"Stando ad una notizia riportata dal quotidiano Il Messaggero, domani in Consiglio dei Ministri approderà il piano carceri voluto dal governo per affrontare il tema del sovraffollamento. A quanto riporta il quotidiano gli interventi dovrebbero riguardare: l'aggiunta di alcuni nuovi blocchi detentivi, anche modulari, in carceri già esistenti; misure alternative per chi ha pene residue basse; l'invio dei tossicodipendenti nelle comunità.
Un piano che affronta la questione solo dal punto di vista numerico, senza preoccuparsi del totale svilimento della vita interna e della protezione dei diritti affermati nell'ordinamento.
In tal senso il governo riuscirà a distruggere anche il modello Bollate? Questo carcere è finora stato assunto come esempio di un carcere che funziona: detenuti impegnati in attività lavorative, ricreative, scolastiche (di ogni ordine e grado). Ora, secondo quanto riportato dal Messaggero, in questo carcere nascerà un nuovo padiglione (non è chiaro se in cemento o con l'utilizzo di container) per 200 ulteriori posti. Ma questi 200 detenuti avranno accesso alle attività dell'istituto o finiranno a passare il loro tempo nell'ozio e nell'apatia, senza la possibilità di svolgere alcun tipo di mansione utile e fondamentale per il loro reinserimento sociale? Il sovraffollamento non è infatti solo un problema di spazi, lo è anche perché riduce le attività disponibili per le persone detenute, nonché per il personale che si trova a gestire una mole di persone superiore a quelle che sono le reali possibilità di farsene carico.
Se questa domanda e questo discorso vale per il modello Bollate, vale ancor di più per tutte quelle carceri che già oggi fanno gran fatica.
Non si può pensare che 10.000 detenuti, cioè un sesto dell'intera popolazione reclusa in Italia, vadano a finire in container improvvisati, senza spazi adeguati e conformi a quanto le leggi richiedono. Farlo significa progettare un'idea di pena di mera custodia dei corpi. Una custodia che non tiene conto anche di evidenti problemi climatici, come le temperature che si registrano ormai in Italia nel periodo estivo e che stanno mettendo a dura prova le persone detenute e gli operatori.
Per quanto riguarda il discorso delle comunità per tossicodipendenti occorre poi prestare particolarmente attenzione alla questione e capire se le persone saranno private della propria libertà personale in questi luoghi o, invece, saranno libere di muoversi e uscire. Il rischio è infatti che si creino delle forme private di detenzione, totalmente incompatibili con il modello che l'Italia si è data.
Infine, rispetto alle misure alternative, queste già esistono. Il problema sta nel fatto che molte persone, soprattutto quelle con condanne e pene brevi da scontare, sono le più fragili, spesso senza fissa dimora o con alloggi non sempre in linea con la possibilità di scontare una pena all'esterno. Per questo servirebbero investimenti per creare strutture non carcerarie che possano ospitare queste persone. Anche in questo caso, come per le comunità per persone tossicodipendenti, però bisogna avere ben chiaro il fatto che queste non devono diventare dei luoghi privati di privazione della libertà".
Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone