Convergenza di posizioni tra il Ministro Amato ed il Vice Presidente della Commissione Europea Frattini sul contrasto all'immigrazione clandestina e sulla collaborazione con la Libia, Ministero dell'interno, 19/10/06

Convergenza di posizioni tra il Ministro Amato ed il Vice Presidente della Commissione Europea Frattini sul contrasto all'immigrazione clandestina e sulla collaborazione con la Libia

Il Vice Presidente Frattini ha proposto l'introduzione di una green card che consentirebbe a lavoratori altamente qualificati di circolare liberamente nel territorio dell´Unione Europea


Il Ministro dell'Interno Amato ha incontrato, giovedì 19 ottobre al Viminale, il Vice Presidente della Commissione Europea Franco Frattini, in vista della Conferenza di Tripoli del 22 novembre e del G6 in programma nel Regno Unito la prossima settimana.
Dall'incontro è emersa un convergenza di posizioni sulla strategia di contrasto all'immigrazione clandestina e sulla collaborazione con la Libia.
Per quanto riguarda l'accesso nel territorio di lavoratori ad alta qualificazione professionale, il Vice Presidente Frattini ha proposto l'introduzione di una carta verde, una "green card", che permetterebbe a lavoratori altamente qualificati di circolare liberamente sull´intero territorio dell´Unione Europea,  dopo aver dimostrato il possesso di alcuni equisiti  essenziali.

LA CONFERENZA STAMPA CONGIUNTA AL VIMINALE
del Vice Presidente della Commissione Europea Franco Frattini
e del Ministro dell'Interno Giuliano Amato

AMATO
Abbiamo chiacchierato a lungo con il Presidente Frattini in visita ufficiale oggi al Ministro dell´Interno. C´erano già stati scambi frequenti, espressioni di un proficuo lavoro che da tempo è in corso da parte della Commissione non solo con il Governo Italiano ma ovviamente con tutti gli altri Governi dell´Unione.
 I frutti di questo lavoro comune si sono visti già nelle settimane scorse e l´ultimo Consiglio dei Ministri degli Affari Interni ne ha codificato alcune.
Oggi abbiamo parlato di due temi che accomunano i nostri interessi e il nostro lavoro:l´immigrazione e la lotta al terrorismo. Di questo abbiamo parlato anche in preparazione da un lato, della conferenza di Tripoli-Sirte - che il 22 e 23 novembre metterà insieme Unione africana e Unione europea, non tutti i Paesi delle due Unioni, ma certamente i Paesi più interessati a discutere in modo organico dei vari sottotemi che vanno affrontati quando si affronta l´immigrazione -  e dall´altro, dell´incontro che avremo nel Regno Unito a Stratford-Upon-Avon  la prossima settimana, tra i Paesi del cosiddetto G6, cioè:  Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Italia e Polonia che hanno una più stretta collaborazione informativa di intelligence e anche di cooperazione operativa proprio nella lotta alla criminalità e alla lotta al  terrorismo.

