Nuove opportunità per chi è dietro le sbarre, L'Arena 15/11/06

L’associazione Antigone presenta il suo rapporto
Nuove opportunità per chi è dietro le sbarre
 

L'indulto e la conseguente diminuzione di oltre il 40% della popolazione carceraria siano una buona occasione per ripensare la pena tra le mura. È solo una delle riflessioni formulate ieri sera alla libreria Rinascita durante la presentazione di "Dentro ogni carcere", il quarto rapporto annuale dell'osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione dell'associazione Antigone curato da Paola Bonatelli.
"Pensato per fotografare attentamente la condizione della realtà detentiva prima e dopo l'indulto, il libro ha scattato diverse istantanee in tutte le 208 carceri italiane" ha osservato la curatrice. "Emerge un quadro della pena carceraria in ogni caso desolante. Inoltre, se non sarà supportato da una ridefinizione di molte leggi incoerenti mai abrogate, l'indulto rischia di rimanere un provvedimento tampone in attesa che le galere si riempiano di nuovo in tre o quattro anni".
Il provvedimento varato nello scorso luglio ha contribuito alla scarcerazione di quasi 25 mila degli oltre 63 mila detenuti. Dalla casa circondariale di Montorio sono uscite circa 320 persone, di cui solo otto sono rientrate per aver commesso nuovi reati. Basso quindi il tasso di recidività. Grazie a ciò il numero complessivo dei carcerati è sceso sotto quota 400. "Molti detenuti sono come noto immigrati di provenienza extracomunitria in galera per piccoli reati" ha proseguito la Bonatelli. "In più molti di loro sono dentro per aver violato l'articolo 14 della Bossi-Fini, cioè quello che prevede la carcerazione per chi, trovato in possesso del foglio di via, non ha ancora lasciato il Paese. Basti pensare che dei 1.350 ex detenuti rientrati in carcere dopo l'indulto, il 20% di questi è costituito da stranieri che non hanno ottemperato il provvedimento di espulsione. C'è quindi una chiara incongruenza tra il provvedimento e le leggi precedenti".
Per il rapporto dell'associazione Antigone nelle carceri italiane non c'è tuttavia solo il sovraffollamento: c'è una condizione sanitaria gravissima, spesso manca il diritto alla difesa e le cure mediche sono insufficienti, in particolare per i malati psichici. "Per questo il dopo indulto e la condizione di maggiore serenità delle carceri italiane dovrebbe essere ora una buona occasione per ripensare il ruolo degli spazi di pena" ha poi sottolineato Maurizio Mazzi della Conferenza regionale di volontariato e giustizia. "La speranza è che non si perda tempo: occorre trovare il modo per ridistribuire spazi e tempi per dare a chi vive tra le mura una nuova opportunità". (al.az.)

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