L'assedio razzista di Pavia, Il Manifesto, 07/09/07

L'assedio razzista di Pavia
Al grido «riprendeteveli, sono zingari» e addosso t-shirt con scritto «rom animali», nei comuni del pavese impazza la protesta contro gli sgomberati dell'ex Snia. La polizia li salva dal linciaggio. L'estrema destra e la Lega aizzano la rivolta
Clelia Cirvilleri
Pavia

«Giovanni, vieni subito, qua fuori c'è gente cattiva che vuole ammazzarci. Chiama tu la polizia. I bambini piangono, abbiamo tanta paura». Si è infranta così l'illusione della prima notte tranquilla per «i rom di Pavia». La telefonata è partita tardi la sera, mercoledì, poche ore soltanto dopo il trasferimento in «località sicure» (e accuratamente tenute segrete) disposta dal prefetto. A rispondere è stato Giovanni Giovannetti, presidente del circolo Pasolini e soprattutto angelo custode di questa povera gente: per mesi c'è stato giorno e notte, ha trattato e mediato. E forse, mercoledì, anche lui se ne è tornato a casa sperando che fosse la volta buona.
Non lo era: il segreto imposto dalle autorità non ha resistito al tamtam della paura dello zingaro. Nelle campagne di Albuzzano, sull'aia del cascinale semidiroccato (senza luce né acqua, peraltro) dove erano stati sistemati una trentina di rumeni, Giovanni, il consigliere comunale Irene Campari (se lui è l'angelo, lei dei rom è la fatina buona) e gli altri volonterosi accorsi da Pavia hanno trovato un manipolo di giovani di Forza nuova, accompagnati dalle autorità cittadine e acclamati da qualche cittadino. Nello stesso momento, la medesima scena si stava svolgendo una ventina di chilometri più ad est. Nel comune di Pieve Porto Morone, in località Gandina, il vescovado ha accolto in una casa di sua proprietà il gruppo più consistente: una quarantina di persone, molti bambini, un ragazzo in carrozzina. Anche qui la popolazione, ben organizzata dalla giunta leghista, non ha tardato ad esprimere il proprio dissenso. Sollecitati dai volontari sono arrivati i rinforzi di polizia e carabinieri, che hanno disperso le proteste e sono rimasti a proteggere i rumeni ospiti.
Ma i fatti di mercoledì sera erano solo un assaggio. Ieri, sempre a Gardina, già dal mattino, la Lega ha organizzato un presidio permanente. Riconoscibile dai classici gazebo, la strategia padana (quella che ha fatto le sue prove ad Opera, dove l'anno scorso hanno bruciato le tende della Protezione civile) non cambia: sotto casa non li vogliamo, che se ne tornino da dove son venuti. Quando si chiede chiarimenti sulle ragioni specifiche del rifiuto rivolto a persone arrivate sul territorio comunale da poche ore la riposta è: «Gli zingari rubano, si prostituiscono, vivono alle nostre spalle, hanno tutti i cellulari ultimo modello e le mercedes» e il campionario solito dell'accogliente lombardo-veneto. I sindaci dei comuni colpiti dal flagello rom hanno stabilito immediati contatti: ieri sera ad Albuzzano il primo vertice, sabato andranno a manifestare davanti al comune di Pavia, al grido «riprendeteveli».
Il risveglio ad Albuzzano non è stato più tranquillo: molti bambini non erano riusciti a prendere sonno, terrorizzati dal trambusto della notte. Sono arrivati i medici a visitarli, uno aveva la febbre alta. In generale non si può dire che qualche materasso buttato a terra in una ex stalla e dovendo dipendere per mangiare, bere e lavarsi dalla generosità dei volontari, siano condizioni nemmeno provvisorie di esistenza. Senza contare l'impossibilità di uscire per rifornirsi o, nemmeno a dirlo, per andare a lavorare: il piantone dei carabinieri non può far passare nessuno, causa pericolo linciaggio.
Parole grosse? Esagerazioni giornalistiche? Ieri pomeriggio, all'arrivo di Irene Campari davanti alla casa di Gardina, gli agenti hanno dovuto interporsi per contenere i cittadini che si scagliavano contro il consigliere. «Comunista di merda, vattene a Cuba con i tuoi zingari» è stato il commento più educato. Mentre Irene e Giovanni entravano nella casa per proteggersi dagli umori della folla, un rapido sguardo al piazzale raccontava molto del popolo di questo nord ex-contadino e ex-accogliente: signore di mezza età con il maglioncino sulle spalle e il rossetto rosso per le televisioni che raccontano di quando, a Natale, «questi qua» sono entrati in casa della cognata e «hanno portato via persino i regali per le figlie» (pare fossero dei cellulari di marca, è stato specificato). Le ragazzine con gli occhialoni a specchio stile sorelle Cappa un po' meno loquaci, ma pronte ad indossare le belle fasce verdi distribuite dall'organizzatissimo presidio della Lega. Fra i ragazzini (sempre fra i 12 e i 16), alcuni portavano magliette scritte a mano: «Rom=animali»; «Con noi o contro di noi. Meglio un anno da italiani che cento da zingari». Sulle spalle, come decorazione, croci celtiche. E poi c'erano i pensionati, che portavano argomenti politici più articolati: «Se fosse gente che lavora li accoglieremmo a braccia aperte. Ma questi non sono come noi che a quattordici anni ci spaccavamo la schiena, vengono a casa nostra per rubarci tutto e basta».
Almeno loro, bisogna dire, cercano di discutere le loro ragioni con gli esponenti politici intervenuti sul posto. Parlano soprattutto con Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc, «perché lei la vedo sempre in televisione». Lui cerca di spiegare che le popolazioni non saranno lasciate a loro stesse, che le istituzioni si occuperanno dell'integrazione e della gestione del problema. «O almeno dovrebbero farlo», dice Alberto Burgio, deputato Prc, che per un po' ascolta ma poi si allontana, osserva e spiega: «Qui c'è stata una gestione irresponsabile da parte della giunta di centrosinistra di Pavia. Ha aperto uno spazio, ha fornito l'alibi; è naturale che la destra si organizzi, che soffi sul fuoco delle peggiori intolleranze».
L'atmosfera è troppo tesa, e le forze dell'ordine non concedono alla stampa di entrare nella casa. Barricato all'interno con gli altri, Stan parla al telefono con la voce disperata: «Io e mia moglie non possiamo andare al lavoro. I miei bambini di 3, 5 e 6 anni sono spaventatissimi, non riusciamo a farli mangiare. Non capisco perché non ci vogliono. Non facciamo del male a nessuno. Poco fa, sono riusciti a fare il giro della casa e hanno cominciato a tirare sassi ai vetri».
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