FRATTINI
Il Presidente Amato ha ricordato i due grandi temi del nostro incontro di oggi; ci stiamo preparando per la  prima Conferenza panafricana ed europea. Il fatto di averla organizzata in Libia e  con l´Unione africana rappresenta, direi per la prima volta,  l´impegno diretto della Libia per una collaborazione con l´Europa. Ciò è evidentemente il presagio di un´ azione  concreta nella quale noi ci dobbiamo impegnare: in primo luogo, per aiutare la Libia al pattugliamento del deserto, cioè del confine meridionale con il Niger e con il Ciad, ma anche  chiedendo alla Libia un concreto impegno che , come voi sapete,  già ha avuto un primo  segnale con l´ invio  di alcuni osservatori nella missione europea nautilus, ma che potrà avere degli sviluppi ulteriori.
Questa conferenza avrà lo scopo di affrontare le questioni  in modo globale; non sarà il seguito di Rabat, per intenderci, che riguardava la rotta occidentale del traffico migratorio attraverso l´Africa. Essa porterà ad  un ragionamento più ampio sulle problematiche migratorie. Si partirà sicuramente da alcuni dati; a questo proposito io ho fatto svolgere anche delle ricerche abbastanza approfondite. Con le Nazioni Unite abbiamo  lavorato insieme su alcune fonti e a giugno scorso ci hanno messo a  disposizione una ricerca - che veramente segnalo a tutti-  la quale riguarda proprio la dimensione del traffico di immigrati e in particolare l´immigrazione irregolare attraverso l´Africa. La ricerca contiene dei dati estremamente interessanti, sia sulla collaborazione dei Paesi africani e nordafricani con l´Europa, sia sulle dimensioni di questo enorme business per la criminalità organizzata , che noi dobbiamo  combattere. Dati che sono molto interessanti e che, ovviamente,  non starò qui a richiamare. Basti pensare che  soltanto i tre grandi Paesi, che sono i Paesi più interessanti per la cooperazione mediterranea, e cioè Libia, Tunisia e Marocco,  nel 2005,  secondo questo documento delle Nazioni Unite, hanno fermato e bloccato, attraverso i loro territori,  73.000 persone, immigrati irregolari . Questo dimostra che esiste una collaborazione , che questi Paesi,  in qualche modo,  ci assicurano , ma che se fossero aiutati dall´Europa, tale collaborazione potrebbe diventare davvero un ostacolo importante all´origine dei flussi migratori clandestini.
L´altro dato importante è che l´Europa ogni anno assume un carico, in termini di immigrazione clandestina,  che si stima intorno alle duecentomila persone, senza contare il numero di persone che tentano di arrivare e non ce la fanno,  che si avvicina ad altre centomila.
 Il dramma maggiore è che se noi consideriamo che queste trecentomila persone pagano tutte una somma di denaro - il cui ammontare  oscilla tra i viaggi più a buon mercato,  paradossalmente quelli che possono apparire più pericolosi, ad esempio  attraverso l´Oceano Atlantico verso le Canarie, fino ai viaggi  più costosi, che sono quelli attraverso la Libia – pari circa ad   una media di mille dollari a passaggio, noi abbiamo un business di trecento milioni di dollari l´anno. Ciò perché, purtroppo, anche quelli che non riescono ad arrivare comunque hanno già pagato i trafficanti.
 Queste sono le dimensioni di un fenomeno che impone una risposta, e la risposta  non può essere solo quella di bloccare i flussi di immigrati clandestini.
Noi lavoreremo su alcune proposte; come ho  anticipato nella nostra conversazione al Ministro, alcune proposte che io farò riguardano le capacità di accoglienza dell´Europa, che ovviamente è solo una delle ricette che ci permetteranno di dare successo a questa Conferenza. Non possiamo immaginarci   di andar a chiedere a questi Paesi di essere i gendarmi dell´Unione europea, non lo faranno mai;  chiedono un programma globale, un piano per l´immigrazione più ampio.
E anche a questo proposito vi fornisco  dei dati molto interessanti, risultati di una ricerca, che ha condotto recentemente Confindustria nel 2006, sulle capacità che gli immigrati dimostrano, se ben integrati, nel tessuto territoriale degli stati membri.
 Due esempi fra tutti. Dall´esame delle imprese che hanno chiesto la  registrazione alla Camera di Commercio di Milano,  nei dodici mesi 2005-2006, risulta che per ogni tre nuove piccole e medie imprese, una è intestata a cittadini immigrati extracomunitari. Questo è un dato molto importante, perché dimostra che il lavoratore immigrato si registra e quindi, il lavoro autonomo degli immigrati regolari cresce; pensate che nel Regno Unito più del 15% dei lavoratori autonomi sono persone che operano e vivono nelle comunità di minoranza etnico linguistica, cioè immigrati.
