Domani alla Corte Europea di Strasburgo i ricorsi di 750 ergastolani

di Susanna Marietti

Domani a Strasburgo verranno consegnati i 750 ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di altrettanti ergastolani italiani. Non era mai successo niente di paragonabile nella storia delle nostre patrie galere. Mai successo che un numero così alto di detenuti mettesse in piedi un’organizzazione tanto complessa in una direzione come questa.
A prescindere dalla stretta lettera dei ricorsi – che in particolare imputano all’Italia di violare gli articoli 3, 6 e 7 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – è al senso politico di questa operazione che va garantito un ascolto.

Primo: organizzarsi in carcere è molto più difficile che farlo fuori. È difficile parlarsi, comunicare, convincersi, creare una posizione e una strategia comuni. Che 750 detenuti si siano uniti pacificamente in lotta, e resistano ormai da tempo - ricordiamo lo sciopero della fame dello scorso anno e la lettera al presidente Napolitano – è una notizia che dovrebbe fare il giro di tutti i giornali. Secondo: che questa organizzazione provenga da un’area tanto marginalizzata della detenzione quale quella dell’ergastolo è motivo ancor più di nota.

Chi in questi anni non ha voluto fare i conti con la follia insita nel concetto di pena perpetua ha sostenuto che tanto gli ergastolani in Italia, di fatto, non esistono. Ecco la prova della falsità di questa affermazione. E oggi finalmente alle strategie personali di sopravvivenza e fuoriuscita da una situazione tanto insopportabile si è sostituita una strategia collettiva. Terzo: questa strategia collettiva non ha più utilizzato solamente gli strumenti classici della protesta carceraria – lo sciopero della fame, appunto – ma si è spinta alla ricerca della giusta chiave che le permettesse di percorrere vie legali. Quarto: tali vie legali non si fermano ai confini dell’Italia ma guardano a quella cornice più complessa che è la normativa sovranazionale dei diritti umani.

Ci sembrano davvero quattro buone notizie. A loro – che in realtà si fondono in una sola – è dedicata la conferenza stampa organizzata per domani a Bruxelles dall’europarlamentare della Sinistra Europea Giusto Catania e che precederà la consegna dei ricorsi a Strasburgo da parte di una delegazione dell’associazione Liberarsi, cui va il merito di aver coordinato il lavoro dall’esterno del carcere. Liberarsi è stata appoggiata in questa attività da altre associazioni europee che ne condividono la finalità.

Varie volte in passato si è tentato di abolire la pena del carcere a vita dal codice penale italiano. Non ci si è riusciti, non ci si riuscirà certo adesso. Ma verranno altri tempi. L’ergastolo è una pena che la Corte Costituzionale ha potuto salvare solo grazie a tortuose sentenze. Dalle nostre carceri, dagli altri luoghi di privazione della libertà, perfino dalle piazze romane arrivano notizie di soprusi e maltrattamenti. I nostri auguri agli ergastolani, che hanno dimostrato di credere nei diritti dell’uomo e nella giurisdizione, al punto di servirsene, ben più di quanto non facciano molti funzionari dello Stato.

(3 novembre 2008)

DA: www.linkontro.info
Quotidiano online dell’Associazione Link…la politica vista da sinistra.

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