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Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane

8197402220 564af88270 oA buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti si rivolgono con un appello al Parlamento, al presidente della Repubblica, al ministero della Giustizia e ai magistrati di sorveglianza. 
Il 6 febbraio 2026, a Roma, assemblea pubblica sullo stato delle carceri italiane 

A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti lanciano un appello – intitolato “Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane” – in cui chiedono un provvedimento di clemenza che riduca il numero dei detenuti nelle carceri italiane. 

La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica. Si contano circa 63.500 detenuti stipati nei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi le cui cause sono ancora da accertare. Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 5.800 istanze per condizione di detenzione disumana e degradante, contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura. Il carcere si è chiuso drammaticamente all’esterno, i detenuti trascorrono in celle inabitabili quasi l’intera giornata e la comunità esterna è disincentivata a collaborare. Una situazione che crea uno stato di frustrazione e burnout anche nelle persone che lavorano all’interno del contesto penitenziario. 

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Stare alla larga dal potere in nome delle garanzie

16802586171 f916fcd922 odi Patrizio Gonnella su il manifesto del 22 novembre 2025

Abbiamo bisogno di un dialogo effettivo, efficace, continuo con i garanti regionali e comunali e questa disponibilità l’abbiamo fortunatamente ampiamente riscontrata. La strategicità della loro funzione deve essere chiara ai governi territoriali e alle forze democratiche e progressiste. “Papà, ho dei problemi: in cella si sono messi a fare degli impicci e io sono voluto restarne fuori ma per questo è arrivato tal zio…, uno che si fa chiamare così, uno che gestisce questi impicci, e mi ha detto che se non volevo aiutare e collaborare mi avrebbe fatto spostare. Io gli ho ribadito di no, che non volevo aiutare, e il giorno dopo, cioè oggi, sono arrivati gli appuntati e mi hanno spostato… Parla con Antigone o con chi ti pare a te, ma io devo essere spostato da qui prima che mi mettano in mezzo. Poi ho fatto la denuncia (del tentativo di violenza sessuale) ma da quando l’ho fatta qui tutti mi vedono come un infame”. 

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Carceri. Antigone: "le istituzioni si costituiscano parte civile nel processo per le accuse di torture nell'IPM Beccaria di Milano"

WhatsApp-Image-2023-12-20-at-12.09.25-1-1024x683A seguito delle indagini sulle supposte gravissime violenze all’interno dell’Istituto Penale Minorile (IPM) “Cesare Beccaria” di Milano, Antigone ha indirizzato nei giorni scorsi tre lettere aperte al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, all’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, al Garante per l’infanzia della Regione Lombardia e al Sindaco di Milano Giuseppe Sala. 
Le lettere, firmate dal presidente Patrizio Gonnella, richiamano la necessità che le istituzioni competenti si costituiscano parte civile nel processo che si aprirà a seguito dell’inchiesta della Procura di Milano. 

Secondo quanto ricostruito dal GIP Stefania Donadeo nell’ordinanza del 22 aprile 2024 e dall’informazione di garanzia emessa l’8 agosto 2025, emergerebbe un quadro di violenze sistematiche e reiterate commesse da decine di agenti e dirigenti tra il 2021 e il 2024. Gli atti parlano di maltrattamenti, torture, pestaggi, isolamento prolungato di minori in condizioni degradanti, falsificazione di referti e omissioni consapevoli. 

«Se confermato in sede processuale, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un vero e proprio sistema di violenze istituzionali», ha dichiarato Patrizio Gonnella. «Tutte le vittime erano minori, molti dei quali stranieri non accompagnati. Ragazzi vulnerabili che Milano avrebbe dovuto proteggere e non abbandonare». 

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Il garante dei detenuti è prigioniero del governo

Nordiodi Patrizio Gonnella su Il Manifesto del 15 agosto 2025

Che pena, che tristezza, che vergogna e quante mistificazioni! È penosa ogni minimizzazione del numero dei suicidi e dei morti in carcere da parte del ministro della giustizia Carlo Nordio. È triste vedere che non c’è alcuna differenziazione nella maggioranza. 

E che vergogna leggere che il Garante delle persone private della libertà, con un comunicato di una delle componenti del collegio, si accodi a quell’interpretazione, per evitare ogni conflitto con chi li ha nominati. 

