Decreto sicurezza, Antigone: «Si colpiscono i giovani che protestano, mentre si rinuncia a investire sul loro futuro»

Decreto sicurezza, Antigone: «Si colpiscono i giovani che protestano, mentre si rinuncia a investire sul loro futuro»

ipm di treviso decreto caivano i ragazzi in carcere stanno male

Il governo ha varato un nuovo decreto sicurezza. Ancora una volta sull'onda di alcuni fatti di cronaca circoscritti. Ancora una volta, come era stato per il DL Caivano e per l'imputabilità obbligatoria, l'obiettivo sono i minorenni. 

«Nonostante abbiano coinvolto solo poche persone - e in poche città - rispetto alle migliaia di giovani scesi in piazza in tutta Italia per chiedere più fondi per le scuole e più attenzione al diritto all'abitare, questo è bastato per varare un nuovo pacchetto di norme che, nella vaghezza della formulazione, rischia ancora una volta di minare il diritto di protesta e di partecipazione» dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. 

Il nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione e l'aggravante di uso dei social per organizzare le piazze sono una spada di Damocle su chiunque. Nemmeno negli anni '70 del secolo scorso, si era arrivati a tanto. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scongiurato la misura più grave, quella in odore cileno dei poteri di polizia giudiziaria all'esercito. Norma che era stata criticata anche da alcuni sindacati di polizia. 

Si prevede anche un aumento nei posti negli Istituti Penali per Minorenni, proseguendo così nell'opera di distruzione del sistema della giustizia minorile. 

«Quello che guardava ai ragazzini con la loro specificità di persone in evoluzione, che lo Stato - nonostante la possibile gravità dei reati commessi - voleva fare di tutto per recuperare, non accettando invece di perderli fin da così piccoli. Una missione a cui questo governo sta rinunciando, proprio in un'epoca storica dove invece ce ne sarebbe maggiormente bisogno» prosegue Gonnella. 

Solo lo scorso 24 luglio il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa aveva richiamato l'attenzione dell'Italia sul fatto che un ragazzo su 7 nel nostro paese (il 13,8% di tutti i bambini) viveva in uno stato di povertà assoluta, indicando la necessità di riforme strutturali e investimenti per salvaguardare i bambini dalla povertà e costruire un futuro.

«Su questo - conclude il Presidente di Antigone -, sfortunatamente, dopo 3 mesi, nessun decreto contenente politiche e investimenti è stato varato».

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