Free cookie consent management tool by TermsFeed Policy Generator Che fine hanno fatto gli Stati Generali? Gli interventi dei partecipanti

Che fine hanno fatto gli Stati Generali? Gli interventi dei partecipanti

GLI INTERVENTI DEI PARTECIPANTI

Luca Zevi, architetto e urbanista: gli Stati generali hanno avuto il merito di riportare in discussione il tema dell’edilizia penitenziaria in Italia, ferma dalla fine degli anni ‘70, quando era all’avanguardia. Anche a questo proposito, però, è in corso un rallentamento da parte degli organi politici, così che le strutture auspicate dagli Stati generali, non più isolate e murate, dotate di spazi di incontro familiare e alloggi personali con spazi comuni di socializzazione, trovano alcune difficoltà ad essere realizzate (esempio del progetto del carcere di Nola, modificato successivamente per recuperare alcuni dei criteri degli Stati generali). Proposta di creazione di un manuale di progettazione e ristrutturazione. (Ascolta l'intero intervento)

Marcello Bortolato, Magistrato di Sorveglianza presso il Tribunale di Padova: gli Stati generali avevano aperto alla possibilità di cambiare la vita detentiva senza cambiare le leggi. Tuttavia, la vita dei detenuti non ha subito grandi cambiamenti nell’ultimo anno e mezzo. Il discorso sull’uso del linguaggio, ad esempio, è stato frainteso e non ha prodotto i risultati sperati; dunque è necessario chiarire al meglio le proprie proposte per restare nel dibattito pubblico. La legge delega merita fiducia, perché porta con sé elementi positivi nonostante le difficoltà poste dal mutato contesto politico. Per quanto riguarda le pene alternative, il loro aumento non può considerarsi decisivo poiché continuano ad essere applicate per la maggior parte su individui dalle sentenze brevi e non sempre mirate alla detenzione. (Ascolta l'intero intervento)    

Tamar Pitch, Ordinario di Sociologia del Diritto all’Università degli Studi di Perugia: è necessario introdurre il problema delle carceri femminili. La proposta mossa durante gli Stati generali di creare un Dipartimento apposito sul modello di quello per la giustizia minorile non ha avuto seguito, dunque la detenzione femminile necessita ancora di ricevere attenzione. Si riconosce di nuovo la necessità di incidere sulla cultura penitenziaria. (Ascolta l'intero intervento)  

Riccardo Polidoro, responsabile dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane: viene ribadita l’importanza della sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Proposta di uno spot televisivo istituzionale sull’importanza della pena, ancora in considerazione da parte del Ministero della Giustizia. In corso anche esperimenti di porte aperte in carcere in due strutture del territorio nazionale. (Ascolta l'intero intervento)   

Claudio Sarzotti, Ordinario di Sociologia del Diritto all’Università degli Studi di Torino: gli Stati generali sono stati una buona pratica di democrazia partecipata, che ha visto l’impegno della società civile e dei professionisti del settore; il problema che si presenta ora all’assemblea è dare continuità istituzionale e stabilità al lavoro che è stato fatto. È stato proposto a tal scopo di istituire un organo tecnico consultivo, un interlocutore tra società civile e decisori politici o amministrazione penitenziaria. (Ascolta l'intero intervento)   

Lucia Castellano, direttore generale per l’Esecuzione Penale Esterna della Giustizia Minorile e Comunità: l’attività degli Stati generali è stata preparare il terreno per una rivoluzione culturale tale da poter intraprendere una regia territoriale in grado di fornire un’attenzione nuova alle condizioni penitenziarie e soprattutto alle misure alternative, con l’obiettivo di moltiplicarne il numero. (Ascolta l'intero intervento)   

Franco Corleone, coordinatore nazionale dei Garanti Territoriali per i Diritti dei Detenuti: necessità di recuperare il pensiero iniziale degli Stati generali, per poter operare una rivoluzione nell’ambito penale. A livello politico i più recenti decreti legislativi sembrano andare nella direzione opposta agli sforzi degli Stati generali, perciò è necessario ripartire dagli aspetti più pratici del carcere ed evitare a ogni costo il rischio di mettere in atto un’operazione di copertura delle gravi inadempienze politiche e culturali. (Ascolta l'intero intervento) 

Arturo Salerni, avvocato: la fase a partire dal 2012 e dalle prescrizioni del Consiglio d’Europa sulla giustizia ha prodotto dei buoni risultati a livello delle misure dell’esecuzione penale e della riduzione del numero dei detenuti. Ora tale numero è di nuovo in crescita e le riforme più recenti mostrano un irrigidimento del sistema penale (ad es. aumentando le pene minime), una situazione deludente rispetto al clima di rinnovamento che era stato rappresentato dagli Stati generali. (Ascolta l'intero intervento)

Michele Passione, coordinatore dell’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Firenze: la politica deve fare il suo corso. Gli Stati generali hanno fornito il loro sapere tecnico, ora possono solo muovere la pretesa che ciò che hanno dato alla politica venga trasformato non soltanto in pubblicazioni, ma anche in fatti concreti. A questo punto è necessario che i giuristi scrivano le norme, non dipende più strettamente dagli Stati generali.  (Ascolta l'intero intervento)

Cesare Burdese, architetto esperto di architettura e edilizia penitenziaria: gli Stati generali hanno affrontato il problema dell’edilizia penitenziaria. Tuttavia, perché si attui un vero cambiamento, è necessario formare una cultura architettonica capace di trasformare i principi in pratica. A tal fine bisognerebbe adottare due misure: una moratoria sulla progettazione di nuove prigioni, con la creazione di tavoli di lavoro multidisciplinari; affidare progettazioni e ricostruzioni a gare d’appalto internazionali, per favorire lo scambio di buone pratiche. (Ascolta l'intero intervento) 

