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Pacchetto sicurezza. Antigone: "un nuovo e grave attacco allo Stato di diritto. Non sono questi i provvedimenti che portano benefici sulla sicurezza"

Pacchetto sicurezza 2026Comunicato stampa - Roma, 16 gennaio 2026.

Il Governo ha annunciato un nuovo pacchetto sicurezza composto da un decreto legge e un disegno di legge che, nel loro insieme, se sommati al precedente decreto sicurezza approvato definitivamente nel giugno scorso, configurano uno dei più gravi attacchi alla libertà di protesta e alle garanzie costituzionali della storia repubblicana recente. 

L’Esecutivo torna a intervenire con misure che rafforzano un approccio repressivo e securitario, riducendo in modo sistematico il ruolo del controllo giurisdizionale e comprimendo diritti fondamentali. 
Le due proposte, pur diverse per natura e funzione, si muovono nella stessa direzione: trasformare il diritto penale e amministrativo in uno strumento di gestione del consenso e dell’ordine pubblico, mettendo insieme categorie eterogenee – persone migranti, minorenni, attivisti, autori di reati comuni – come se fossero un unico problema di sicurezza. 

Nel disegno di legge emerge un marcato inasprimento delle pene, con un evidente stravolgimento del principio di proporzionalità. Per alcuni reati contro il patrimonio, come il furto in abitazione, si arriva a prevedere pene fino a dieci anni di reclusione, equiparabili a quelle previste per delitti di ben altra gravità. Una scelta che segna un arretramento culturale e giuridico profondo. Sempre nel DDL trovano spazio disposizioni rivolte alle persone migranti, tra cui l’ipotesi di blocco navale temporaneo deciso dall’Esecutivo, senza un adeguato controllo giurisdizionale. Una misura che solleva gravi profili di illegittimità costituzionale e di contrasto con il diritto internazionale del mare. 

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Carceri. Antigone: “Il 2025 ci lascia istituti sempre più fatiscenti, sovraffollati e disumani”

2025 carcere fine annoAlla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all'inizio dell'anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È quanto emerge dal bilancio di fine anno di Antigone.

Nel 42,9% delle 120 carceri visitate – e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati – non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3%); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche adeguate. Gravissime anche le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità.

Sempre più critici i dati sulle morti: 238 persone sono decedute in carcere nel 2025, di cui 79 si sono suicidate, come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti. “Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi – denuncia Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione”.

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Carceri, quella porta da aprire ancora

Papa Rebibbia

di Patrizio Gonnella su Il Manifesto del 10 dicembre 2025

Era il ventisei dicembre dello scorso anno quando papa Francesco, con un gesto forte e contro corrente, in occasione del Giubileo, aprì la Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia. Un gesto materiale e simbolico che chiedeva clemenza e rispetto. 

Clemenza e rispetto per l’umanità ristretta e sofferente nelle galere del mondo. Dopodomani, 12 dicembre, sarà il giorno del Giubileo dei detenuti. In Italia non c’è stata alcuna risposta da parte del parlamento e del governo. Le istituzioni non si sono limitate a rimuovere le parole del papa dalla discussione pubblica, ma hanno fatto qualcosa di peggio. Hanno esplicitamente contraddetto il pontefice con una sequenza di provvedimenti disumani o fortemente peggiorativi delle già compromesse condizioni di detenzione: si pensi da un lato all’introduzione del delitto di rivolta penitenziaria che va a punire i detenuti che disobbediscono in forma civile e nonviolenta a ordini della polizia penitenziaria e dall’altro lato alle chiusure ingiustificate del sistema verso la comunità esterna. 

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Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane

8197402220 564af88270 oA buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti si rivolgono con un appello al Parlamento, al presidente della Repubblica, al ministero della Giustizia e ai magistrati di sorveglianza. 
Il 6 febbraio 2026, a Roma, assemblea pubblica sullo stato delle carceri italiane 

A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti lanciano un appello – intitolato “Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane” – in cui chiedono un provvedimento di clemenza che riduca il numero dei detenuti nelle carceri italiane. 

