A TRIESTE SENZA DOGMI NE’ PREGIUDIZI

Per uno spazio di libero confronto sui temi centrali della politica delle droghe
La V Conferenza nazionale governativa sulla droga e la tossicodipendenza,
per come è stata finora progettata e organizzata, rischia di trasformarsi
più in un puro evento mediatico e di non poter adempiere alle sue vere finalità istituzionali
e alle aspettative e ai bisogni del sistema di intervento
 
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La Conferenza nazionale sulle droghe convocata per il 12, 13, 14 marzo a Trieste è attesa dal sistema pubblico e privato di intervento sociosanitario, dagli operatori della giustizia e dal mondo dei consumatori da ben nove anni. L’appuntamento intermedio di Palermo non fu altro se non la presa d’atto delle decisioni già assunte dall’allora governo di inasprire le previsioni penali della legge sulla droga e non a caso fu trascurato dalla gran parte degli operatori e degli enti. La Conferenza, che per mandato dovrebbe tenersi ogni tre anni, rappresenta un diritto e un bisogno (in questi anni negato o trascurato) di chi a vario titolo è investito dalle politiche sulle droghe e ci appare oggi ancor più urgente in una fase di trasformazione velocissima e profonda del mondo dei consumi, dei consumi problematici e delle dipendenze. 

Tuttavia, anche la Conferenza di Trieste non si presenta, al momento, come quell’occasione di confronto aperto e di interlocuzione con la politica e con il legislatore di cui si avverte la necessità. Di più: essa neppure sembra adempiere realmente al dettato del DPR 309, che all’art. 8 chiarisce come la finalità prima della Conferenza sia di valutare l’applicazione della legge al fine «di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa». Una discussione sulle ricadute penali e sanzionatorie della normativa tanto più necessaria in quanto la legge vigente del 2006 fu approvata in fretta come parte di un decreto legge urgente sulle Olimpiadi e con voto di fiducia, dunque senza l’opportuno dibattito parlamentare, e tanto più urgente di fronte al nuovo sovraffollamento penitenziario.

Guardando il programma ufficiale previsto, molte ci sembrano le criticità:  

-         Tra le centinaia di ospiti a carico del Dipartimento Politiche Antidroga, gli operatori pubblici rischiano di essere una esigua minoranza.

-         L’assenza di un coinvolgimento effettivo, sia per le modalità che per i tempi stretti di preparazione, dei principali attori delle politiche e dei servizi nella costruzione della Conferenza.

-         La totale mancanza di momenti in seduta plenaria di discussione sulla legge e sui suoi risultati, per dare invece spazio alla sfilata di ministri.

-         La presenza di ben 25 sessioni di lavoro, che per la loro organizzazione non permettono un reale confronto fra il pubblico degli operatori presenti né tantomeno una interlocuzione coi responsabili delle politiche.

-         La presenza di un non meglio identificato “televoto” nella plenaria finale per orientare le decisioni finali, mentre, come è noto, la Conferenza non è un’assemblea abilitata ad assumere decisioni formali. Un’occasione come questa dovrebbe consegnare alla fine di giornate di vero confronto e scambio una rappresentazione onesta e obiettiva della discussione. Invece un voto conclusivo dei partecipanti, per esprimere il “gradimento” o il consenso su una proposta piuttosto che su un’altra, è una forzatura inaccettabile, che si presta ad enormi rischi di strumentalizzazione. Ci domandiamo, poi, come sia possibile poter votare un documento o degli indirizzi senza aver avuto luoghi di interazione reale e di esplicitazione delle diverse posizioni, per non dire che tale meccanismo richiederebbe criteri trasparenti di rappresentatività della platea dei votanti, chiaramente assenti in un consesso come questo.

-         Altrettanto grave ci appare la scelta, di pura ispirazione ideologica e di preconcetto, di non prevedere una riflessione sui servizi di prossimità e di riduzione del danno, che sono da 20 anni presidi importanti del sistema di intervento. Una recente ricerca del Cnca quantifica  ormai in circa 250 in tutta Italia i progetti e i servizi ispirati a tale filosofia e metodo di intervento, con importanti risultati sia da un punto di vista della tutela della salute che del contatto e della presa in carico precoce di consumatori ad alto rischio.

-         D’altra parte è totalmente assente ogni riferimento al grave e pericoloso processo di riduzione crescente delle risorse sociali che sarebbe necessario destinare a pratiche di accompagnamento e di inclusione sociale, soprattutto per le situazioni più problematiche, al quale corrisponde in modo quasi simmetrico il ricorso al carcere e in generale alla legislazione penale e punitiva. Nello stesso tempo, invece, si assiste ad una recrudescenza della repressione nelle piazze, nei luoghi di aggregazione giovanile e nei contesti del divertimento.

