Primo maggio, pestaggio al Cpt di Ponte Galeria, Il Manifesto, 03/05/08

Irruzione della polizia dopo una protesta degli immigrati per la mancata distribuzione della colazione
Primo maggio, pestaggio al Cpt di Ponte Galeria
o. c.
Roma

Che i centri di detenzione siano luoghi di sospensione del diritto è ormai inopinabile. E purtroppo la cosa viene costantemente confermata. Ieri l'ennesima prova che chi finisce in queste galere etniche è costretto a subire ogni violenza, oltre alla principale, finire rinchiuso in un carcere senza 'colpe'. Roma, centro di detenzione di Ponte Galeria. Ora di colazione. Latte, pane, marmellata. In un luogo dove nemmeno il caffè è possibile farsi da soli. E chi opta comunque per un caffè solubile pomeridiano lo deve fare utilizzando l'acqua calda del rubinetto. Ma ieri mattina il pane e la marmellata erano finiti. Più di un cittadino straniero ha protestato con la Croce Rossa, che il centro di Ponte Galeria lo gestisce. Immediatamente è stato richiesto l'intervento della polizia che è entrata, manganelli in pugno e ha cominciato a picchiare a destra e a manca, come raccontano i cittadini reclusi. Già che c'erano i poliziotti, sempre secondo il racconto dei migranti, sono entrati anche nel piccolo spazio adibito al bar (per il fugace caffè e i pochi acquisti possibili, visto che rimane aperto meno di un'ora) e hanno strattonato e spintonato chi faceva la coda.
Erano passate poche ore che di nuovo la polizia è entrare nel centro. Questa volta per punire un cittadino algerino che aveva chiesto al mattino, assieme ad altri detenuti, perché il bar non fosse ancora aperto. Voleva acquistare le sigarette, unico lusso concesso. Anche questo a qualcuno non è piaciuto. La polizia, hanno raccontato i detenuti, lo ha preso, ammanettato, portato in una stanza e picchiato. Quando il cittadino algerino è tornato aveva una mano fasciata e diverse contusioni alla schiena e al petto. E' lui stesso a raccontare di essere stato pestato da sei poliziotti.
Purtroppo queste sono le storie quotidiane che si ripetono in tutti centri di detenzione italiani, quelli che il governo di centro sinistra voleva «superare» e che in realtà non ha neppure sfiorato. Le storie che raccontano i detenuti di Ponte Galeria sono le stesse che si sentono ovunque, da Gorizia a Trapani. Cittadini in Italia da decenni, fermati e sbattuti nel centro, privati di qualunque diritto. In attesa di espulsione verso paesi che non vedono letteralmente da secoli e che non conoscono più.
Le espulsioni sono regolari, dicono i detenuti del centro, avvengono quasi quotidianamente, verso Marocco, Tunisia soprattutto. Ma anche verso l'Egitto. Dentro ci sono anche cittadini comunitari, romeni, vittime di uno degli ultimi atti del governo Prodi. E ci sono donne. Chi sta dentro denuncia anche che fino a qualche giorno fa non c'erano abbastanza materassi per far dormire tutti i detenuti, che attualmente dovrebbero essere oltre un centinaio.
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