In passato sulle pagine di questo giornale a più riprese avevamo sottolineato l’evidente mancanza di indipendenza di chi è stato nominato al vertice di tale struttura. Si può mai essere il controllore delle condizioni di vita in carcere se sino al giorno prima eri il controllato, ossia dirigente generale dell’amministrazione penitenziaria? Ciò ovviamente vale anche per tutte quelle realtà territoriali cadute nello stesso equivoco. Proprio sul manifesto il terzo componente dell’autorità del Garante ha manifestato la propria distanza da quel comunicato. Forse le sue dimissioni potrebbero sollevare il caso di un’Autorità non indipendente e portarlo davanti alle Camere e al Capo dello Stato. Sappiamo perfettamente che non si arriverà fino al punto da sottrarre al governo una nomina di garanzia ma quanto meno verrà posta pubblicamente la questione. 

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Suicidio nell'IPM di Treviso. Antigone: "un dramma che racconta la crisi del sistema minorile"

Suicidio IPM Treviso"La tragedia delle morti in carcere arriva anche negli Istituti Penali per Minorenni dove un ragazzo di 17 anni si è suicidato, poche ore dopo il suo arresto, nell'IPM di Treviso. Era stato soccorso ancora vivo e portato in ospedale dove è deceduto poche ore dopo. Si tratta di un dramma che testimonia la crisi del sistema della giustizia minorile. L'ultimo episodio di un ragazzo che si era tolto la vita nelle carceri per minori risaliva al 2003. Questo arriva proprio all'indomani delle minimizzazioni e l'indifferenza del ministro della Giustizia Nordio sui suicidi, cui si è accodato il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà con un proprio comunicato. Abbiamo spesso denunciato come, a partire dal DL Caivano, si sia iniziato a registrare un sovraffollamento mai esistito prima, nonché la chiusura delle carceri minorili con un approccio sempre più punitivo, al posto di quello educativo che aveva portato tutta Europa a guardare con interesse al modello della giustizia minorile italiano. Abbiamo raccontato di crescenti tensioni, sfociate in forme di protesta che hanno interessato tutti gli IPM, proteste che raccontano un disagio profondo da intercettare e che invece il governo preferisce punire con il decreto sicurezza. Abbiamo denunciato l'abuso di psicofarmaci. Recentemente, insieme a Defence for Children Italia e Libera abbiamo promosso un appello firmato da cento tra associazioni, autorità garanti e personalità, attraverso cui abbiamo chiesto al governo di fermarsi e tornare indietro ad un sistema che metta al centro la persona e i suoi bisogni. Non possiamo perdere i ragazzi così giovani. Non possiamo vederli morire in carcere".

Queste le dichiarazioni di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell'osservatorio sulla giustizia minorile di Antigone.

Carceri. Antigone "Emergenza penitenziaria: sovraffollamento, caldo insopportabile e diritti calpestati. Il carcere continua a essere un’emergenza ignorata". Presentato il rapporto di metà anno.

emergenza è adesso 1Aumentano le persone detenute, peggiorano le condizioni di vita, si moltiplicano le proteste, i suicidi e le segnalazioni di trattamenti inumani. È questa la fotografia impietosa che offre "L'emergenza è adesso", Rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone (disponibile a questo link), frutto di 86 visite negli istituti penitenziari italiani effettuate negli ultimi 12 mesi dal nostro Osservatorio. 

Al 30 giugno 2025 le persone detenute erano 62.728, in aumento di 1.248 unità rispetto all’anno precedente. A fronte di una capienza regolamentare di 51.276 posti, e con oltre 4.500 letti indisponibili, il tasso di affollamento reale si attesta al 134,3%. In ben 62 istituti il sovraffollamento supera il 150%, e in 8 casi addirittura il 190% – come a San Vittore, Foggia, Lodi e Roma Regina Coeli. Nel 35,3% degli istituti visitati c’erano celle in cui non erano garantiti 3mq a testa di spazio calpestabile. 

Mentre il Governo annuncia piani irrealistici e promesse che si ripetono da vent’anni, i numeri smascherano l’assenza di strategie efficaci. Il tanto decantato piano di edilizia penitenziaria prevede 7.000 nuovi posti entro fine anno, ma nell’ultimo anno ne sono stati realizzati appena 42. Di contro, i posti effettivi disponibili sono diminuiti di 394. 

