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Una indagine dell’Eures sulla certezza della pena in Italia, ristretti.it 7/1/07

Una indagine dell’Eures sulla certezza della pena in Italia, ristretti.it 7/1/07

Delitto e castigo all’italiana

Per quali reati si rischia di andare in galera. La media delle condanne e chi

effettivamente le sconta. Rischia il carcere soprattutto lo straniero. La maggior parte

dei condannati ha precedenti penali: il fallimento della rieducazione.

E aumentano tra “chi sbaglia” i giovani e le donne

Una indagine dell’Eures sulla certezza della pena in Italia (pdf) 

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00141 Roma – Via Col di Nava, 3 – Tel.06 87194865 – 87195835 – Fax 06 87197392

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Internet: www.eures.it – c.f. 96375000583 P.Iva 05586721002

INDULTO/Una indagine dell’Eures sulla certezza della pena in Italia

Delitto e castigo all’italiana

Per quali reati si rischia di andare in galera. La media delle condanne e chi

effettivamente le sconta. Rischia il carcere soprattutto lo straniero. La maggior parte

dei condannati ha precedenti penali: il fallimento della rieducazione.

E aumentano tra “chi sbaglia” i giovani e le donne

Nella speranza di poter offrire un contributo al dibattito parlamentare in corso sulla

necessità e opportunità di varare un atto di clemenza per i detenuti (archiviati

l’amnistia e l’indulto si discute dell’indultino) l’osservatorio dell’Eures sulla

criminalità ha compiuto una indagine sulla quantità e sulla qualità delle condanne,

sulla media delle pene comminate e sulla effettiva loro espiazione, tracciando anche

l’identikit del condannato. Tutti i dati si riferiscono a condanne passate in giudicato

in un arco di tempo che comprende gli ultimi dieci anni.

Nell’ultimo decennio sono 850 mila gli anni di detenzione inflitti e non scontati in

carcere. Dal rapporto tra anni scontati e anni di reclusione comminati dalle sentenze

definitive è stato possibile realizzare
l’indice di certezza della pena, vale a dire la

percentuale degli anni effettivamente trascorsi in carcere su quelli inflitti, che tocca

nel 2001 la punta più bassa (38,4%) e nel 1995 la punta più alta (44,9%).

Condanne. Calcolando la media degli anni di reclusione comminati nell’ultimodecennio emerge un indice di applicazione della pena ben distante dalle massime

punizioni previste dal codice penale per i singoli reati.

Per l’omicidio volontario la durata media della pena inflitta è di 12,4 anni (il Codice

prevede da un minimo di 21 anni all’ergastolo), per l’omicidio preterintenzionale è di

8,8 anni (il Codice prevede da 10 a 28 anni), per l’omicidio colposo 0,5 anni (da 6

mesi a 5 anni per il Codice); 2 anni per la rapina (da 3 a 10 anni) e l’estorsione (da 5 a

10 anni); 0,4 anni per il furto (massimo previsto 3 anni) e per la truffa (da 6 a 12 mesi

per il Codice); per la bancarotta 1,3 anni (da 6-24 mesi a 3-10 anni per la “semplice”

e la “fraudolenta” per il Codice); 1,1 per la detenzione di armi (da 1 a 4 mesi da 1 a 3

anni) e 1,3 anni per il peculato (da 3 a 10 anni la pena edittale prevista).

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Chi va in carcere.
Ma per quali reati si rischia di andare effettivamente in carcere

dopo la condanna definitiva? Calcolando il rapporto tra detenuti e condannati, la

classifica vede ai primi posti il sequestro di persona e l’omicidio volontario;

seguono, nella “classifica” stilata, estorsione, produzione e spaccio di stupefacenti,

rapina, istigazione e sfruttamento della prostituzione, violenze sessuali, furto,

violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, infanticidio, atti osceni, lesioni personali

volontarie; in coda, a forte distanza, peculato, truffa, bancarotta, emissioni di assegni

a vuoto, lesioni personali colpose e omicidio colposo.

Identikit del condannato. Dal 1995 è cresciuto il peso dei condannati che hanno

precedenti penali, che rappresentano il 62 per cento del totale. Dato questo che

denuncia la scarsa efficacia della cosiddetta “rieducazione” e del recupero: dal 1997

al 2001 ha precedenti penali il 76% dei condannati per omicidio volontario, il 63,7%

dei condannati per furto, il 71,3% per rapina. Cresce tra i condannati il numero di

donne (18% nel 2000 erano il 12,6% nel 1990) e dei giovani: nel 2001 rispetto al

2000 la presenza dei giovani tra i 14 e i 17 anni è aumentata di 0,6 punti percentuali,

passando dall’1,2% all’1,8% e la percentuale dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è

aumentata di 3,2 punti (dal 20,3% del 2000 al 23,5% del 2001), così come quella dei

giovani-adulti (25-34 anni), che passa dal 32,8% nel 2000 al 34,1% nel 2001.

Diminuiscono i condannati tra i 45 e i 54 anni (-2,5 punti).

“Straniero” in carcere. I condannati stranieri, per lo più immigrati, sono aumentati:

dal 94 al 2000, la loro incidenza rispetto al totale dei condannati è passata dal 10,8%

al 19,1%. Ebbene, rispetto alle condanne ricevute, sono proprio gli stranieri a

“rischiare” di più il carcere rispetto agli italiani: nel 2000 i condannati stranieri sono

stati infatti il 19,1% del totale, mentre i detenuti stranieri ammontavano al 28,8% del

totale dei detenuti, con uno scarto di quasi 10 punti percentuali tra le due componenti.

Prostituzione e furto i reati con la più alta componente di immigrati (42,9% e 42,5%),

seguiti da spaccio di stupefacenti (30,7% dei condannati), rapina (19,8%), violenze

sessuali (16,2%) e omicidio volontario (8,6%).

Conclusioni. E’ più facile, dunque, andare in carcere per reati di bassa manovalanza

criminale, commessi magari da stranieri, come lo spaccio di sostanze stupefacenti,

rispetto a reati più “raffinati” come il peculato o la bancarotta. Per i reati più gravi

(omicidio e sequestro di persona) la giustizia appare comunque intransigente.

L’indagine non consente valutazioni sulla qualità della difesa dei criminali di basso

profilo o sul condizionamento esercitato dalla estrazione sociale che, evidentemente,

hanno un peso sull’iter processuale e detentivo del condannato. Preoccupa l’aumento

dei giovani e delle donne tra i condannati. Ma ancor più preoccupante è la

constatazione che chi ha sbagliato una volta (il pregiudicato) torni a delinquere

mentre dovrebbe essere in teoria recuperato. Un atto di clemenza, dunque, senza

potenziare l’aspetto rieducativo della pena, rischia di essere un passaggio

parlamentare, pur utile, ma di scarsa prospettiva.

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Il carcere visto da dentro

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