C´è una critica che ricorre  molto frequentemente;gli immigrati extracomunitari tolgono il lavoro agli italiani o ai cittadini del paese che li ospita. Questa ricerca ci  fornisce un dato, che ritengo sia un dato serio, cioè che un + 1% di immigrazione regolare sottrae lo zero punto zero due di occupazione ai lavoratori del paese  ospitante. Si tratta  quindi di  un impatto piccolissimo.
 La proposta che io sto valutando,  e che nel 2007 sarà  formalizzata anche come proposta  europea, individua le grandi categorie di lavoratori che sono necessari.
Io non credo che possano essere soltanto lavoratori di  elevato profilo professionale; certo ci saranno  ingegneri, architetti, informatici, ma servono anche i lavoratori stagionali nell´agricoltura e  nel lavoro domestico.
 Per quanto riguarda i lavori di alta qualificazione professionale io penso all´idea di una carta verde, di  una green card; un meccanismo che permetta a lavoratori altamente qualificati di circolare liberamente sull´intero territorio dell´Unione Europea,  dopo aver dimostrato il possesso di alcuni requisiti, che sono poi i requisiti  necessari per entrare nell´ Unione.
C´è una bella esperienza che hanno fatto sia negli Stati Uniti sia in Canada  attraverso l´utilizzo di  un sistema che prevede degli indicatori e dei punteggi: lo chiamano proprio  sistema per l´ingresso concordato.  Il sistema, infatti, prevede l´attribuzione di punteggi sulla base del possesso di requisiti determinati: sono previsti tot punti per l´educazione scolastica, tot punti per la conoscenza della lingua,  per l´esperienza,  per l´età, più punti ai giovani meno punti agli anziani, per la valutazione dell´adattabilità familiare e la verifica dell´esistenza di  legami con il paese.
Esaminati tutti i requisiti che danno diritto ai punteggi,  si fa la somma e chi arriva ad un quoziente minimo di punti ha titolo ad ottenere  la green card, a circolare  liberamente e, inoltre, può ottenere  lavoro altamente qualificato . Un  dato che mi ha colpito moltissimo è stato sapere che  il 30% degli amministratori di nuove imprese nella Silicon Valley sono di nazionalità  indiana o cinese; stiamo parlando  del 30% delle nuove imprese nel più grande polo tecnologico americano.
 Io credo che  questa idea  possiamo portarla anche in Europa.
 Come dicevo al Ministro Amato sto lavorando all´ idea di individuare una rete di Istituti universitari e di Accademie, fuori dall´Unione Europea -  dei quali dovremmo certificare la qualità - stabilendo che  chi svolge dei master o dei corsi di formazione o chi  studia  raggiungendo un alto livello di preparazione in  quelle Università, abbia  un permesso temporaneo per venire a studiare in Europa, ponendo una sola condizione: che se vengono in Europa per studiare, poi tornano al loro paese a completare gli studi, però con  una via  di rientro privilegiata per l´Europa. Ritengo che i giovani, così formati, per due  anni non possono lavorare nel paese ospitante, perché altrimenti verrebbero tutti e nessuno tornerebbe al proprio paese di origine; si verificherebbe  il cd. brain drain, cioè la fuga di cervelli, un meccanismo per cui noi  attireremmo i cervelli dall´estero e questo non mi sembra giusto. Ma ritengo sia giusto creare la possibilità, grazie ad  un regime facilitato dei visti ed attraverso questa rete di Università di alta qualificazione, che i giovani vengano in Europa a formarsi; noi possiamo anche impegnarci a co-finanziare  programmi di questo genere. Credo che queste siano le idee che noi dovremmo proporre; perché se andiamo a Tripoli soltanto con “idee di contrasto” non avremo nessun  successo.
Un ultima parola sul terrorismo. Abbiamo costituito una piattaforma permanente di lavoro pubblico – privato. Società e industrie europee interessate alla sicurezza e alla ricerca per la prevenzione antiterrorismo, lavorano da dieci giorni con un pool di rappresentanti delle Istituzioni, soprattutto delle Amministrazioni degli Interno in Europa. All´ interno del pool è rappresentato ovviamente il Ministero dell´ Interno, con un funzionario che lavora per il progetto. Verranno  sviluppate delle aree tematiche: la prima riguarderà gli esplosivi, la ricerca sugli esplosivi, con particolare riferimento a materiali chimici e materiali assemblabili per bombe di facile realizzazione. Verranno poi affrontati tre grandi settori infrastrutturali: i trasporti urbani, i trasporti transeuropei e aerei, e le infrastrutture energetiche transeuropee. In merito a  questi tre settori, entro dicembre, io presenterò una proposta di un piano europeo  per incrementare la ricerca. Già dal prossimo anno potremo disporre di  una grossa somma, circa duecento milioni di euro l´anno, dedicati alla ricerca per la sicurezza.
Queste sono linee strategiche che  abbiamo cominciato ad illustrare; oggi  le ho anticipate, poi le svilupperò nei successivi contatti con gli altri Ministri.

