Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator Non trasferite lo scrittore detenuto ergastolano Carmelo Musumeci dal carcere di Spoleto. Non interrompete anni di progetti di recupero

Non trasferite lo scrittore detenuto ergastolano Carmelo Musumeci dal carcere di Spoleto. Non interrompete anni di progetti di recupero

 Appello al ministro della Giustizia e al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

In piena estate in questi giorni alcune decine di detenuti sono in via di trasferimento dal carcere di Spoleto verso altre destinazioni. Spoleto è un istituto dove ci sono gli ergastolani. Sono mandati via, dispersi in giro per l’Italia, per far spazio a nuovi detenuti che possano occupare più intensivamente le celle: in due, tre, quattro per volta. Buttati uno sull’altro non come quei vecchi ergastolani che invece necessitano di spazi individuali. Poco male, poi, se ne fa le spese un lavoro ultradecennale degli operatori dell’Amministrazione penitenziaria, che dovrà ricominciare da zero in altri istituti. Poco male se nel trasferimento è coinvolto lo scrittore Carmelo Musumeci che dopo molti anni di detenzione, a Spoleto si è laureato, ha scritto libri, aperto un blog (http://www.carmelomusumeci.com/) e alimentato una battaglia civile contro l’ergastolo senza possibilità di revisione. Nulla più di questi provvedimenti tradisce l’indifferenza dell’istituzione penitenziaria alle vite che vi scorrono dentro e al lavoro che tanti suoi operatori vi svolgono.
“Ci appelliamo al ministro della Giustizia Paola Severino e al capo dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino perché sospendano immediatamente questi provvedimenti e non interrompano un percorso riuscito di risocializzazione. Negli ultimi anni Musumeci ha avuto contatti con docenti universitari, scrittori, intellettuali. Per lui si sono spese figure di altissimo prestigio internazionale come Umberto Veronesi e Margherita Hack. Dovrebbe essere un esempio per il nostro sistema penitenziario in quanto persona recuperata alla società come vuole la nostra Costituzione, invece viene punito sradicandolo dal carcere dove ha costruito il suo cambiamento.” Dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Roma, 30 luglio 2012
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