Per questo motivo abbiamo ritenuto di avviare un percorso ampio di collaborazione, tra enti e associazioni diverse, affinché sia garantita a Trieste l’opportunità di dibattere – anche con iniziative al di fuori della Conferenza – i temi cruciali della politica delle droghe, dando voce a tutti gli operatori coinvolti e a tutti coloro che sperimentano sulla loro pelle e nel loro lavoro quotidiano gli effetti degli attuali indirizzi punitivi, a cominciare dai consumatori.

In particolare riteniamo fondamentale mantenere l’attenzione su questi temi dimenticati:

1)      L’innovazione degli interventi. Il fenomeno droghe muta con straordinaria rapidità rispetto al tipo di sostanze e agli stili di consumo e di vita; il tutto esige da parte del sistema integrato dei servizi uno sforzo di aggiornamento e sperimentazione, il quale implica necessariamente a sua volta una disponibilità certa ed adeguata di risorse, che in  questi anni non è esistita. Pensiamo al Fondo nazionale antidroga regionalizzato (con la legge 45 nella 328), al 25% del fondo nazionale che avrebbe dovuto garantire ricerca e innovazione dei servizi e delle metodologie a livello nazionale ormai scomparso da anni dal bilancio dello Stato, agli organici non coperti e al precariato dei Sert, alle rette insufficienti delle comunità terapeutiche. È inscindibile il nesso fra questo tema e il ruolo delle Regioni, dei Comuni e delle Asl, con le connesse questioni della mancata vera e diffusa applicazione degli Atti di Intesa del 1999, che prevedevano l’innovazione e la regolarizzazione del sistema dei servizi pubblici e del terzo settore e dei piani d’azione nazionali e regionali.  

2)      Controllo versus prevenzione. Un dibattito ampio ed articolato sull’approccio preventivo ai consumi di sostanze sui loro rischi diretti ed indiretti e sul significato dell’esasperazione in atto dei “controlli” e delle loro modalità applicative, in particolare nelle scuole, in famiglia e nei luoghi di lavoro. Pensiamo alla delicata questione degli accertamenti sui lavoratori che svolgono particolari mansioni e alla loro collocazione rispetto ad una possibile positività. Il controllo come risposta prevalente, che rischia sempre più di essere identificata come concezione prioritaria della prevenzione, e la rinuncia ad investimenti sempre più strutturati di tipo educativo e di sanità pubblica.

3)      La riduzione del danno nel sistema dei servizi. La necessità di affermare la collocazione  dei servizi e degli interventi di riduzione del danno e dei rischi in un sistema stabile di intervento, in un’ottica di sanità pubblica, di possibile presa in carico e contatto precoce nelle situazioni in vari modi a rischio (la piazza, il loisir, i rave, ecc.), sulla base della provata efficacia non solo rispetto alla tossicodipendenza più classica, ma anche rispetto ai nuovi stili di abuso e consumo problematico.

4)      La valutazione della legge. Un approfondimento sulle conseguenze concrete dei correnti approcci legislativi, e in particolare sull’approccio penale verso il consumo di sostanze, in termini di risultati attesi e verificabili, anche in rapporto con la grave questione carceraria di cui il tema droghe rappresenta un fattore decisivo. Terminato l’effetto indulto, che dall’approvazione delle modifiche del 2006 fino a qualche mese fa aveva attenuato l’impatto della normativa sul sistema penale e penitenziario, dovrebbe essere oggi compiutamente verificabile sia la recrudescenza sui consumatori di droghe sia l’inefficacia delle misure compassionevoli in esse previste, come l’allargamento del ricorso ai trattamenti alternativi.

5)      La scienza e la politica. Storicamente il rapporto fra scienza e politica è sempre stato difficile, per la tentazione di quest’ultima a piegare le evidenze a fini ideologici. Da qui la tendenza a dare risalto, per fini strumentali, soprattutto ad alcuni indirizzi come attualmente quelli delle neuroscienze, e ad ignorarne altri. Ne è un esempio la campagna di prevenzione sulla “droga bruciacervello”, in linea col più vetusto – e contestato anche sul piano dell’efficacia del messaggio –  scare approach (approccio terroristico).

6)      La collocazione europea dell’Italia. È necessario che l’Italia non si contrapponga alla politica dei 4 pilastri così come è stata faticosamente costruita passo dopo passo – da ormai più di 15 anni – dalla Unione europea, posizione che ha consentito ad un intero continente di definirsi su un piano internazionale con un profilo unitario e la cui validità è stata dimostrata, nella maggioranza dei Paesi europei, dallo svilupparsi in questi anni dei più vari servizi.

Per queste ragioni, e in particolare sui temi che abbiamo indicato e che ci sembrano trascurati nella proposta istituzionale, intendiamo impegnarci per garantire a Trieste un dibattito e confronto realmente aperto, libero, pluralista, che coinvolga sia coloro che decideranno comunque di partecipare alla Conferenza sia coloro che non riconosceranno la legittimità di questo appuntamento.

 

Primi firmatari

Antigone

Cgil nazionale

Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)

Cnnd (Coordinamento Nazionale Nuove Droghe)

Forum Droghe

Forum Salute Mentale

Gruppo Abele

Itaca Italia

 
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