Frattini: "Dall'Ue 3 milioni di euro alla Libia", stranierinitalia.it, 22/9/06

Contrasto dell'immigrazione clandestina
Frattini: "Dall'Ue 3 milioni di euro alla Libia"

Permetteranno al Paese africano di comprare 10 mezzi specializzati da impiegare nel deserto


TAMPERE (Finlandia) - Tre milioni di euro alla Libia, per aiutarla nel contrasto all'immigrazione clandestina, con mezzi specializzati. Una cifra che di certo non risolverà l' emergenza immigrazione nel paese nordafricano, ma rappresenta "un segnale politico importante", visto che la proposta ha ottenuto "per la prima volta il consenso di tutto il Consiglio Ue".

E' il vice presidente della commissione europea Franco Frattini, al termine della giornata di lavori dei ministri della giustizia e dell' interno dell'Unione europea tenutasi ieri a Tampere, in Finlandia, ad annunciare quello che definisce un "primissimo inizio": lo sblocco di tre milioni di euro per permettere alla Libia di comprare 10 mezzi specializzati, da impiegare nel deserto. Un aiuto che potrebbe spingere il paese libico ad una maggiore collaborazione nel pattugliamento delle coste. Ma dal vertice informale finlandese è partita anche un'altra proposta sull'immigrazione, quella presentata dal ministro dell'Interno Giuliano Amato: legare gli arrivi legali, e gli aiuti economici, all' accettazione di accordi di riammissione. Una sorta di "pacchetto unico", una "coraggiosa mossa europea", per stabilire "regole comuni".

FRATTINI, PRONTO A DARE ALLA LIBIA 3 MILIONI DI EURO
"In pochi giorni ha annunciato Frattini - potrò sbloccare un finanziamento di 3 milioni di euro destinati alla Libia per comprare dieci autovetture specializzate, visori notturni ed equipaggiamenti" per il contrasto dell'immigrazione clandestina. Si tratta ovviamente, ha spiegato di "un segnale politico" per la Libia ed è importante che "per la prima volta ha ottenuto il consenso di tutto il Consiglio". Ed ha poi aggiunto che è stata "considerata seriamente l'idea di un aiuto al controllo della frontiera Sud della Libia sotto il coordinamento di Frontex, nella frontiera, cioé, del deserto tra Libia e Ciad e tra Libia e Niger". "I libici - ha concluso Frattini - mi autorizzano a dire che sono disposti ad accettare il coordinamento Frontex in azione di pattugliamento congiunto, vedremo poi esattamente dove, perché non abbiamo ancora valutato la distanza dalla costa. Ma in ogni caso l'idea che Frontex possa coordinare un lavoro comune fatto da Italia, Malta e Libia è una novità piuttosto importante".

AMATO, LEGARE QUOTE-AIUTI ECONOMICI E RIMPATRI CLANDESTINI
Il titolare del Viminale ha proposto un accordo europeo che leghi l'immigrazione legale, cioé le quote di ammissione di stranieri, all' accettazione da parte dei paesi di provenienza di accordi di riammissione dei clandestini. "Un problema che tutti noi europei condividiamo - ha spiegato il ministro - è quello delle espulsioni che poi rimangono in realtà inattuate perché, se non li possiamo rimandare nei paesi di provenienza, i clandestini rimangono in una condizione di illegalità sommersa nei nostri paesi", creando così quello che il ministro definisce un "circolo vizioso che sta creando una platea vastissima di clandestini". Di qui l'idea, e la richiesta di una "coraggiosa mossa europea che stabilisca una regola comune". Una proposta non condivisa però da Frattini, convinto che "i nostri interlocutori non accetterebbero mai una condizione formale di questo genere. Altra cosa è un invito alla collaborazione".

SOLDI UE A PAESI TRANSITO E NON ARRIVO
Il ministro ha poi proposto un'alternativa all'idea lanciata dalla Finlandia di prevedere un rimborso per ogni clandestino identificato nei paesi di arrivo, come l'Italia. "Più che dare denaro a noi per ogni immigrato clandestino che ci troviamo a gestire ha spiegato - serve che il nostro denaro aiuti i paesi di transito e gli stessi paesi di origine a ridurre i flussi di immigrazione clandestina. Il rendimento di quei soldi in questo modo può essere molto più elevato". Anche Amato ha poi puntato l'accento sulla necessità di aiutare Paesi di transito, come la Libia e la Mauritania, "a non essere invasi alle loro frontiere meridionali da immigrazione che viene da fuori".

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