DE FLORIO (MESSAGGERO)
Volevo sapere, in merito alla green card, se ci sono stati già dei contatti con i rappresentanti degli altri Paesi europei, e che cosa ne pensano.

FRATTINI
C´è una discussione in corso con alcuni Paesi europei che hanno un dubbio di principio sul fatto se l´immigrazione legale debba essere o no materia comunitaria. 
Grazie anche all´ impulso dell´Italia, il Presidente Prodi insieme al Presidente Zapatero e al Presidente Chirac hanno chiesto alla Presidenza del Consiglio e a Barroso di mettere questo tema all´ordine del giorno dell´incontro   che si terra domani e dopodomani in Finlandia. Io credo, e  mi auguro, che  l´impegno politico dei Capi di Stato e di Governo sia di fare in modo che  l´intera materia migratoria sia materia comunitaria. Anche se il tema delle quote ancora non ha il livello di consenso sufficiente perché si possa dire che è possibile fare le quote europee, come molti vorrebbero, sul tema delle regole comuni di ingresso credo che non ci siano dubbi sul fatto che le regole debbano essere regole. E la green card è una regola di ingresso; noi vogliamo assicurare che non ci sia lo “shopping” tra i Paesi membri, né per quanto riguarda l´asilo, né per quanto riguarda l´ingresso dei lavoratori immigrati, né per quanto riguarda i professionisti. Se le regole sono comuni,  tutti sono garantiti, se invece c´è, come ora, incertezza di regole, nessuno è garantito. Faccio un esempio: una grande industria europea che ha una sua filiale a Shangai ed ha ingegneri che studiano e lavorano con grandissimo impegno, non li può fare arrivare alla filiale di Copenaghen se non con  procedure lente e  complicate; e questo francamente non è  più pensabile.

MARCO LUDOVICO (SOLE 24 ORE)
Per fronteggiare l´immigrazione e anche il terrorismo il Presidente del CO.PA.CO., Scajola, sollevava il problema del coordinamento dei servizi di intelligence sostenendo che se lui non ha minimamente l´intenzione di proporre un servizio segreto europeo, un maxi servizio unico, però esiste oggettivamente un problema di coordinamento dei servizi, su questo tema, su questi temi,  esiste evidentemente la necessità di trovare una soluzione urgente.