La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica. Si contano circa 63.500 detenuti stipati nei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi le cui cause sono ancora da accertare. Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 5.800 istanze per condizione di detenzione disumana e degradante, contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura. Il carcere si è chiuso drammaticamente all’esterno, i detenuti trascorrono in celle inabitabili quasi l’intera giornata e la comunità esterna è disincentivata a collaborare. Una situazione che crea uno stato di frustrazione e burnout anche nelle persone che lavorano all’interno del contesto penitenziario. 

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Stare alla larga dal potere in nome delle garanzie

16802586171 f916fcd922 odi Patrizio Gonnella su il manifesto del 22 novembre 2025

Abbiamo bisogno di un dialogo effettivo, efficace, continuo con i garanti regionali e comunali e questa disponibilità l’abbiamo fortunatamente ampiamente riscontrata. La strategicità della loro funzione deve essere chiara ai governi territoriali e alle forze democratiche e progressiste. “Papà, ho dei problemi: in cella si sono messi a fare degli impicci e io sono voluto restarne fuori ma per questo è arrivato tal zio…, uno che si fa chiamare così, uno che gestisce questi impicci, e mi ha detto che se non volevo aiutare e collaborare mi avrebbe fatto spostare. Io gli ho ribadito di no, che non volevo aiutare, e il giorno dopo, cioè oggi, sono arrivati gli appuntati e mi hanno spostato… Parla con Antigone o con chi ti pare a te, ma io devo essere spostato da qui prima che mi mettano in mezzo. Poi ho fatto la denuncia (del tentativo di violenza sessuale) ma da quando l’ho fatta qui tutti mi vedono come un infame”. 

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Carceri. Antigone: "le istituzioni si costituiscano parte civile nel processo per le accuse di torture nell'IPM Beccaria di Milano"

WhatsApp-Image-2023-12-20-at-12.09.25-1-1024x683A seguito delle indagini sulle supposte gravissime violenze all’interno dell’Istituto Penale Minorile (IPM) “Cesare Beccaria” di Milano, Antigone ha indirizzato nei giorni scorsi tre lettere aperte al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, all’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, al Garante per l’infanzia della Regione Lombardia e al Sindaco di Milano Giuseppe Sala. 
Le lettere, firmate dal presidente Patrizio Gonnella, richiamano la necessità che le istituzioni competenti si costituiscano parte civile nel processo che si aprirà a seguito dell’inchiesta della Procura di Milano. 

Secondo quanto ricostruito dal GIP Stefania Donadeo nell’ordinanza del 22 aprile 2024 e dall’informazione di garanzia emessa l’8 agosto 2025, emergerebbe un quadro di violenze sistematiche e reiterate commesse da decine di agenti e dirigenti tra il 2021 e il 2024. Gli atti parlano di maltrattamenti, torture, pestaggi, isolamento prolungato di minori in condizioni degradanti, falsificazione di referti e omissioni consapevoli. 

«Se confermato in sede processuale, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un vero e proprio sistema di violenze istituzionali», ha dichiarato Patrizio Gonnella. «Tutte le vittime erano minori, molti dei quali stranieri non accompagnati. Ragazzi vulnerabili che Milano avrebbe dovuto proteggere e non abbandonare». 

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Il garante dei detenuti è prigioniero del governo

Nordiodi Patrizio Gonnella su Il Manifesto del 15 agosto 2025

Che pena, che tristezza, che vergogna e quante mistificazioni! È penosa ogni minimizzazione del numero dei suicidi e dei morti in carcere da parte del ministro della giustizia Carlo Nordio. È triste vedere che non c’è alcuna differenziazione nella maggioranza. 

E che vergogna leggere che il Garante delle persone private della libertà, con un comunicato di una delle componenti del collegio, si accodi a quell’interpretazione, per evitare ogni conflitto con chi li ha nominati. 

