A Roma sotto le tende i moldavi che denunciarono il racket, Il Manifesto, 19/9/06

A Roma sotto le tende i moldavi che denunciarono il racket
L'ex Ipab San Michele chiede (e ottiene) lo sgombero di duecento moldavi. Gli occupanti ora chiedono una soluzione
Cinzia Gubbini
Roma
Roma, la capitale dell'emergenza abitativa, potrebbe passare alla storia come la città delle tende. Da qualche giorno ce n'è un'altra di tendopoli, a Tor Marancia, periferia della città, proprio di fronte agli stabili dell'ex Ipab San Michele assurta non più di qualche mese fa alle cronache per una brutta storia di tangenti che ha coinvolto anche la ex giunta regionale guidata da Francesco Storace. Sotto alle tende alcuni sgomberati, come è già accaduto dopo gli sgomberi della Casa dei diritti di Porta Maggiore, della Romanina e di altre occupazioni di senza casa. E come spesso accade si tratta di immigrati, moldavi per la precisione, una quarantina di nuclei famigliari tra cui trentacinque ragazzini. Bambini che frequentano le scuole del quartiere, dove vivono ormai da sei anni, figli di famiglie normali che lavorano e addirittura avevano ottenuto la residenza nella scuola occupata. Anche ieri notte hanno dormito quasi sotto le stelle, nonostante la pioggia. A cinque giorni dallo sgombero che li ha buttati fuori dallo stabile che occupavano dal '99, Comune e Regione hanno avviato il tavolo di trattative, ma l'ex Ipab - che ha un nuovo commissario - ha temporeggiato di fronte alla richiesta di trovare una soluzione per quelle persone, che sarebbero anche disposte a pagare un canone sociale ma certamente non possono permettersi gli affitti della città. «Ci serve tempo, ventiquattro ore», hanno risposto i rappresentanti del San Michele (patrimonio pubblico) che, come riferisce anche la Prefettura, hanno chiesto di procedere con lo sgombero perché in quella che era una ex scuola dovrebbe sorgere una clinica per non deambulanti.
Certo di problemi all'ex Locatelli ce n'erano: da qualche tempo lo stabile era frequentato da gente senza scrupoli. L'episodio peggiore è stato lo stupro di una donna. «Ma su duecento persone che vivono, lavorano, hanno lì la residenza da anni, i mafiosi sono la minima parte. E anche io li combatto, ma prima di tutto combatto il degrado e l'abbandono, che sono le cause scatenanti di queste situazioni. Di cui, oltretutto, hanno fatto le spese prima di tutto le famiglie per bene», dice Fabio Malinconico, che segue l'occupazione da quando è nata. La storia dell'occupazione della Locatelli merita di essere ricordata: gli occupanti moldavi furono i primi a denunciare il racket a cui erano sottoposti, si esposero in prima persona, raccontarono delle false agenzie di viaggi che li portavano illegalmente in Italia e poi li facevano lavorare al nero. E' con loro che, per la prima volta, si parlò di concedere un permesso di soggiorno ai lavoratori disposti a denunciare i loro sfruttatori. Proprio quello che oggi si propone di fare il governo dopo l'inchiesta dell'Espresso sui coltivatori di pomodori in Puglia. Allora si fecero riunioni, tavoli, task force. Ma niente da fare. I lavoratori rimasero «clandestini», esposti ancora di più al ricatto delle mafie.
E oggi si ritrovano sotto le tende. «Una soluzione è necessaria, ma evitando che il progetto preveda luoghi in cui vivano persone divise per nazionalità, perché la città deve essere inclusiva», ha detto l'assessore alle politiche sociali del Comune di Roma Raffaella Milano. «Il problema è che Roma deve trovare un modo per uscire dall'emergenza abitativa, che non si risolve con soluzioni tampone - fa notare Gianluca Peciola, assessore alle politiche sociali dell'XI municipio, il comprensorio principale dell'ex Ipab, - bisogna attuare una grande mappatura del patrimonio pubblico, e aprire la strada alle requisizioni». Proprio di soluzioni definitive all'emergenza abitativa del Comune di Roma, che riguarda migliaia di persone, parlerà la manifestazione del 22 settembre sotto Palazzo Chigi organizzata da Action. Quel giorno il governo deciderà sul la proroga degli sfratti. Action chiede che sia stabilita una proroga superiore ai tre mesi.

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