Imputabilità dei minori, Antigone: “Abbassare l’età significa tradire il superiore interesse del minore. Non c’è un’emergenza criminalità minorile”

Imputabilità dei minori, Antigone: “Abbassare l’età significa tradire il superiore interesse del minore. Non c’è un’emergenza criminalità minorile”

beccaria AntigoneIl Governo porta oggi all’esame del Consiglio dei ministri lo schema di disegno di legge recante “Modifiche in materia di imputabilità del minore”. Una scelta che, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore e gravissimo passo nella trasformazione della giustizia minorile italiana da sistema fondato sulla funzione educativa e sulla responsabilizzazione a sistema sempre più orientato alla punizione e alla repressione.  à

“Che fine ha fatto il superiore interesse del minore? – dichiara Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell'osservatorio minori di Antigone. Da mesi, insieme a Defence For Children e Libera abbiamo promosso gli Stati Generali della Giustizia Minorile, circa 500 persone che lavorano quotidianamente con ragazze e ragazzi – magistrati minorili, avvocati, operatori, educatori, ricercatori e organizzazioni della società civile – discutono del futuro del sistema. E in tutti i sei tavoli di confronto, in questo grande percorso di riflessione collettiva, l’ipotesi di abbassare l’età imputabile è stata guardata con enorme preoccupazione e contrarietà. Chi conosce davvero questo mondo sa che la risposta non può essere quella di anticipare la punizione”. 

L’Italia non sta affrontando un’emergenza di criminalità minorile tale da giustificare una simile svolta. I dati disponibili non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa. 

“Invece di chiederci perché sempre più adolescenti entrino in contatto con il sistema penale, si continua a rispondere allargando il perimetro della punizione - prosegue Marietti. Ora si vorrebbe arrivare a coinvolgere penalmente anche bambini e ragazzini di 12 o 13 anni. Ma cosa pensiamo davvero di ottenere? Mandare un ragazzino in carcere non cambia magicamente la sua storia: rischia di comprometterne il futuro. Un adolescente non è un adulto in miniatura e non può essere trattato come tale”. 

Il sistema italiano di giustizia minorile è stato per decenni considerato un modello avanzato proprio perché fondato sulla centralità della persona minorenne, sulla funzione educativa, sulla responsabilizzazione e sulla ricerca di percorsi alternativi alla detenzione. Oggi quel modello è sottoposto a una progressiva erosione. La crescita della popolazione detenuta negli Istituti penali per minorenni, il sovraffollamento, l’aumento degli eventi critici e l’espansione dell’area penale sono il risultato di una risposta sempre più punitiva alla complessità delle vite dei più giovani. 

“L’abbassamento dell’età imputabile - sostiene Susanna Marietti - rischia di essere la pietra tombale di un’idea di giustizia minorile che il nostro Paese aveva costruito con fatica. La domanda non dovrebbe essere come punire prima, ma come intervenire prima. Prima che un ragazzo venga abbandonato, prima che la scuola lo perda, prima che i servizi sociali non riescano a intercettare il disagio, prima che una situazione di marginalità diventi una storia criminale. Il superiore interesse del minore non è un principio astratto. Significa riconoscere che l’adolescenza è una fase di crescita e trasformazione, nella quale gli interventi educativi e sociali possono ancora produrre cambiamenti profondi. La risposta alla devianza minorile deve quindi essere costruita intorno alla responsabilizzazione e all’educazione, non alla mera anticipazione della sanzione. L’educazione - sottolinea ancora la coordinatrice di Antigone - non è il contrario della sicurezza. È la sua condizione più solida. Se davvero vogliamo ridurre la criminalità e costruire comunità più sicure, dobbiamo investire nelle persone, nelle scuole, nei servizi, nelle comunità educative e nei percorsi di inclusione. Il carcere, soprattutto quando viene proposto come risposta sempre più precoce, non può essere la soluzione di ogni problema sociale”. 

Antigone chiede al Governo di fermarsi e di aprire un confronto reale con chi ogni giorno opera nella giustizia minorile e con le organizzazioni che da anni ne monitorano l’evoluzione.

“Le scelte sulla giustizia minorile non possono essere costruite sull’onda dell’allarme o della paura. Né rispondere a facili ricerche di consenso elettorale. Il futuro di ragazze e ragazzi non può essere sacrificato alla ricerca di risposte semplici a problemi complessi. Il prossimo 26 novembre a Roma ci sarà la chiusura degli Stati Generali della Giustizia Minorile, invitiamo fin d'ora la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ad essere presenti e ascoltare le conclusioni a cui arriveranno i 500 esperti coinvolti in questo percorso”. 

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