L'Unione ferma al semaforo, P.Gonnella, Il Manifesto 22/09/07

Fermi al semaforo. Di questo si è parlato per settimane, come si trattasse di un'emergenza mondiale. Pochi lavavetri da arrestare agli incroci delle nostre città, in un dibattito scomposto perfino sotto il profilo giuridico. Fermi al semaforo. E' lì che sono i componenti del centrosinistra che quel dibattito hanno con superficialità inventato
L'Unione ferma al semaforo
Patrizio Gonnella

Fermi al semaforo. Di questo si è parlato per settimane, come si trattasse di un'emergenza mondiale. Pochi lavavetri da arrestare agli incroci delle nostre città, in un dibattito scomposto perfino sotto il profilo giuridico. Fermi al semaforo. E' lì che sono i componenti del centrosinistra che quel dibattito hanno con superficialità inventato.
Un semaforo culturale, che sbarra la strada al percorso di costruzione o rafforzamento di una società coesa, solidale, affettuosa, vendendolo sull'altare di una momentanea manciata di labilissimi voti. Un semaforo politico, che sbarra la strada a un progetto organico e razionale, dove il provvedimento di indulto non poteva essere altro che un'azione preliminare e improcrastinabile di un cammino inevitabilmente più lento. L'indulto doveva tendere verso una riduzione dei numeri della detenzione che fosse strutturale e non posticcia, al fine di gettare le fondamenta in una liberazione dalla necessità del crimine ovunque questo fosse possibile, riservando le galere solo a quei casi dove l'intervento dello stato non può essere a monte ma inevitabilmente solo a valle. Il ministro Mastella ieri ci ha ricordato che l'indulto ha costituito una misura eccezionale votata dalla stragrande maggioranza del parlamento. Lo votò Forza Italia, lo votarono Ds e Dl, il futuro Pd.
Il presidente Napolitano, presente ieri alla festa della polizia penitenziaria, all'indomani dell'approvazione dell'indulto spiegava alle forze politiche che lo avevano votato quanto fosse ora importante dar vita a un programma di riforme che impedisse il ripristinarsi delle tragiche condizioni di affollamento penitenziario per far fronte alle quali il provvedimento era stato adottato. La più importante di tali riforme non poteva che essere la riscrittura del codice penale, nonchè le abrogazioni delle leggi dell'era Berlusconi su immigrazione, droghe, recidiva, generatrici di percentuali altissime di popolazione detenuta. Quando il capo dello Stato spiegava che dopo un atto di clemenza sarebbero state necessarie riforme strutturali, certo non si riferiva a quelle misure preannunciate come l'ultimo dei pacchetti sicurezza.
Siamo dunque alla schizofrenia politica. Fu votato l'indulto a maggioranza bulgara e a maggioranza bulgara fu scaricato al primo detenuto uscito e poi rientrato.
Ora, invece di far finta di voler perseguire dannosissime riforme che tutti sanno non esserci il tempo di approvare, il centrosinistra potrebbe piuttosto badare a due leggi che in altri tempi si sarebbero sperate iscritte nel suo Dna.
Due leggi vicine all'approvazione definitiva e pendenti in senato. La previsione del crimine di tortura e l'istituzione di un organismo indipendente di controllo dei luoghi di detenzione. Chiediamo a Guido Calvi, Anna Finocchiaro, Massimo Brutti, Cesare Salvi, Giovanni Russo Spena, Luisa Boccia, di fare quanto è loro possibile per approvare due leggi di sinistra. Ciò potrebbe aiutare a ricostruire un tessuto comunitario coeso dopo il terremoto culturale di quest'estate.
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