In passato sulle pagine di questo giornale a più riprese avevamo sottolineato l’evidente mancanza di indipendenza di chi è stato nominato al vertice di tale struttura. Si può mai essere il controllore delle condizioni di vita in carcere se sino al giorno prima eri il controllato, ossia dirigente generale dell’amministrazione penitenziaria? Ciò ovviamente vale anche per tutte quelle realtà territoriali cadute nello stesso equivoco. Proprio sul manifesto il terzo componente dell’autorità del Garante ha manifestato la propria distanza da quel comunicato. Forse le sue dimissioni potrebbero sollevare il caso di un’Autorità non indipendente e portarlo davanti alle Camere e al Capo dello Stato. Sappiamo perfettamente che non si arriverà fino al punto da sottrarre al governo una nomina di garanzia ma quanto meno verrà posta pubblicamente la questione. 

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Suicidio nell'IPM di Treviso. Antigone: "un dramma che racconta la crisi del sistema minorile"

Suicidio IPM Treviso"La tragedia delle morti in carcere arriva anche negli Istituti Penali per Minorenni dove un ragazzo di 17 anni si è suicidato, poche ore dopo il suo arresto, nell'IPM di Treviso. Era stato soccorso ancora vivo e portato in ospedale dove è deceduto poche ore dopo. Si tratta di un dramma che testimonia la crisi del sistema della giustizia minorile. L'ultimo episodio di un ragazzo che si era tolto la vita nelle carceri per minori risaliva al 2003. Questo arriva proprio all'indomani delle minimizzazioni e l'indifferenza del ministro della Giustizia Nordio sui suicidi, cui si è accodato il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà con un proprio comunicato. Abbiamo spesso denunciato come, a partire dal DL Caivano, si sia iniziato a registrare un sovraffollamento mai esistito prima, nonché la chiusura delle carceri minorili con un approccio sempre più punitivo, al posto di quello educativo che aveva portato tutta Europa a guardare con interesse al modello della giustizia minorile italiano. Abbiamo raccontato di crescenti tensioni, sfociate in forme di protesta che hanno interessato tutti gli IPM, proteste che raccontano un disagio profondo da intercettare e che invece il governo preferisce punire con il decreto sicurezza. Abbiamo denunciato l'abuso di psicofarmaci. Recentemente, insieme a Defence for Children Italia e Libera abbiamo promosso un appello firmato da cento tra associazioni, autorità garanti e personalità, attraverso cui abbiamo chiesto al governo di fermarsi e tornare indietro ad un sistema che metta al centro la persona e i suoi bisogni. Non possiamo perdere i ragazzi così giovani. Non possiamo vederli morire in carcere".

Queste le dichiarazioni di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell'osservatorio sulla giustizia minorile di Antigone.

Carceri. Antigone "Emergenza penitenziaria: sovraffollamento, caldo insopportabile e diritti calpestati. Il carcere continua a essere un’emergenza ignorata". Presentato il rapporto di metà anno.

emergenza è adesso 1Aumentano le persone detenute, peggiorano le condizioni di vita, si moltiplicano le proteste, i suicidi e le segnalazioni di trattamenti inumani. È questa la fotografia impietosa che offre "L'emergenza è adesso", Rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone (disponibile a questo link), frutto di 86 visite negli istituti penitenziari italiani effettuate negli ultimi 12 mesi dal nostro Osservatorio. 

Al 30 giugno 2025 le persone detenute erano 62.728, in aumento di 1.248 unità rispetto all’anno precedente. A fronte di una capienza regolamentare di 51.276 posti, e con oltre 4.500 letti indisponibili, il tasso di affollamento reale si attesta al 134,3%. In ben 62 istituti il sovraffollamento supera il 150%, e in 8 casi addirittura il 190% – come a San Vittore, Foggia, Lodi e Roma Regina Coeli. Nel 35,3% degli istituti visitati c’erano celle in cui non erano garantiti 3mq a testa di spazio calpestabile. 