FRATTINI
Il Presidente Scajola ha posto un tema reale,  su cui l´Europa sta da tempo lavorando. Il tema reale è quello che la cooperazione di  intelligence può essere di vari tipi. C´è una cooperazione su informazioni classificate: è una cooperazione che per ora e per il futuro, non dico per sempre, sarà una cooperazione limitata alle relazioni bilaterali. Ma c´è anche una forma di cooperazione che dopo l´11 settembre tutti hanno capito che mancava, e che ora fortunatamente non manca più: è  la cooperazione in materia di analisi. Noi abbiamo lavorato, da due anni - e posso dire che ormai funziona in maniera soddisfacente - ad un Centro permanente che ha un nome, e  non è un nome segreto. Si chiama SIT.CEN. che vuol dire situation centre, il quale  ha sede a Bruxelles ed è condiviso tra me e Solana. Si tratta di  un Centro che, originariamente dedicato solamente al Segretariato del Consiglio, oggi diffonde informazione alla Commissione su temi di Analisi. Queste informazioni sono il frutto del lavoro dei 25 rappresentanti di Servizi nazionali che siedono in permanenza intorno a quel tavolo; cioè sono distaccati permanentemente, e  anche l´Italia ha rappresentanti dei propri Servizi. Faccio un esempio: se a noi interessa avere un´ analisi di intelligence sulla  minaccia fondamentalista in Bosnia Erzegovina, io posso chiedere al direttore di questo centro di preparare un´ analisi. Questa analisi è il risultato di una valutazione di 25 Servizi. Quindi c´è uno strumento che sta funzionando, non da moltissimo, ma che ha cominciato a funzionare; questo strumento utilizza e alimenta un altro organismo, che è un centro di analisi  specificamente dedicato al terrorismo, all´interno del quale i Servizi si scambiano informazioni, oltre ad una struttura denominata, per gli addetti ai lavori, Club di Berna, che è semplicemente un luogo di scambio di opinioni molto più generali.
 Ciò che si avverte oggi  è la necessità  di capire  come le attività dei Servizi di intelligence possono affluire alle Polizie. Questo è il grande tema; perché è chiaro che le diversità di normative negli Stati membri, aggiunte alla garanzia della confidenzialità di alcune analisi, ha reso per ora complicato,  ad esempio, far affluire questi dati a Europool,  così come è complicato far affluire quei dati a Eurojust.
Quindi questo è il tema da affrontare; la  mia percezione è  che quello che dice il Presidente Scajola è serio, è giusto, ma fortunatamente abbiamo già cominciato a camminare verso una soluzione.

AMATO
I nostri servizi di intelligence hanno intensissimi rapporti di collaborazione in sede Europea, ma li hanno soprattutto con i Paesi con i quali si è stabilito un rapporto di reciproca fiducia, di metodi di lavoro comune, di metodi di classificazione comune, di modo di intendere la confidenzialità comune.
Infatti, il G5 che ora sta diventando G6, è nato proprio per quella naturale propensione a collaborare tra Paesi tra di loro più simili che ha sviluppato una collaborazione che oggi a 25 non è possibile, ma sarà possibile soltanto nel tempo. Di qui ciò che diceva giustamente il Presidente Frattini, di una collaborazione totalitaria a 25 che è a livello di analisi, ma non può arrivare subito, cioè le unioni si fanno con atti normativi, ma poi i polmoni crescono attraverso la collaborazione effettiva.

SARZANINI  (CORRIERE DELLA SERA)
Tornando all´immigrazione, il Ministro Ferrero si è detto deluso perché oggi in Consiglio dei Ministri non è stato approvato un provvedimento a cui lui teneva, per l´emersione del lavoro nero. Lei resta contrario?

AMATO
No, in qualche modo resto deluso anch´io perché avevo ritenuto opportuno che riuscissimo a varare il provvedimento. Ma lì è sorta una questione legata alle contingenze parlamentari. Così come ha osservato il ministro per il rapporti con il parlamento, un decreto legge in Parlamento in queste settimane avrebbe avuto un destino problematico. Dall´altro, legata allo strumento vi è  un problema di sostanza. Il vero cuore di questo problema sta nell´aver colto l´ esistenza di caporali appartenenti in genere alla stessa etnia dell´immigrato irregolare che gestiscono e sono loro stessi i responsabili del trattamento che costoro subiscono. Vendendoli a pacchetto all´imprenditore agricolo, dettando loro le condizioni di lavoro, cui comunque questi debbono assoggettarsi, portando via loro, a volte, fino alla metà del salario pattuito e  provvedendo loro a quelle che nel gergo burocratico si chiamano “sistemazioni alloggiative” e che tutto sono fuorché sistemazioni e alloggiative.
 Si determina quindi, ad avviso comune, anche dei miei colleghi di governo, la necessità di scolpire come fattispecie criminale le varie modalità di sfruttamento, di violenza e di violazione dei diritti fondamentali a danno di questi immigrati da parte dei caporali.
 E questo è il cuore della normativa che serve per scoraggiare con fermezza proprio questo fenomeno e per colpirlo. Capita che - e in questo a volte la forza del diritto è una debolezza - lo strumento del decreto legge non possa essere utilizzato per definire nuove fattispecie di reato e nuove sanzioni penali per ragioni costituzionali, peraltro comprensibili. Queste cose si possono fare solo con disegno di legge.
 E´  accaduto così che per predisporre un testo di decreto si fossero definite le condizioni di sfruttamento di questi lavoratori, ma lasciando nel generico da dove venivano, chi ne era responsabile, dando la sensazione che il responsabile è sempre l´imprenditore agricolo, mentre francamente è il caporale.
  E allora il Consiglio ha preferito arrivare ad una riscrittura del testo che colpisca penalmente il caporale e per fare questo è necessario il disegno di legge che, ne sono convinto, se scritto come il testo presentato alla Commissione Agricoltura del Senato, può avere il consenso più largo e quindi l´approvazione più rapida. Io ricordo che quando ne ho parlato alla Commissione Agricoltura del Senato, hanno espresso il loro assenso tutti i senatori, dalla sinistra, al centro, alla destra. Ecco, questo è accaduto. Per questo, in qualche modo sono deluso anch´io, l´avrei voluto oggi, forse questo lo posso dire, se fossimo partiti subito col progetto di un disegno di legge, avremmo evitato questo incrocio di difficoltà che sono più tecniche che altro.
Sul fenomeno del “caporalato”, io ho istituito una commissione di indagine presieduta dal Prefetto Pansa, di cui ho parlato in Parlamento, che ha messo in evidenza come il responsabile di questi trattamenti è il caporale. Finisce che l´imprenditore può essere il “beneficiario”, tra virgolette. In determinati casi, ci sono comportamenti inammissibili dell´imprenditore,  è accaduto in Puglia e non solo in Puglia, il giorno della paga anziché pagarti, il datore di lavoro ti denuncia, perché così ti espellono, ma una volta che entriamo su questo terremo allora dobbiamo fare una disciplina che colga nella sua interezza il fenomeno.
Ora perché questi non siano un povero gregge di cui il pastore può fare quello che vuole, occorre colpire il pastore e restituire dignità di rapporto al rapporto lavoratore-datore di lavoro. Comunque posso assicurare che anche in pendenza del disegno, dell´approvazione dell´imminente disegno di legge, non ci sarà Questura in Italia, in particolare nell´Italia Meridionale, che si presterà con disattenzione al gioco dell´espulsione in luogo del pagamento di un salario. Posso assicurarvi che non accadrà. Perché se accadesse non sarebbe l´immigrato a perdere il salario.

SPAGNOLO (SAT 2000)
Lei è stato un il fautore dell´Agenzia per il controllo delle frontiere; può tracciarci un rapido bilancio di come funziona quell´esperienza?.

