Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator Scienziato russo abbandona l'Italia. "Troppi ostacoli dalla Bossi-Fini", La Repubblica, 08/02/07

Scienziato russo abbandona l'Italia. "Troppi ostacoli dalla Bossi-Fini", La Repubblica, 08/02/07

"Collaborerò a distanza" Era borsista alla Bocconi: "Vittima della burocrazia"
Dopo lunghe traversie per permesso di soggiorno e ricongiungimento della moglie, se ne va in Olanda

Scienziato russo abbandona l'Italia
"Troppi ostacoli dalla Bossi-Fini"

di TERESA MONESTIROLI


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Bulat Sanditov

MILANO - Bulat Sanditov è sfinito. La burocrazia italiana gli ha spento l'entusiasmo, la legge Bossi-Fini gli ha tolto la speranza di riabbracciare sua moglie. E così, dopo aver lottato per un anno frugando nelle pieghe della legislatura per restare nel nostro paese regolarmente, ha deciso di rinunciare. Domenica lascerà l'Italia, destinazione Olanda.

Bulat Sanditov non è uno dei tanti immigrati clandestini in cerca fortuna, ma un giovane e promettente ricercatore russo, con due dottorati in tasca e una brillante carriera accademica davanti, che ha vinto una borsa di studio all'università Bocconi. Olga, sua moglie, a Mosca fa l'avvocato, ma era disposta a lasciare il suo paese, a rimettersi a studiare e ricominciare tutto da capo, lontana da casa, pur di stare vicino a suo marito. Anche perché ad aprile nascerà il loro primo figlio.

"Too much" (troppo) dice Bulat con un sorriso malinconico mentre impacchetta le ultime cose che ha lasciato nella stanza al primo piano del Cespri, il centro per la ricerca sull'innovazione e l'internazionalizzazione della Bocconi dove per diciotto mesi ha affiancato il professor Francesco Lissoni, direttore del centro, nel censimento dei brevetti universitari in Europa costruendo un complesso database. "È un anno che combatto, un anno passato tra uffici della questura e della prefettura a chiedere informazioni, a consegnare documenti. It is too much - sospira il ricercatore - . Mi dispiace partire, ma in Olanda le trafile burocratiche sono state molto più semplici e veloci: ho già un permesso di soggiorno. Con la Bocconi continuerò a collaborare, ma a distanza".

Bulat ha trent'anni ed è nato a Ulan Ude, una cittadina della Siberia sul lago Bajkal, quasi al confine con la Mongolia. Laureato all'università di Novosibirsk, ha preso due dottorati di ricerca: il primo in fisica della materia a Mosca, l'altro in economia a Maastricht. Un curriculum invidiabile. "Alla fine del secondo dottorato mi hanno offerto una borsa di studio a Milano e una a Strasburgo. Ho scelto la Bocconi perché conoscevo già il Cespri e mi interessava molto la loro ricerca. Non ero mai stato in Italia e mi è piaciuta moltissimo. Ma ho avuto troppo problemi".

Il calvario di Bulat inizia nell'agosto del 2005. Dopo un primo mese di assestamento, inizia le pratiche per ottenere un permesso di soggiorno regolare. Ad aiutarlo ci sono la segretaria del Cespri e il direttore del centro Francesco Lissoni che, più volte, se ne occupa personalmente. "Come borsista a contratto ricade nella categoria dei lavoratori autonomi, quindi fuori delle quote della legge Bossi Fini - racconta il professore Lissoni - . Nessuno sapeva come fargli avere il permesso di soggiorno. La legge infatti è talmente vaga che lascia spazio a molte interpretazioni". "Sono partito dalla direzione provinciale del lavoro - spiega Bulat - perché dovevano verificare che il contratto della Bocconi fosse regolare. Poi mi hanno detto che dovevo andare in prefettura per avere un visto regolare. Ho lasciato tutti i documenti richiesti e ho aspettato tre mesi, senza ottenere nessuna risposta". A quel punto tutto il centro di ricerca si mette in moto per aiutarlo.

Telefonate senza risposta, code agli sportelli, gimcane fra gli uffici, raccomandazioni di amici. Finalmente il 17 dicembre 2005 arriva il permesso di soggiorno. Dopo tanta fatica, al dipartimento si festeggia: il visto viene fotocopiato e appeso nella stanza di Lissoni dove sta ancora oggi. Bulat tira un sospiro di sollievo pensando che il peggio sia passato. Ma non è così. A gennaio inizia ad informarsi sul ricongiungimento familiare. Sua moglie Olga è stata a Milano solo tre mesi, con un visto turistico, poi è dovuta ripartire.

"Anche questa volta la trafila è lunghissima - continua Bulat - . Sono riuscito ad ottenere la mappa catastale dell'appartamento necessaria per dimostrare che la casa è abbastanza grande da poter ospitare anche mia moglie, ma mi sono arenato sul modello unico per la dichiarazione dei redditi. Io pago le tasse in Russia e non ho mai fatto il modello unico". "Abbiamo proposto alla questura di accontentarsi del contratto della Bocconi ma non c'è stato verso - spiega il professor Lissoni - . Anche io ero sfinito e stava diventando imbarazzante continuare a chiedere aiuto agli amici.

Così abbiamo rinunciato. Ma la prossima volta che decido di prendere un ricercatore dall'estero mi procuro prima un buon avvocato. Perché il problema non sono mai state le persone, ma la legge. In questo anno abbiamo incontrato funzionari gentilissimi che si sono fatti in quattro per cercare di aiutarci, ma la Bossi-Fini prende in considerazione solo due categorie: i professori con una cattedra o gli assegni di ricerca. E tutte le altre forme di contratto?". E sospira: "Peccato, perché Bulat è davvero uno come ce ne sono pochi".
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