Nel frattempo, la custodia chiusa riguarda oltre il 60% delle persone detenute, costrette a rimanere per ore in celle sovraffollate e bollenti. In piena estate, senza ventilazione adeguata e con accessi limitati all’acqua, la vita quotidiana in carcere è disumana. Le celle raggiungono i 37 gradi, con ventilatori acquistabili solo a pagamento e a numero limitato. 

Gravissima anche la situazione nelle carceri minorili, dove si dorme su materassi a terra, mancano le ore d’aria, e l’utilizzo di psicofarmaci è in allarmante crescita. Dopo l’entrata in vigore del Decreto Caivano, gli Istituti Penali per Minorenni hanno visto un aumento del 50% della popolazione detenuta in meno di tre anni. Oggi più del 60% dei ragazzi presenti è ancora in attesa di giudizio. Sono 91 i minorenni trasferiti in istituti per adulti solo nella prima metà del 2025. 

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Piano carceri. Antigone: "Dal governo ricette che aggraveranno la crisi del sistema penitenziario"

"Il piano carceri approvato 8197402220 564af88270 oin Consiglio dei Ministri, come fatto tante altre volte in passato, si affida alla via edilizia per risolvere i problemi delle carceri. A fronte di un sovraffollamento che oggi vede quasi 16.000 persone detenute in più dei posti disponibili si presenta un piano del valore di oltre 700 milioni di euro che produrrà, se fosse portato a termine, meno di 10.000 posti nel 2027. 
Se si considera che poi, solo negli ultimi 3 anni, il numero di persone detenute è aumentato di 5.000 unità, anche mantenendo un analogo tasso di crescita, nel 2027 potremmo essere comunque in difetto di circa 10.000 posti detentivi. Ulteriori 5.000 posti potrebbero essere recuperati, stando al governo, vendendo alcune carceri storiche e costruendo nuove strutture. Un discorso già più volte accennato e sempre giustamente accantonato rispetto a carceri come Regina Coeli a Roma e San Vittore a Milano, solo per citarne due. Si scrive valorizzazione. Si legge speculazione. 
Molti dei nuovi posti poi saranno in container, strutture totalmente inadeguate ad ospitare persone detenute anche per lunghi periodi. Generalmente queste vengono utilizzate per affrontare emergenze e non come soluzioni definitive, come invece sembra ovvio nel piano carceri del governo. Piano carceri che, peraltro, non fornisce alcuna informazione sul personale che sarà necessario a gestire le nuove strutture, quando già oggi si registra un drammatico sotto-organico in tutti i ruoli: direttori, educatori, poliziotti, medici, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, personale amministrativo. 

Stando al ministro della Giustizia Nordio altre migliaia di posti (fino a 10.000) potrebbero essere recuperati con la detenzione differenziata per persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. Si crea così un binario di esecuzione penale che andrà capito con molta attenzione come funzionerà, evitando ogni forma di privatizzazione della libertà personale. E comunque non sono previsti automatismi.
Purtroppo nessuna novità sembra essere stata introdotta rispetto alle telefonate, per cui continuiamo ad auspicare una modifica regolamentare che preveda una telefonata quotidiana, anziché gli attuali dieci minuti a settimana. 

Insomma, il piano carceri conferma l'impressione della vigilia: il governo è interessato agli istituti di pena solo in termini edilizi e di custodia di corpi, senza alcuna visione moderna e umana della pena. Le ricette edilizie presentate rischiano di aggravare la crisi del sistema penitenziario". 

Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Carceri. Antigone: "il piano carceri del governo distruggerà il modello Bollate in nome del modello Alligator di Trump?"