FRATTINI
L´Agenzia europea per le frontiere ha cominciato a lavorare esattamente dodici mesi fa; credo che in dodici mesi abbia realizzato degli obiettivi di grande successo. Vi do soltanto un elemento di cui bisogna tenere conto; l´Agenzia ha lavorato in questi dodici mesi con 54 dipendenti e con 13 milioni di euro l´anno. Credo che 54 dipendenti  siano i dipendenti di un piccolissimo o piccolo comune italiano. Ha realizzato non solo una grande quantità  di studi preparatori al piano euromediterraneo di sorveglianza delle frontiere marittime; questo piano  è stato approvato dal Consiglio dei Ministri la settimana scorsa a Lussemburgo, ed è un piano che prevede una vera e propria rete Europea di controllo della frontiera mediterranea, un progetto che noi realizzeremo nei prossimi mesi anche con strumenti di controllo satellitare.
Ma l´Agenzia ha in più organizzato delle azioni operative. Disponendo solo di  54 dipendenti  ha dovuto operare  stimolando il sostegno degli Stati membri, quindi anche ponendo in essere un grande sforzo  diplomatico. Abbiamo fatto partire una missione alle Isole Canarie, alla quale hanno partecipato 5 Stati membri con mezzi operativi e 12 Stati membri con esperti. L ´Italia ha dato un grande contributo, che bisogna sempre ricordare.
Dicevo prima al Ministro Amato che qualche giorno fa, dopo quattro settimane di lavoro di questa missione,  che si chiama missione Era, il Ministro degli Interni senegalese e il Ministro degli Interni spagnolo, hanno dichiarato congiuntamente che il traffico e il flusso di immigrati clandestini si è ridotto di oltre il 30%. Questo perché è evidente che la missione europea ha il consenso degli Stati africani rivieraschi, ed è quindi autorizzata a pattugliare le acque territoriali. Si tratta di  un grande successo operativo che proseguirà fino a fine novembre.
La seconda missione operativa c´ è stata nel  mediterraneo centrale, tra la Sicilia, Malta e le coste libiche, molto più lontana però dalle coste libiche territoriali, con osservatori libici e non con il controllo operativo dei libici; ed è per questo che ho parlato prima,  a lungo, dell´impegno della Libia.
Il futuro dell´agenzia Frontex è quello di rafforzare molto il suo budget per il  2007, di proporre altre missioni operative di pattugliamento nel  mediterraneo e di partecipare ad una azione di pattugliamento nel deserto libico, a sud tra il Niger, il Ciad e la Libia. Quindi direi che, dopo dodici mesi, possiamo forse parlare di un successo  soddisfacente.

SPAGNOLO (SAT 2000)
Di recente il Presidente del Consiglio Prodi ha parlato in tema di culturalità e integrazione della possibilità del velo per le donne islamiche in Italia. Sarei interessato a conoscere la sua opinione.

AMATO
Io condivido totalmente la posizione di Prodi che tra l´altro rispecchia quella che era la posizione degli interni, e cioè che io non ho nulla di contrario al velo.
 Tra l´altro trovo anche esteticamente bello il viso di una donna con un velo e se una donna ritiene di portare un velo non le chiedo a quale religione appartiene,  lo porta quando e come vuole, lo portano le donne cattoliche quando entrano in Chiesa, lo portano altre donne quando ritengono di volerlo portare.
Lo accetto anche, perché no, come espressione da parte di una donna  del suo desiderio di sottolineare la propria identità islamica, non c´è nulla di male ad avere l´orgoglio della propria identità. Lo ritengo un´offesa alla sua dignità e un´offesa agli altri quando arriva ad essere quella cosa chiamata “burqa” che costringe la donna a sottrarsi alla vista di qualunque altro uomo e la costringe anche d´estate a vivere in una condizione in cui nessun maschio sarebbe disposto a vivere. E quindi credo di averle detto in termini diversi più o meno la stessa cosa.

FRATTINI
Non solo condivido in pieno quello che ha detto il Ministro Amato, ma voglio ricordare che questa stessa riflessione dovrebbe essere soprattutto rivolta  alle comunità delle donne musulmane,  che spesso restano troppo in silenzio su questo tema o alle comunità  musulmane stesse, che  nel dialogo interreligioso  in Europa,  non hanno dubbi nell´affermare che il burqa o il niqab -  che è ancora più simbolo di sottomissione perché c´è soltanto la fessura degli occhi -  sono ritenuti un´interpretazione distorta dell´ortodossia Coranica.
Questo principio è stato  espresso dalle  comunità musulmane che   abbiamo incontrato e che ancora io incontro,  regolarmente, a Bruxelles e che qui purtroppo poco emergono. Una mobilitazione tra virgolette al femminile sarebbe molto utile; perchè queste riflessioni che ho fatto io, che  ha fatto il Presidente Prodi, e il ministro Amato, poche donne musulmane le hanno fatte.

