Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator La finanza creativa carceraria di Dario Stefano Dell'Aquila

La finanza creativa carceraria di Dario Stefano Dell'Aquila

La finanza creativa carceraria di Dario Stefano Dell'Aquila

 

Come sta cambiando, senza rumore, la struttura del sistema carcerario

Nuove carceri in leasing, patrimonio storico ceduto e un piano straordinario di edilizia penitenziaria a misura di Lega. Nuove carceri a Varese, Pordenone e Milano. E il carcere di Pordenone costa oggi in leasing il triplo di quanto previsto. Il ministro della giustizia Castelli è il promotore di una «riforma» a base di fatti compiuti: serve ad allargare il business degli amici costruttori e ad accarezzare la voglia di sbarre degli elettori di destra del nord. Con i nuovi sistemi di leasing, scopiazzati dagli Usa, lo stato spenderà di più, la sicurezza sarà inferiore e i detenuti staranno peggio. Una nuova e particolare forma di privatizzazione si profila in un settore sino ad ora completamente pubblico, quello degli istituti di pena. La situazione in cui versa il sistema penitenziario italiano è assai grave e in rapida evoluzione. Nel 1990 i detenuti erano circa 25.000, oggi sfiorano la soglia dei 60.000 - la cultura della tolleranza zero ha prodotto in questi anni i suoi frutti, riempiendo gli istituti di immigrati e tossicodipendenti. La capienza, una stima che il ministero cambia di volta in volta in base a criteri misteriosi, era di 36.000 posti nel 2001, è di 42.000 nel 2002. Il programma ordinario non dovrebbe andare oltre la creazione di 6000 nuovi posti a breve- medio termine. Da sempre molti giuristi insistono sulla necessità di una riscrittura del codice penale, sull'urgenza di una depenalizzazione, opzione cui persino la Lega, almeno per i reati di opinione, tempi addietro si era mostrata favorevole. Poi evidentemente si è compreso che la costruzione di nuove carceri, con gli strumenti della finanza creativa, non è meno conveniente degli anni passati, in cui i vincoli di bilancio si violavano senza tanta fantasia. Anzi. Un bel carcere fa contenti gli amici costruttori e la gente si sente più sicura. E così il piano straordinario di edilizia penitenziaria, che è anche un buon motivo di campagna elettorale in terre amiche, prevede come obiettivo prioritario la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia...

Piano straordinario

Il piano straordinario prevede infatti la costruzione di nuovi istituti di pena a Varese (43 milioni di euro) e a Pordenone (32 milioni), più la ristrutturazione di Milano Bollate (17 milioni di euro) con lo strumento della locazione finanziaria, meglio noto col nome inglese, leasing. Un modo elegante per dire che lo stato prenderà in fitto le prigioni da un privato, per poi riscattarle al termine del contratto. Ma cosa si nasconde dietro questo insolito modello di economia della pena? Per sapere dove ci porta il futuro bisogna, come sempre, dare uno sguardo al passato. Nonostante le gravi condizioni in cui versa la maggior parte degli istituti di pena italiani, nel nostro paese la spesa per l'edilizia penitenziaria non è mancata. Tutt'altro. Nel corso di 30 anni, dal primo piano ordinario di edilizia penitenziaria del 1971 alla legge finanziaria del 2000, sono stati investiti circa 5.600 miliardi di lire. Ultimo in ordine di tempo, lo stanziamento complessivo di 800 miliardi di lire, ultimo atto del centrosinistra prima del governo Berlusconi. Di queste somme, investite in base a priorità modificate con diverse varianti, rimane oggi ben poco. Rimangono circa 330 milioni di euro già impegnati e un passato di scandali, tangenti e corruzione, in qualche caso messi in luce dalla magistratura. Una gestione disinvolta sul piano finanziario che spesso, per ammissione della stessa amministrazione penitenziaria, rende difficile seguire le tracce contabili delle risorse, impegnate in un capitolo e poi spese per altre voci. Gli ultimi fondi disponibili, in via ordinaria, serviranno a completare i lavori di ristrutturazione in 10 istituti (in tutta Italia ve ne sono 230) e a costruirne altri 9. Poi basta, a meno che non si proceda a nuovi stanziamenti.

Un carcere nella città natia

L'ultimo istituto di pena, inaugurato appena qualche settimana fa dal ministro della giustizia Roberto Castelli, nel proprio collegio elettorale e nella propria città natia, Lecco, è uno dei frutti di quel residuo di risorse lasciato dal centrosinistra. Dopo, a leggere i bilanci, solo lacrime e sangue. Eppure il ministro Castelli non appare affatto scoraggiato e annuncia la costruzione di nuove carceri, a cominciare da Varese e Pordenone, annunciando il ricorso alla «finanza creativa». E' questo infatti l'elemento più importante in un piano straordinario che si limita alla costruzione di due soli nuovi istituti e alla ristrutturazione di Milano Bollate. Per la prima volta si ricorre a una nuova forma di finanziamento che modifica il rapporto pubblico- privato e apre la strada ad un futuro di privatizzazioni. Nel caso in questione si farà ricorso alla locazione finanziaria o leasing. Il leasing prevede il pagamento di un canone mensile e l'opzione di acquisto finale del bene. Anche questa opzione è purtroppo un lascito maldestro del centrosinistra. La finanziaria del 2000 (la 388/2000) ha introdotto la possibilità che l'amministrazione penitenziaria, per l'acquisizione di nuovi istituti di pena, faccia uso della locazione finanziaria, e della finanza di progetto. Ipotesi che di fatto inseriscono il capitale privato nella gestione e nella valorizzazione dell'investimento pubblico. La finanza di progetto, o project financing, prevede infatti che il privato partecipi insieme al capitale pubblico alla realizzazione di un opera di interesse collettivo. In cambio ne manterrà la gestione per tutti gli anni necessari a recuperare i capitali investiti e i relativi interessi.