Giuseppe Mosconi, Ordinario di Sociologia del Diritto all’Università degli Studi di Padova: la giustizia riparativa non dovrebbe essere reo centrica, ma fondata sulle relazioni sociali, inclusa quella tra autore e vittima. Va concepita, inoltre, in ogni stato e grado del procedimento. Ciò che forse non è stato recepito abbastanza chiaramente è il fatto che la giustizia riparativa, per rispondere al meglio ai suoi principi, dovrebbe essere collocata all’inizio del percorso penale, e soprattutto che non dovrebbe essere considerata solo uno strumento complementare al modello penale tradizionale, ma un’alternativa a questo. (Ascolta l'intero intervento)  

Stefano Cecconi, coordinatore nazionale della Campagna StopOPG: a proposito dell’eventualità che un emendamento trasformi le REMS in strutture simili ai vecchi OPG. Pur opponendosi a tale misura, è necessario riconoscere da dove deriva: nelle carceri manca la cura dei detenuti, manca l’applicazione delle misure alternative per i casi che non possono restare in carcere.  Bisogna assumersi la responsabilità di garantire il diritto alla salute e alla cura per i detenuti. (Ascolta l'intero intervento)

Fabio Gianfilippi, magistrato di Sorveglianza presso il Tribunale di Spoleto: alcuni punti fondamentali da affrontare: l’importanza di divulgare ancora il lavoro degli Stati generali, anche all’interno delle carceri; l’importanza dell’udienza del tribunale di sorveglianza sulla legge delega proposta dagli Stati generali; la necessità di incrementare le misure alternative, in particolare quelle che permettono la socializzazione; la necessità di rivedere il 41bis alla luce delle sue ragioni e non solo come sistema separato. (Ascolta l'intero intervento)   

Carla Ciavarella, dirigente penitenziario, direttore Ufficio I - Affari Generali-Programmazione-Studio ricerca e relazioni internazionali: a proposito dell’importanza della comunicazione porta ad esempio il caso del profondo cambiamento del sistema penale avvenuto in Finlandia a partire dagli anni ‘60, che ha fatto largo uso della comunicazione di massa su temi connessi a detenzione e misure alternative. Bisogna capire come applicare quel modello comunicativo in Italia, come far accedere la società alle tematiche del carcere. (Ascolta l'intero intervento) 

Federica Brunelli, mediatrice esperta in programmi di giustizia riparativa presso il Centro per la Giustizia riparativa e la mediazione penale di Milano: due cose non sono state fatte dagli Stati generali: l’inserimento di una previsione normativa specifica per la giustizia riparativa, che la collochi come modello di giustizia pienamente riconosciuto; l’identificazione di criteri per l’accreditamento dei mediatori esperti in programmi di giustizia riparativa. Ciò che di positivo è stato fatto, è stato aver riconosciuto alla giustizia riparativa uno spazio specifico, che ha portato ad un incremento della fiducia nei confronti delle sue pratiche. (Ascolta l'intero intervento) 

Lia Sacerdote, presidente dell’Associazione Bambinisenzasbarre Onlus: vuole discutere il tema dell’infanzia in carcere, dei bambini figli di detenuti: in alcune carceri femminili sono ancora presenti degli asili nido. Questo problema è affrontato nella legge delega, tuttavia sarà necessario da parte degli Stati generali presidiarne l’applicazione, per garantire il riconoscimento della tutela dell’infanzia. (Ascolta l'intero intervento) 

Ornella Favero, presidente della Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia: gli Stati generali meritano di essere continuati, perché possono contribuire a portare alla luce delle situazioni critiche e rappresentare un punto di riferimento per chi vuole portare un cambiamento nel sistema penitenziario. Questo lavoro può sostenere delle sperimentazioni, ad esempio nella risoluzione dei conflitti interni al carcere, o nell’accesso alla rappresentanza dei detenuti in alcune carceri. In questo contesto è necessario anche fare uso di strumenti di comunicazione nuovi. (Ascolta l'intero intervento) 

Nerina Dirindin, senatrice: per proseguire il lavoro positivo degli Stati generali è necessario da un lato porsi un obiettivo comune e aprirsi alla rete e alla comunicazione, dall’altro combattere l’ignoranza generalizzata sulla situazione del sistema penale. Le iniziative di apertura all’opinione pubblica vanno fatte direttamente dalle carceri, per far conoscere i diritti dei detenuti, ma anche degli operatori e dei volontari. (Ascolta l'intero intervento) 

Alessandra Naldi, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano: un aspetto positivo degli Stati generali è stata la creazione di un confronto tra persone provenienti da ambiti professionali diversi. Il cambiamento culturale avvenuto tra gli operatori deve essere trasmesso ai media, per mutare l’atteggiamento generale nei confronti delle tematiche relative al carcere. Una nota negativa è il fatto che, nonostante sia aumentato il ricorso alle pene alternative, i numeri dei detenuti in carcere siano cresciuti: le alternative alla detenzione devono essere tali, sostituire il carcere, non aggiungersi ad esso. (Ascolta l'intero intervento)   

CONCLUSIONI  

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone: le numerose richieste di partecipazione a questo evento a un anno dalla chiusura degli Stati generali mostrano la necessità di ricreare una sorta di alleanza strategica tra gli operatori del carcere. Antigone è a disposizione per facilitare questo processo, per scongiurare il rischio che ogni ambito lavorativo (avvocatura, operatori del carcere, amministrazione, ecc.) torni a chiudersi in se stesso e smetta di confrontarsi con gli altri. (Ascolta l'intero intervento)

Ascolta gli interventi introduttivi.

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