“Stop alla xenofobia”, a Roma il corteo dei rom, Metropoli, 09/06/08

“Stop alla xenofobia”, a Roma il corteo dei rom

di Carlo Moccaldi
ROMA - Il popolo dei rom sfila davanti al Colosseo per dire “stop alla xenofobia”. Almeno duemila i partecipanti per la manifestazione indetta dal gruppo 'Every One' e dalle organizzazioni della Difesa dei diritti del popolo rom e dai Comitati dei campi di Roma. Una manifestazione colorata dai vestiti etnici delle danzatrici del ventre che hanno ballato su un camion che al Colosseo ha fatto da apripista per il lungo serpente di folla che in serata ha raggiunto il Villaggio Globale del Foro Boario a Testaccio. Non c'è stato alcun momento di tensione, né la manifestazione è stata turbata, come pure qualcuno aveva temuto alla vigilia, da incursioni esterne.

In prima fila Santino Spinelli, rom italiano, professore universitario e artista, uno dei promotori dell’iniziativa: “Siamo qui per reagire a un clima di discriminazione e ad una campagna di odio che non ha precedenti”. A pochi metri c’è la sorella di Santino, Antonietta, commerciante: “Siamo anche noi italiani ma non abbiamo gli stessi diritti degli altri. E sono frequenti le discriminazioni che siamo costretti a subire. Sono comunque fortunata, da diversi anni non vivo più in un campo”.

Nel corteo sono rappresentati i più importanti campi rom della capitale. Anche i più “critici”, come Casilino 900. I ragazzi del campo aprono uno striscione: “Casilino 900, una vita migliore”. Si sfoga Mohamed, 13 anni: “Viviamo come animali”. Accanto c’è Miscea Esad, montenegrino, in Italia dal ’92. “Sono uno dei rappresentanti del campo, vivo al Casilino ma non sono rom – spiega – il Sindaco conosce la nostra situazione, ora le istituzioni devono fare qualcosa”.

Sono quasi tutte ragazze a rappresentare un altro campo storico, quello di Ciampino, zona sud-est della città. Sono giovanissime, sedici, diciassette anni, tutte nate in Italia. Racconta Maria: “Ci dicono che dobbiamo tornare a casa, ma la nostra casa è qui, è il campo. Molte di noi lavorano, o vanno a scuola. Abbiamo le nostre tradizioni ma allo stesso tempo ci sentiamo italiani. Deve finire questo clima di odio”.

Sfilano anche i rom di Salone e Salviati, nella periferia est, e di Candoni, zona portuense. Svetlana, 48 anni: “E’ difficile trovare lavoro, appena diciamo di essere rom si chiudono tutte le possibilità”. Mirko, 18 anni, giardiniere, conferma: “E’ vero, ci sono tantissimi pregiudizi, molti di noi preferiscono non rivelare la propria identità per paura di perdere il posto di lavoro”.

A colorare il corteo, scandito dall'incessante ritmo dato dai tamburi e dai cori contro il razzismo, sono state le bandiere italiane, quelle della ex Jugoslavia e delle associazioni di tutela dei diritti umani con in sottofondo la musica tradizionale rom. Presenti nel corteo anche tanti cittadini romani e militanti di sinistra.
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