Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator • Roma, 12 gennaio 2006 - Sudanesi massacrati in Egitto: il diritto d’asilo e’ ormai solo un ricordo?

• Roma, 12 gennaio 2006 - Sudanesi massacrati in Egitto: il diritto d’asilo e’ ormai solo un ricordo?

SUDANESI MASSACRATI IN EGITTO: IL DIRITTO D’ASILO E’ ORMAI SOLO UN RICORDO?

Non erano venti, come inizialmente riportato dalle agenzie di stampa, le vittime tra i rifugiati e richiedenti asilo sudanesi, provenienti sia dalle zone del Sud Sudan, sia dal Darfur, brutalmente caricati dalla Polizia egiziana al Cairo lo scorso 30 dicembre: testimonianze oculari di operatori umanitari presenti in loco parlano di almeno 60 corpi, ma c’è chi dice che siano almeno una novantina i morti, molti dei quali ancora in attesa di un riconoscimento. Chi è sopravvissuto prima agli attacchi con gli idranti e poi alle pesanti cariche – uomini, donne, vecchi, bambini – si trova ora in stato di detenzione in prigioni inaccessibili agli osservatori internazionali ed in attesa di una probabile espulsione verso il paese da cui sono scappati per chiedere protezione, il Sudan. Un esame delle domande di asilo da svolgersi in tre giorni – si può immaginare con quale accuratezza! – è quanto ha “strappato” l’ACNUR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, forse per allontanare le voci che danno l’Agenzia come responsabile della richiesta di disperdere i circa 3.500 sudanesi che si erano accampati davanti ai loro uffici al Cairo.
Quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione di cosa succede quando si pretende di “esternalizzare” il diritto d’asilo a paesi troppo sommariamente giudicati “sicuri”: in seguito ad un accordo tra il Governo sudanese e quello egiziano, infatti, l’Egitto considera come immigrati clandestini tutti coloro che provengono da quel Paese, nonostante si sia ancora lontani dall’applicazione concreta degli accordi “di pace” tra Governo di Khartoum e movimenti del Sud Sudan che dovevano porre fine a venti anni di guerra, e soprattutto con una situazione di guerra aperta nella zona del Darfur: i colloqui in corso proprio in questi giorni in Nigeria, sotto l’egida delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione per l’Unità Africana e con la presenza di rappresentanti dell’Unione Europea non hanno finora portato ad una soluzione: le richieste di autonomia dei movimenti del Darfur vengono respinte da Khartoum, e nel frattempo si continua a morire o a fuggire verso il Ciad e l’Egitto.

Per questo i sudanesi presenti in Italia hanno deciso di convocare un

sit-in giovedì 12 gennaio alle ore 17.00
giardini di Piazza San Marco (angolo piazza Venezia)

Per chiedere alla comunità internazionale:
- di accertare le responsabilità dell’Egitto nelle brutali uccisioni di persone inermi tra cui molti bambini, attraverso un’inchiesta indipendente;
- di fermare tutte le espulsioni dall’Egitto verso il Sudan, riconoscendo il diritto individuale all’asilo senza respingere in blocco le domande se presentate da persone di un particolare Paese.
Per chiedere all’Italia e all’Unione Europea:
- di non cancellare il diritto di asilo “appaltandolo” a paesi che non garantiscono adeguati standard riguardo al rispetto dei diritti umani;
- di approvare normative che garantiscano l’accesso alle procedure per il riconoscimento dell’asilo, con forme di tutela durante tutto l’iter e che escludano espressamente la possibilità di trattenere il richiedente asilo in centri chiusi;
- di cancellare i vergognosi accordi di riammissione con paesi come Egitto e Libia sostituendoli con accordi che prevedano anche il trasferimento di richiedenti asilo da questi Paesi verso l’Europa con “corridoi umanitari” adottati ad esempio durante la guerra in Kossovo;
- di offrire un’accoglienza dignitosa ai richiedenti asilo presenti in Italia, senza abbandonarli a se stessi o buttandoli per strada come avvenuto a Milano ai sudanesi che avevano occupato uno stabile a via Lecco.

Promuove: Associazione “Figli del Darfur”
Aderiscono: Senza Confine, Associazione Antigone, Progetto Diritti


Per info e adesioni: 3498327322; mail to Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.;
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