Prigioni d'Italia dopo un anno di governo, Liberazione 15/5/07

di Davide Vari


Luci e ombre del sistema dopo la misura che ha estinto la pena per 13mila persone. Arriva il Garante ma molti istituti non rispettano i regolamenti. Un dossier di Prc e Antigone.



Un'occasione per fare il punto, per analizzare e approfondire lo stato delle carceri nel dopo indulto. Lo ha fatto ieri rifondazione comunista organizzando un dibattito dal titolo esplicito: «Carcere e pena dopo un anno di governo». Presenti Giuliano Pisapia, Graziella Mascia, Imma Barbarossa; Arturo Salerni, Daniele Farina, Susanna Marietti di Antigone e Luigi Nieri.
Un dibattito inevitabilmente "viziato" dalle recenti campagne mediatiche inneggianti alla sicurezza e alla tolleranza zero - alla quale, secondo lo stesso Pisapia, bisogna contrapporre «informazione, informazione, informazione» - e che ciò nonostante è riuscito ad offrire un quadro completo sullo stato degli istituti penitenziari nel nostro paese.

Sul tavolo tante questioni: il rispetto dei regolamenti penitenziari - sui 23 istituti oggetto di osservazione nessuno rispetta integralmente il regolamento; l'assistenza sanitaria - si registra un uso massiccio di psicofarmaci; i dati sull'indulto, dai quali si ricava un sostanziale successo visto che, un numero su tutti, solo il 12% dei beneficiari hanno commesso nuovi reati; infine la questione del garante per i diritti dei detenuti che, grazie al lavoro di Graziella Mascia, Daniele Farina e Mercedes Frias è arrivato finalmente in parlamento. «Un Garante - ha spiegato la stessa Mascia - che sarà un collegio di cinque persone e tutte di nomina parlamentare, potrà entrare in tutti i settori del carcere in ogni ora del giorno e della notte, non avrà l'obbligo di essere accompagnato da agenti o direttori, e potrà avere colloqui riservati con i detenuti ma anche con gli agenti penitenziari».
Su tutto la questione della depenalizzazione dei reati. Dopo l'indulto, che ha portato ad una situazione quantomeno vivibile le carceri italiane, il nodo di fondo da risolvere, il nodo senza il quale l'indulto stesso sarebbe vanificato, è proprio quello relativo alla riforma del sistema penale. Un lavoro questo coordinato dallo stesso Giuliano Pisapia in qualità di presidente della commissione di riforma del codice penale. Un modo per restringere sempre più l'ambito della punibilità penale onde evitare il nuovo riempimento degli istituti di pena. Un carcere che deve quindi diventare extrema ratio.
Inevitabili i riferimenti a due leggi ancora in vigore: la Bossi-Fini sull'immigrazione e la Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze. Due leggi che hanno riempito e continuano a riempire gli istituti di pena. Dunque depenalizzazione di tutte le pratiche di consumo e depenalizzazione di tutto ciò che riguarda la condizione giuridica dello straniero.
Ma sono anche altre le riforme da fare: l'introduzione del crimine di tortura nel codice penale, il nuovo ordinamento penitenziario per i minori, l'esclusione dal circuito carcerario dei bambini figli di madri detenute, l'applicazione piena e incondizionata del Regolamento di esecuzione entrato in vigore il 20 settembre del 2000 ed il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.
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