Modello Tremonti

Le idee insomma erano lì e al buon Castelli non è rimasto altro che metterle in pratica, inserendo la questione dell'edilizia penitenziaria nella più generale dismissione del patrimonio pubblico, ideata dal ministro Giulio Tremonti e gestita attraverso la Patrimonio spa. Come infatti ricordava Franco Corleone in un recente articolo, questo processo di privatizzazione passa attraverso la Dike spa. Nel maggio del 2003 il consiglio di amministrazione della Patrimonio Spa, la società controllata dal ministero del tesoro nata allo scopo di gestire il processo di dismissione del patrimonio pubblico, deliberava la costituzione di una nuova società per la realizzazione dei piani di edilizia penitenziaria. Dopo appena due mesi, il ministro della giustizia presentava alla stampa la Dike Aedifica spa, società «per la realizzazione dei programmi di edilizia carceraria» controllata, appunto, dalla Patrimonio spa. A presiederla è stato chiamato il professore Adriano De Maio, rettore dell'Università Luiss. Il consiglio d'amministrazione è formato dai rappresentanti dei ministeri della giustizia e dell'economia e della stessa Patrimonio spa. Tra tutte spicca, in quanto brillante sintesi dei nuovi indirizzi governativi, la nomina a consigliere delegato di Vico Valassi, già presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance). Lo scopo della società, recita lo scarno comunicato ufficiale, è «di contribuire allo sviluppo del sistema carcerario utilizzando l'edilizia penitenziaria storica quale leva di finanziamento per le infrastrutture carcerarie moderne, riducendo così anche gli oneri a carico della finanza pubblica». E non c'è dubbio che l'ex presidente dell'Ance sia l'uomo giusto.

Patrimonio in svendita

In questa frase sta tutto il senso dell'operazione. Lo stato venderà il proprio patrimonio immobiliare (e relativi terreni edificabili), per affittare (e poi forse poi rilevare un giorno) nuovi istituti di pena. La Dike infatti conferirà alla Patrimonio circa ottanta istituti di pena. Compito della Patrimonio sarà quello di venderli per finanziare l'affitto dei nuovi istituti, i cui appalti saranno determinati dalla Dike. Al momento sono undici (Casale Monferrato, Novi Ligure, Mondovì, Elusone, Ferrara, Frosinone, Avigliano, Velletri, Pinerolo, Susa e Verona) gli istituti che la Dike ha già conferito alla Patrimonio. Gli altri, a quanto risulta già individuati dal ministero della giustizia, saranno ceduti dopo aver sentito il parere del ministero dei beni culturali e degli enti locali coinvolti. Al momento la prima stima attendibile di questa fase è di circa 530 milioni di euro: la somma che la Patrimonio Spa ha ottenuto dalla Cassa depositi e prestiti per la realizzazione dei nuovi progetti di edilizia penitenziaria. Poche ma fondate le critiche delle opposizioni. Si legge nell'interrogazione parlamentare presentata alla camera il 31 luglio 2003 dai deputati Giuseppe Fioroni e Giuseppe Fanfani che «a tutt'oggi si rileva una sostanziale assenza di controlli sulle scelte che tale società andrà a compiere e che non è contemplato alcun obbligo di relazionare alle Commissioni parlamentari competenti, né viene previsto un organismo di indirizzo e verifica dell'attività della società, mentre, essendo società privata a totale capitale pubblico e operante sui beni pubblici, essa dovrebbe dare conto del suo operato, con particolare riguardo alla gestione, valorizzazione ed eventuale alienazione del patrimonio demaniale». Al senato, in commissione giustizia, analoghe critiche sono state mosse da Nando Dalla Chiesa, di fronte ad un imperturbabile ministro Castelli che si trincera dietro i vincoli di bilancio e la ragioni dell'efficienza.

Leasing oneroso

Ma le argomentazioni del ministro non sembrano fondate. Lungi dall'essere uno strumento conveniente il leasing è molto più oneroso della semplice acquisizione di un bene immobile o della contrazione di un normale mutuo. Il vantaggio infatti è tutto sul piano finanziario. Il leasing consente di iscrivere in conto corrente, spese che altrimenti andrebbero iscritti in conto capitale, simulando così minori uscite. Non è affatto uno strumento che migliora l'efficienza, e non diminuisce i costi. Lo sanno benissimo quelle centinaia di migliaia di persone che ogni anno acquistano la propria casa con un mutuo e non in leasing. Se non ci credete basta dare un'occhiata ai numeri. Il carcere di Pordenone, previsto dal ministro nel piano straordinario, era stato inizialmente pensato con il finanziamento ordinario e il costo stimato era di 20 miliardi di lire. Nel 2003 il ministero ci ripensa e decide di inaugurare la stagione del leasing. La stima prevista è adesso di 32,5 milioni di euro, circa tre volte tanto, per un carcere dalla capienza di un centinaio di detenuti. Non sembra un buon affare,almeno per lo stato.

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