Lo scandalo delle torture nel carcere di Asti

Cinque Poliziotti Penitenziari a processo il prossimo 27 Ottobre 2011

  Rendiamo pubbliche le intercettazioni tra Poliziotti

I fatti sono tutti desunti dalle attività di indagine 

 

Ben cinque agenti di polizia penitenziaria finiscono sotto processo perché in concorso tra loro e abusando dei poteri inerenti la loro funzione hanno maltrattato i detenuti Claudio Renne e Andrea Cirino nel carcere di Asti sottoponendoli – parole testuali del Pm - “a un tormentoso e vessatorio regime” di vita all’interno del carcere.

L’INIZIO DEI FATTI

 

dicembre 2004

 

il detenuto Renne viene spogliato completamente, messo in cella di isolamento, priva di vetri alle finestre, di materasso, di lavandino, sedie e di sgabelli. Viene lasciato così per due mesi. Per due giorni viene lasciato completamente nudo. Gli viene razionato il cibo. Gli viene dato solo pane e acqua come nei film

 

Claudio Renne viene picchiato ripetutamente, anche più volte al giorno, con calci e pugni su tutto il corpo. Gli viene diagnosticata la frattura di una costola. Gli viene strappato con le mani il codino che aveva ai capelli

 

il detenuto Cirino viene anche lui isolato per 20 giorni, subisce analogo trattamento e viene lasciato senza acqua corrente in bagno. Gli viene impedito di dormire. Viene picchiato più volte al giorno, anche schiacciandogli la testa

 

ANTIGONE INTENDE COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCESSO.

 

LA PROCURA DI ASTI AVEVA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DI BEN DODICI POLIZIOTTI.

 

DALLE INTERCETTAZIONI E DALLA RELAZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA EMERGONO PARTICOLARI INQUIETANTI E UNA CULTURA DIFFUSA DI VIOLENZA (DA PARTE DEI POLIZIOTTI) E DI INDIFFERENZA (DA PARTE DI MEDICI E DIRETTORE)

 

AD ASTI SECONDO LA RICOSTRUZIONE CHE EMERGE DAGLI ATTI DELLA PROCURA OPERAVA UNA SQUADRETTA DI POLIZIOTTI USA A PESTARE

 

CI CHIEDIAMO SE SONO STATI ASSUNTI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DEGLI AGENTI RINVIATI A GIUDIZIO O SE SONO STATI QUANTO MENO ASSEGNATI A COMPITI DI ISTITUTO DIVERSI DAL CONTROLLO DEI DETENUTI

 

INTERCETTAZIONE DEL 19.02.2005

 

Dialogo tra gli agenti di polizia penitenziaria P. e B.

 

P …Invece da noi non è così…a parte il fatto che…da noi tutta la maggior parte che sono…è tutta gentaglia…è tutta gente che prima…e poi scappa…Poi vengono solo…quando sono in quattro cinque…così è facile picchiare le persone

B. E bello…

P. Ma che uomo sei…devi avere pure le palle…lo devi picchiare…lo becchi da solo e lo picchi…io la maggior parte che ho picchiato li ho picchiati da solo…

B Si..sì

P. Ma perché comunque non c’hai grattacapi…non c’hai niente…perché con sta gente di merda…hai capito…perché qua..oramai…sono tutti bastardi…oramai c’abbiamo il grande Puffo…che deve fare le indagini…hai capito?

B. Chi?

P. Eh P.!!!Ha rotto i coglioni…mo dice che ha mandato la cosa di S….in Procura…

B. Quale S?

P. S…dice che ha picchiato non so a chi…là ….ha mandato tutto in Procura…ha preso a testimoniare un detenuto…cioè noi dobbiamo stare attenti pure su……se c’è un… pure con le    mani    bisogna stare attenti   Eh    anche perché rovinarti    per uno così     a me    l’altra volta che io e D. picchiammo ……..

 

 

ESTRATTO DALLA RELAZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA

LA POLIZIA GIUDIZIARIA CHE FA LE INDAGINI AFFERMA IN MODO TESTUALE QUANTO SIA RILEVANTE QUESTA INTERCETTAZIONE

 

P. dichiara personalmente di aver percosso numerosi detenuti; racconta di un altro episodio, mai emerso nelle dichiarazioni  delle persone che sono state escusse a verbale, in cui insieme a D. ha percosso il detenuto O. E’ da evidenziare che P. , per prevenire il fatto che il detenuto potesse dichiarare l’accaduto, si è fatto visitare provvedendo a farsi rilasciare un certificato medico, dopodichè ha relazionato che aveva avuto una colluttazione in quanto il detenuto non voleva entrare in cella….Emerge il forte disappunto da parte di P. per il fatto di dover lavorare con quelle che definisce ‘persone di merda e bastardi’, riferendosi all’Ispettore P,il quale ‘ha rotto i coglioni’  per aver inviato in Procura gli atti relativi al collega S. dopo che questi aveva picchiato un detenuto

