In migliaia sfilano contro fascismo e razzismo, Il Manifesto, 27/05/08

In migliaia sfilano contro fascismo e razzismo
Ieri sera un corteo per le vie del quartiere multietnico. In piazza militanti di sinistra, residenti e immigrati
Marina Zenobio
Roma

Contro il fascismo, il razzismo e la xenofobia. Anche e soprattutto quando hanno una faccia «qualunque», quella del ragazzo nato e cresciuto nel quartiere o incontrato mille volte allo stadio. E' per questo che in migliaia hanno attraversato ieri sera le vie del Pigneto, oltre che per esprimere solidarietà e condannare il raid xenofobo che sabato scorso ha devastato tre empori del quartiere multietnico romano, il primo in via Macerata gestito da un indiano, gli altri due da bangladesci in via Ascoli Piceno.
Alla manifestazione, autoconvocata dall'assemblea cittadina di domenica sera, hanno partecipato in oltre tremila e, al di là di chi siano gli aggressori e delle motivazione che hanno portato ad un simile atto di violenza, la risposta si legge nello striscione dell''associazione del Bangladesh Dhuumcatu: «Destra o sinistra, chi caccia gli stranieri, lavavetri, rom e rumeni, sempre fascista è». L'associazione prende il nome da una rivista fondata dal poeta Kazi Nazrul Islam, a cui la comunità del Bangladesh in Italia è molto legata.
Ma ci sono anche i senegalesi di via Campobasso, una folta delegazione di donne marocchine arrivate da Testaccio, tra loro Siham, 30 anni, ma ne dimostra molto meno, arrivata da un anno in Italia e che fa la baby sitter, e tanti latinoamericani. Una bicicletta traina un carrello con l'altoparlante e la folla grida «basta governo razzista». C'è anche il comitato italiano del Fronte di liberazione del popolo dello Sri Lanka. Tanti colori, veli, lingue e nazionalità ma una sola richiesta: rispetto nella diversità. Molti immigrati vivono al Pigneto da anni e per tutti il clima xenofobo che ha prodotto il raid è frutto di una politica sia di destra che di sinistra che li ha strumentalizzati a scopo elettoralistico. «Il pacchetto sicurezza lo vogliono tutti» dice Said, maghrebino di 32 anni. Eppure, rincara la dose Edgar del comitato dei latinoamericani a Roma, «noi rappresentiamo il 10% del prodotto interno lordo, tutta la frutta che voi mangiate passa per le nostri mani e anche al nord nelle fabbriche ci lavoriamo noi stranieri. Se ce ne andassimo all'improvviso tutti insieme vorrei proprio vedere quanti italiani sarebbero disposti a fare i lavori che facciamo noi». E per questo chiedono diritti e rispetto.
Ma ci sono anche molti residenti del Pigneto che pur manifestando la loro solidarietà non negano che qualche tensione nel quartiere si respiri. «Sta sviluppando troppo velocemente - dice Maurizio che vive in un appartamento sull'isola pedonale - Girano troppo soldi, locali che aprono come funghi, affitti e costi delle case arrivati alle stelle ma questo resta un quartiere popolare e non sempre si riesce a gestire un cambiamento così veloce e radicale». Eppoi ci sono i problemi, in comune anche con altri quartieri romani, legati allo spaccio di droga e alla microcriminalità. «Ma la mafia e la prostituzione - dice un immigrato colombiano - non l'abbiamo portata noi in Italia». Intanto la signora Rosa, anziana residente di via Fanfulla da Lodi, ha tirato fuori il suo banchetto e vende arachidi. Comunque, quella di domenica con l'assemblea cittadina che si è tenuta sull'isola pedonale e quella di ieri con il corteo che ha attraversato il quartiere «è una risposta democratica - dice Luigi Nieri assessore al bilancio della regione Lazio - contro un raid xenofobo che la storia di questo quartiere non può tollerare, ci sono delle responsabilità morali per quanto è accaduto, e ce l'hanno tutti i politici che in questi mesi hanno soffiato sul fuoco dell'intolleranza. Che ognuno di assuma le proprie responsabilità». E non è certo d'accordo con il sindaco Alemanno, che ieri ha fatto un rapidissimo giro nel quartiere, per il quale quanto accaduto sabato pomeriggio al Pigneto non ha alcuna connotazione politica. Dopo un giro nel quartiere il corteo ritorna all'isola pedonale dove Giammarco Palmieri, presidente del VI municipio e Piero Marrazzo, da poco ex presidente della regione Lazio, stanno per concludere un comizio davanti ad una trentina di persone. «Però potevano anche aspettarci» commentano sarcastici alcuni manifestanti. Poi si scatenano in balli e canti che, con tutta probabilità, continueranno fino a tarda notte.
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