Immigrati, stragi senza sosta, Il Manifesto, 20/07/07

Immigrati, stragi senza sosta
Cinquanta dispersi al largo delle Canarie. Mentre la procura di Agrigento apre un'inchiesta sul naufragio di due giorni fa nel Canale di Sicilia. La Cei: «La soluzione non è il contrasto all'immigrazione clandestina»
S.D.Q.

L'altro ieri due naufragi nel Canale di Sicilia, con almeno undici dispersi e cinque cadaveri recuperati. Ieri, ennesima tragedia del mare. Questa volta di fronte alle coste spagnole: un barcone si è rovesciato a 90 miglia a sud di Tenerife. Il capovolgimento dell'imbarcazione si sarebbe verificato tra il primo e il secondo trasbordo degli immigrati sulle navi del «Salvamiento Maritimo», la Luz de Mar e la Conde de Gondomar. Sono riuscite a mettere in salvo solo quarantotto persone. I superstiti hanno raccontato che con loro viaggiavano almeno altre 50 persone. In effetti non si capisce bene come mai la loro testimonianza non sia suffragata dagli uomini della Guardia Costiera, che secondo la ricostruzione erano presenti al momento dell'incidente. Dalle fonti ufficiali spagnole, infatti, arriva solo una conferma indiretta del racconto dei naufraghi: «Nel cayuco potevano entrare tra le 100 e le 105 persone», ha dichiarato il delegato del governo delle Canarie, José Segura. Da parte dei marinai, invece, soltanto una spiegazione delle possibili cause del ribaltamento: le cattive condizioni del mare, hanno spiegato, ma anche il «nervosismo» degli immigrati.
Quanto accaduto a sud di Tenerife è per certi versi, molto simile a quanto successo due giorni fa nel Canale di Sicilia, 40 miglia a sud di Lampedusa, quando una barca si è rovesciata mentre si stava avvicinando la corvetta della Marina militare «Sfinge»: la Procura di Agrigento ieri ha aperto un'inchiesta. I morti, in questo caso sono stati quattro. Tra loro anche un bambino. I reati ipotizzati sono di omicidio e naufragio colposo. Intanto, ieri gli sbarchi non si sono fermati: in mattinata è approdato sull'isola di Lampedusa un barcone con 259 persone, tra cui 16 donne. Per cercare di decongestionare il centro di primo soccorso, che ha solo 190 posti, sono stati trasferite ieri diverse persone. E mentre ieri il presidente maltese Edward Fenech Adami ha inviato una lettera al leader libico - da cui si presume partano le imbarcazioni che cercano di raggiungere l'Europa - per chiedere collaborazione, lo stillicidio di vittime nel Mediterraneo ha spinto la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale a intervenire: di fronte a tutto questo, scrivono, «l'unico rimedio non sarà il potenziamento del contrasto in mare all'immigrazione clandestina». Servono, invece, «interventi più radicali» per risolvere «le cause stesse di queste fughe disperate da paesi in cui si lotta per la sopravvivenza».
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