 

ANCORA DALLA RELAZIONE DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA ALLA PROCURA:

TESTIMONIANZE DI ALTRI POLIZIOTTI E LE ACCUSE AI MEDICI

 

In data 23 febbraio 2006 vengono arrestati l’assistente di polizia penitenziaria F. e la di lui convivente P.S. che rilasciavano le seguenti dichiarazioni:

Ps: “F. mi riferì che era frequente dare lezioni ai detenuti anche negandogli pasti per più giorni. Mi parlò anche di pestaggi da parte di colleghi in particolare da parte  di un collega che era solito picchiare duro gli extracomunitari..   C. andò nella cella di un detenuto marocchino il quale aveva cercato di suicidarsi e che aveva al collo una cintura; C. a quel punto prese la cintura e la strinse al collo del marocchino a tal punto da farlo diventare viola”.

 

F: “Io ho assistito personalmente al pestaggio del Renne da parte di B. e G….Per quanto ne so non vengono mai refertate le lesioni, in parte perché si cerca di evitare di lasciare segni mentre si picchia, in parte perché in ogni caso l’altro detenuto la cui cella viene lasciata aperta, viene utilizzato per testimoniare, se necessario, che l’agente aveva subito un’aggressione dalla persona che l’aveva invece subita.….Nel caso in cui i detenuti risultino avere segni esterni delle lesioni, spesso i medici di turno evitano di refertarli e mandano via il detenuto dicendogli che non si è fatto niente o comunque chissà come si è procurato le lesioni. Inoltre convincono a non fare la denuncia dicendogli che poi vengono portati in isolamento dove non ci sono le telecamere e poi picchiati nuovamente. So che B. prima di effettuare pestaggi verifica quale è il medico di turno”.

“…So che anche il collega S. è solito picchiare i detenuti. S. beve super alcolici sistematicamente anche in servizio;    specialmente nel turno serale è quasi impossibile parlarci per quanto ha bevuto. Spesso picchia i detenuti quando è in questo stato. Oltre ai pestaggi punitivi, tra noi agenti che facevamo servizio in isolamento, ci passavamo la consegna di non dare da mangiare al detenuto ‘punito’. Quando un detenuto andava punito si faceva in modo che si facesse una relazione per farlo mandare in isolamento perché lì si poteva picchiare o togliere i pasti senza problemi”.…..In particolare Renne è “stato picchiato da B., S., D., D e il detenuto G.”

 

L’ASSISTENTE PROSEGUE PARLANDO DI SQUADRETTA CHE OPERA PER PESTARE SISTEMATICAMENTE. CAPITAVA PER FUTILI MOTIVI, A SUO DIRE.

 

Ancora dalle sue testimonianze: Posso dire che ultimamente vigeva un clima di menefreghismo da parte di tutti ossia sia da parte della Direzione che di noi agenti….tutti sapevano quello che era successo all’interno dell’isolamento”

 

In un ordine di servizio il direttore vietava l’ingresso in isolamento di quei poliziotti che non erano in servizio in quel reparto.

 

TESTIMONIANZA DEL DETENUTO T.

 

..ho visto delle cose indescrivibili, ossia agenti che portavano all’interno droga per i detenuti avendone in cambio anche per loro, agenti che pestavano a sangue i detenuti solo per divertimento o per puro svago, dimostrando una cattiveria allo stato puro, anche perché la maggior parte di loro si trovavano sotto l’effetto di stupefacenti, in particolare cocaina e marijuana.….ho assistito a parecchi pestaggi…” ho sentito “due detenuti urlare in modo disumano per le botte che prendevano”, le botte “erano talmente forti che il rumore si sentiva dalla mia cella”…un’ora e mezza di botte continue…”arrivavano in mimetica e con gli anfibi…”  le persone venivano “messe nude in due celle che erano in condizioni pietose…ai predetti non veniva dato né cibo né acqua per almeno una settimana e dopo tale settimana gli è stato dato un pezzo di pane duro ed un po’ d’acqua…”. il picchiato non riusciva più a respirare…

 

POI RACCONTA DI VIOLENZE AL DETENUTO B. PERSONA MENTALMENTE INSTABILE

..Non solo veniva picchiato…l’acqua che gli veniva data era quella del gabinetto. Veniva vietato di fare la doccia infatti puzzava molto.”

 

 

NELLA RELAZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA VI È ANCHE LA TESTIMONIANZA DI UNA EDUCATRICE CHE RACCONTA DI AVER PARLATO CON IL DIRETTORE DI UN DETENUTO MASSACRATO

 

 

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Roma, 24 ottobre 2011

 

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