centro-per-migranti-in-albania-2048453 800 q50"Stando ad una notizia riportata dal quotidiano Il Messaggero, domani in Consiglio dei Ministri approderà il piano carceri voluto dal governo per affrontare il tema del sovraffollamento. A quanto riporta il quotidiano gli interventi dovrebbero riguardare: l'aggiunta di alcuni nuovi blocchi detentivi, anche modulari, in carceri già esistenti; misure alternative per chi ha pene residue basse; l'invio dei tossicodipendenti nelle comunità.
Un piano che affronta la questione solo dal punto di vista numerico, senza preoccuparsi del totale svilimento della vita interna e della protezione dei diritti affermati nell'ordinamento.
In tal senso il governo riuscirà a distruggere anche il modello Bollate? Questo carcere è finora stato assunto come esempio di un carcere che funziona: detenuti impegnati in attività lavorative, ricreative, scolastiche (di ogni ordine e grado). Ora, secondo quanto riportato dal Messaggero, in questo carcere nascerà un nuovo padiglione (non è chiaro se in cemento o con l'utilizzo di container) per 200 ulteriori posti. Ma questi 200 detenuti avranno accesso alle attività dell'istituto o finiranno a passare il loro tempo nell'ozio e nell'apatia, senza la possibilità di svolgere alcun tipo di mansione utile e fondamentale per il loro reinserimento sociale? Il sovraffollamento non è infatti solo un problema di spazi, lo è anche perché riduce le attività disponibili per le persone detenute, nonché per il personale che si trova a gestire una mole di persone superiore a quelle che sono le reali possibilità di farsene carico.
Se questa domanda e questo discorso vale per il modello Bollate, vale ancor di più per tutte quelle carceri che già oggi fanno gran fatica.
Non si può pensare che 10.000 detenuti, cioè un sesto dell'intera popolazione reclusa in Italia, vadano a finire in container improvvisati, senza spazi adeguati e conformi a quanto le leggi richiedono. Farlo significa progettare un'idea di pena di mera custodia dei corpi. Una custodia che non tiene conto anche di evidenti problemi climatici, come le temperature che si registrano ormai in Italia nel periodo estivo e che stanno mettendo a dura prova le persone detenute e gli operatori.   

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Carceri. Aperta l'udienza preliminare per il presunto pestaggio su un detenuto nel carcere di Venezia. Antigone costituita parte civile

8196398253 b323a88bf7 o 1Mercoledì scorso si è aperta ieri l'udienza preliminare a Venezia nei confronti di quattro agenti e un medico della Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia.
Le imputazioni riguardano il lungo pestaggio che un giovane di 23 anni, con problematiche psichiatriche, avrebbe subito nel febbraio 2024 ad opera degli agenti ed i falsi per nasconderlo, sia nelle relazioni di servizio degli stessi agenti, che descrivevano il fatto difformemente da come appare dal materiale di videosorveglianza e dalle dichiarazioni di vari testimoni, che nel certificato medico di nulla osta al trasferimento dello stesso il giorno successivo. Il sanitario certificava le buone condizioni di salute del giovane, che tuttavia giunto nel nuovo istituto veniva mandato immediatamente in pronto soccorso e sottoposto ad intervento chirurgico d'urgenza a causa della frattura della milza. 
Giovane che, nel novembre del 2024, si è poi suicidato mentre si trovava in carcere. 

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CPR. Antigone: "La Corte Costituzionale riconosce la violazione dei diritti delle persone migranti recluse nei centri"

cpr 1Con la sentenza n. 96 del 2025, la Corte costituzionale lancia un messaggio preciso al decisore politico: trattenere una persona all’interno di un CPR significa limitare la sua libertà personale. E questo non può avvenire senza che siano garantiti diritti fondamentali, come previsto dall’articolo 13 della Costituzione.   

Al momento, però, manca una legge che stabilisca con chiarezza come si debba svolgere questa privazione della libertà: le regole attuali sono generiche e spesso affidate a regolamenti o circolari amministrative e questo lascia spazio ad abusi e violazioni costanti dei diritti.  Questa lacuna normativa mette a rischio i diritti delle persone trattenute nei CPR e crea una situazione di grande incertezza. Non esiste, infatti, una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale, né sono previste adeguate tutele giurisdizionali per chi si trova in queste strutture. 

"La sentenza ci da ragione - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. La libertà personale è oggetto di riserva di legge assoluta. È sacra. Non si può trattare una persona presente in Italia senza un titolo di soggiorno che non ha commesso reati peggio di un detenuto. Non si può negargli i diritti alla salute, alla integrità psicofisica, alla dignità. Certo avremmo preferito una sentenza che smantellasse un sistema che crea dolore illegalmente ma è un passo comunque importante. Antigone aveva presentato un proprio atto di intervento davanti alla Consulta proprio per evitare che si creasse un sistema di discriminazioni e abusi".

Qui è possibile visualizzare il nostro atto di intervento.

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