso della visita a parlare del recente episodio di “morte sospetta”, liquidato nel corso dei colloqui informali avuti durante la visita come un “mero arresto cardiaco”.

L’Associazione Antigone ha auspicato che l’amministrazione della Casa Circondariale di Piacenza e i responsabili della medicina penitenziaria vogliano al più presto fare chiarezza sull’episodio, assumendo a riguardo un atteggiamento più trasparente e pubblicando se del caso la cartella clinica del detenuto deceduto, onde fugare, in un frangente così delicato per le istituzioni penitenziarie, tutti i dubbi e le perplessità che negli ultimi giorni sono stati sollevati sull’episodio.

(20 novembre 2009)
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