L'Ue vuole cacciare i migranti, Il Manifesto, 06/05/08

Accordo Sarkozy-Zapatero per una direttiva liberticida: nei cpt fino a 18 mesi, via in 8 milioni
L'Ue vuole cacciare i migranti
Alberto D'Argenzio
Bruxelles

Via, otto milioni di clandestini da rimpatriare, da espellere e rimandare a casa loro o nei paesi terzi toccati nel lungo cammino che porta fino al vecchio continente. Comunque da cacciare da un'Europa alle prese con una crescente disoccupazione e sempre più affascinata dalle idee che volano da destra. Per riuscire in questa impresa, gli ambasciatori dei 27 dovrebbero trovare domani l'intesa sulla direttiva Ritorno, un testo che permetterà agli Stati membri di rinchiudere gli illegali in un centro di detenzione per un periodo massimo di 6 mesi, ampliabili a 18. Minori non accompagnati inclusi. In questo anno e mezzo le autorità nazionali dovrebbero trovare i tempi e i modi per espellere chi ha l'unica colpa di non avere i documenti in regola. E a chi verrà espulso verrà proibito di rimettere piede nella Ue per 5 anni.
Per questi 8 milioni di clandestini - le stime sono della Commissione europea - molti dei quali lavorano in nero viene riabilitata su scala europea la figura giuridica della detenzione amministrativa, una pratica più propria di una dittatura che di una democrazia. Ma poco importa, quest'ultima trovata comunitaria di Franco Frattini (formalmente ancora commissario agli interni), molto apprezzata da Sarkozy, da Berlusconi e pure da Zapatero, è destinata a fare strada e a diventare legge Ue nei prossimi mesi. Domani gli ambasciatori dovrebbero firmare l'intesa, poi la palla passerà al Parlamento europeo che potrebbe approvare il testo addirittura in prima lettura, ossia con la maggioranza qualificata dei voti. D'altronde i popolari sono già d'accordo, e con loro l'eurodestra, i liberali lo sono in gran parte mentre dall'altro lato il fronte del no non è convintissimo e nemmeno agguerrito. Contrari i comunisti, ma divisi in parte i verdi e divisi pure i socialisti. «18 mesi sono un periodo troppo lungo per mantenere gli immigrati in un centro di detenzione», assicura la socialista francese Martin Roure, peccato che gli spagnoli, per fedeltà di governo, non disdicano questa intesa liberticida.
Il successo della direttiva Ritorno è stato sì accelerato dall'avvento al potere di Berlusconi, ma si deve soprattutto a un accordo tra Sarkozy e Zapatero. Un'intesa che da un lato vuole aprire in pompa magna il semestre di Presidenza francese della Ue, che inizia il primo luglio, e che dall'altro riflette l'altra faccia del premier spagnolo, quella della mano dura contro gli illegali. Tra il 2004 ed il 2007, mentre il governo socialista legalizzava 600 mila persone, ne rimpatriava 370.000, il 43% in più di quanto fatto da José Maria Aznar. Praticamente tutti clandestini provenienti dall'Africa, «categoria» che però rappresenta solo il 5% della popolazione immigrata nel paese iberico.
Ora i 27 procedono ad armonizzare «i criteri e i procedimenti da applicare per il ritorno», una parola assai meno dura di espulsione. Per farlo partono proprio dal periodo di residenza nei cpt, discorde nella Ue. In Spagna il tempo massimo di detenzione temporanea è fissato a 40 giorni, 32 in Francia, 30 in Italia prorogabili per altri 30 giorni mentre in Danimarca è illimitato. Proprio nel paese scandinavo si registrano casi di persone ospiti da oltre 10 anni in un cpt, senza alcuna possibilità di lavorare, integrarsi o mandare i figli a scuola. Non c'è da stupirsi che da quelle parti venga registrato un tasso di suicidi molto più elevato che nelle analoghe strutture presenti negli altri paesi della Ue. La direttiva Ritorno viene sponsorizzata dai suoi fautori come l'unico modo per imporre a Copenaghen un tetto massimo al periodo di detenzione, peccato che la Danimarca per via del suo particolare status nella Ue «non prenda parte all'adozione di questa direttiva - si legge nel testo - e non sia soggetta alla sua applicazione».
Rimane così un testo nudo e crudo, senza alcuna ragione positiva, per nulla equilibrato e senza motivazioni di base se non quella irrazionale della psicosi sicurezza. Anche i motivi con cui ampliare da 6 a 18 mesi la detenzione sono tanto ampli quanto discutibili. Si potrà arrivare a triplicare la detenzione «per mancanza di cooperazione da parte dell'interessato» all'espulsione o «per ritardi nell'ottenimento dei documenti necessari da parte dei paesi terzi». In pratica l'allungamento del fermo, e quindi della privazione di libertà, potrà essere usato come forma di pressione a collaborare o sarà dovuto a ragioni che vanno oltre la responsabilità del diretto interessato.
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