RUOTOLO (LA STAMPA)
Ministro Amato pochi giorni fa il Presidente Prodi si è lamentato con la stampa italiana che non ha tenuto alta la notizia che il Presidente del Consiglio era spiato. Lei prima ha parlato di fiducia e sfiducia nella collaborazione tra  varie Intelligence, parliamo dell´Intelligence italiana, lei continua ad avere fiducia in questa Intelligence?

AMATO 
 Nell' insieme direi di sì. Che ci siano, però, le condizioni che ci possono portare a valutare opportuni e relativamente urgenti dei cambiamenti, e' un'altra cosa che penso.

SPINA (AGENZIA AREA)
Due domande al Commissario Frattini. La prima riguarda la carta verde; lei ha parlato di punti. Volevo sapere questi punti come dovrebbero essere attribuiti, chi è la persona, l´istituzione che attribuisce i punti all´ immigrato per la sua idoneità al lavoro che svolge in un Paese europeo?
Riguardo invece al Consiglio europeo di domani: quali sono le sue aspettative riguardo la proposta italiana, spagnola e francese, di una politica europea comune nel campo dell´immigrazione, dati i forti contrasti che ci sono tra i Paesi del nord e i Paesi del sud, che sono emersi nell´ultimo Consiglio europeo dei Ministri degli interni, dove  non si è raggiunto un accordo?

FRATTINI
Riguardo ai  punteggi, io credo che, trattandosi di condizioni di ammissione nel territorio dell´Unione europea, questi punteggi vadano determinati  in maniera uniforme a livello europeo; non siamo ancora al punto  di poter dire quale Consiglio dei Ministri lo determinerà, ma certamente  sarà una iniziativa dell´Europa. I settori che meritano un punteggio sono sicuramente l´educazione, la conoscenza della lingua del   Paese in cui si lavora, l´esperienza professionale acquisita - in ordine  decrescente - la capacità di integrazione, di adattamento, già dimostrata eventualmente, e sicuramente il bagaglio professionale specifico. Questi sono tutti elementi che entrerebbero e dovrebbero entrare tra le regole per giustificare l´ingresso, attraverso una corsia preferenziale:che poi è la carta verde . 
Probabilmente lei sa che  l´anno scorso pubblicai un libro verde europeo in cui per la prima volta posi una domanda alle imprese, ai sindacati, ai Governi, agli Enti territoriali e la risposta fu che la libera circolazione, o la facilitazione della circolazione per  persone che hanno un valore aggiunto professionale, può essere larghissimamente  condivisa.
Le mie aspettative per il Vertice di Lahti sono alte; io non credo che ci sia stato contrasto nelle scorse discussioni in  Consiglio dei Ministri degli Interni e della Giustizia, tanto è vero che proprio la settimana scorsa a Lussemburgo il modello europeo di protezione mediterranea delle frontiere è stato approvato dopo una rapidissima discussione. Sicuramente l´idea  è che  un modello europeo di controllo delle frontiere esterne debba essere un modello integrato, ad esempio, attraverso la formazione comune degli operatori di frontiera delle polizie.
Io sono favorevole, per il  futuro, ad avere una Guardia costiera europea, ad avere una Polizia di frontiera europea non dipendenti dalla Commissione europea, ma operanti negli Stati membri con standard comuni di formazione di lavoro, che permettano di essere operativi dove occorre.
Io spero che i Capi di Governo avranno la stessa opinione e che diano luogo ad un endorsement, cioè ad una condivisione politica forte; perché a dicembre, con la fine della Presidenza finlandese, noi questi provvedimenti li approveremo in modo definitivo.

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