Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator Una storia sbagliata. Rapporto sui diritti umani sul Cie di Ponte Galeria

Una storia sbagliata. Rapporto sui diritti umani sul Cie di Ponte Galeria

di Medici per i Diritti Umani onlus

Inadeguato a tutelare la dignità delle persone trattenute  e a garantire i loro  diritti fondamentali. Palesemente inefficace nel conseguire gli scopi che ne giustificano il funzionamento; ossia l’identificazione e il rimpatrio dei trattenuti, anche dopo il prolungamento dei tempi di trattenimento. La percentuale degli espulsi sui trattenuti nei primi 9 mesi del 2010 (43%) dimostra che meno della metà degli immigrati trattenuti/transitati nel centro di Ponte Galeria viene effettivamente rimpatriata.

Tale percentuale è del tutto identica a quella rilevata nello stesso periodo del 2009, quando il termine massimo di trattenimento era ancora di 60 giorni. Appare dunque evidente come il prolungamento dei termini massimi di trattenimento da due a sei mesi - a fronte di un peggioramento delle condizioni di vita dei trattenuti e di un ulteriore vulnus ai loro diritti - non abbia sortito alcun miglioramento nell’efficacia dei rimpatri.

Il terzo rapporto di Medici per i Diritti Umani (MEDU) sul maggiore centro di identificazione ed espulsione (CIE) italiano - quello di Ponte Galeria a Roma - non può che confermare le principali criticità emerse nel corso delle visite degli anni scorsi e rilevarne delle nuove. Criticità che si rivelano tanto più di fondo e connaturate all’istituzione CIE nella misura in cui mantengono la loro rilevanza indipendentemente dall’ente gestore presente (da marzo la cooperativa Auxilium ha sostituito la Croce Rossa Italiana nelle decennale gestione del centro) e malgrado la gestione complessiva del centro sia apparsa, al momento della visita, meno negligente e inadeguata che in passato.

Con il prolungamento del tempo massimo di permanenza a sei mesi, il CIE si configura ancora di più che in passato come un nuovo tipo d’istituzione totale con i suoi meccanismi di esclusione e di violenza, evidenziati anche dalla testimonianze raccolte. Il diritto alla salute per i trattenuti appare ancora meno garantito che in passato in ragione del fatto che l’ente gestore è in grado di assicurare solo un’assistenza sanitaria di primo livello, che il personale sanitario della ASL non ha accesso al centro e che il periodo massimo di trattenimento è stato prolungato a 6 mesi. Desta particolare preoccupazione la gestione degli psicofarmaci all’interno del centro.

Le criticità emerse in relazione alla struttura, alla modalità di funzionamento, al rispetto dei diritti fondamentali e all’efficacia del maggiore centro di identificazione ed espulsione risultano comuni alla gran parte degli altri 12 CIE presenti sul territorio italiano come documentato, anche recentemente, da indagini a livello nazionale. In considerazione di ciò, MEDU ritiene che la proposta avanzata dal Prefetto di Roma, di chiudere l’attuale CIE di Ponte Galeria, per aprirne un altro maggiormente attrezzato in un’altra zona più periferica del Lazio, non possa in alcun modo superare le criticità di fondo costantemente rilevate nel corso dei dodici anni di storia del centro.

MEDU ritiene che i dati e le evidenze acquisite nel corso degli anni sul funzionamento dei CPTA, prima, e dei CIE dopo, rendano necessario e urgente un ripensamento globale dell’istituto della detenzione amministrativa, nell’ottica di un suo superamento e dell’adozione di strategie di gestione dell’immigrazione irregolare più razionali, efficaci e rispettose dei diritti fondamentali della persona. In effetti, quella dei CIE appare essere proprio la storia sbagliata di un'istituzione, per troppi aspetti, inumana, ingiusta, inefficiente ed inutile.
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