Mentre il Governo annuncia piani irrealistici e promesse che si ripetono da vent’anni, i numeri smascherano l’assenza di strategie efficaci. Il tanto decantato piano di edilizia penitenziaria prevede 7.000 nuovi posti entro fine anno, ma nell’ultimo anno ne sono stati realizzati appena 42. Di contro, i posti effettivi disponibili sono diminuiti di 394. 

Nel frattempo, la custodia chiusa riguarda oltre il 60% delle persone detenute, costrette a rimanere per ore in celle sovraffollate e bollenti. In piena estate, senza ventilazione adeguata e con accessi limitati all’acqua, la vita quotidiana in carcere è disumana. Le celle raggiungono i 37 gradi, con ventilatori acquistabili solo a pagamento e a numero limitato. 

Gravissima anche la situazione nelle carceri minorili, dove si dorme su materassi a terra, mancano le ore d’aria, e l’utilizzo di psicofarmaci è in allarmante crescita. Dopo l’entrata in vigore del Decreto Caivano, gli Istituti Penali per Minorenni hanno visto un aumento del 50% della popolazione detenuta in meno di tre anni. Oggi più del 60% dei ragazzi presenti è ancora in attesa di giudizio. Sono 91 i minorenni trasferiti in istituti per adulti solo nella prima metà del 2025. 

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Piano carceri. Antigone: "Dal governo ricette che aggraveranno la crisi del sistema penitenziario"

"Il piano carceri approvato 8197402220 564af88270 oin Consiglio dei Ministri, come fatto tante altre volte in passato, si affida alla via edilizia per risolvere i problemi delle carceri. A fronte di un sovraffollamento che oggi vede quasi 16.000 persone detenute in più dei posti disponibili si presenta un piano del valore di oltre 700 milioni di euro che produrrà, se fosse portato a termine, meno di 10.000 posti nel 2027. 
Se si considera che poi, solo negli ultimi 3 anni, il numero di persone detenute è aumentato di 5.000 unità, anche mantenendo un analogo tasso di crescita, nel 2027 potremmo essere comunque in difetto di circa 10.000 posti detentivi. Ulteriori 5.000 posti potrebbero essere recuperati, stando al governo, vendendo alcune carceri storiche e costruendo nuove strutture. Un discorso già più volte accennato e sempre giustamente accantonato rispetto a carceri come Regina Coeli a Roma e San Vittore a Milano, solo per citarne due. Si scrive valorizzazione. Si legge speculazione. 
Molti dei nuovi posti poi saranno in container, strutture totalmente inadeguate ad ospitare persone detenute anche per lunghi periodi. Generalmente queste vengono utilizzate per affrontare emergenze e non come soluzioni definitive, come invece sembra ovvio nel piano carceri del governo. Piano carceri che, peraltro, non fornisce alcuna informazione sul personale che sarà necessario a gestire le nuove strutture, quando già oggi si registra un drammatico sotto-organico in tutti i ruoli: direttori, educatori, poliziotti, medici, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, personale amministrativo. 

Stando al ministro della Giustizia Nordio altre migliaia di posti (fino a 10.000) potrebbero essere recuperati con la detenzione differenziata per persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. Si crea così un binario di esecuzione penale che andrà capito con molta attenzione come funzionerà, evitando ogni forma di privatizzazione della libertà personale. E comunque non sono previsti automatismi.
Purtroppo nessuna novità sembra essere stata introdotta rispetto alle telefonate, per cui continuiamo ad auspicare una modifica regolamentare che preveda una telefonata quotidiana, anziché gli attuali dieci minuti a settimana. 

Insomma, il piano carceri conferma l'impressione della vigilia: il governo è interessato agli istituti di pena solo in termini edilizi e di custodia di corpi, senza alcuna visione moderna e umana della pena. Le ricette edilizie presentate rischiano di aggravare la crisi del sistema penitenziario". 

Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

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