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Una giornata di mobilitazione per la Costituzione

WhatsApp Image 2026-07-14 at 19.05.00Non era mai accaduto nella storia recente penitenziaria italiana che associazioni, laiche e cattoliche, responsabili delle istituzioni territoriali, esponenti della società civile, attori e scrittrici, dirigenti di banca, sacerdoti, politici di varie forze politiche, garanti regionali e comunali si sentissero chiamati a difendere l’articolo 27 della Costituzione. È stata una giornata dall’altissimo valore simbolico e si ringrazia l’amministrazione penitenziaria per la disponibilità. Il carcere si è aperto al mondo esterno. Questo è il senso della neonata Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. In ben 36 carceri, oltre 350 persone si sono mobilitate in tutta Italia per vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione e per chiedere di intervenire urgentemente nel nome della dignità delle persone detenute, oltre che dello stesso personale penitenziario. Una gran parte degli istituti penitenziari visitati ha mostrato condizioni di sovraffollamento insostenibile, che in alcuni casi è giunto addirittura al 250%, ed estreme carenze in termini di qualità degli ambienti, spazio minimo, caldo senza respiro, celle con letti a tre piani, aree aperte senza possibilità di proteggersi dal sole, assenza di frigo e ventilatori nelle celle. 

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Ancora morti in cella, un’estate di inferno, aspettando la Corte

8197402220 564af88270 odi Patrizio Gonnella, su il manifesto del 2 luglio 2026

Settantacinque anni, malato, da poco colpito da ictus, entrato qualche giorno prima per scontare una pena non elevata, muore in solitudine nel carcere fiorentino di Sollicciano. Pochi chilometri più a ovest, alle Dogaie di Prato, a soli ventisei anni muore anche lui in carcere e non per scelta volontaria. Pare avesse denunciato violenze subite dalle forze di Polizia al momento dell’arresto. Due storie che non stordiscono l’opinione pubblica come dovrebbe accadere, che lasciano insensibili le istituzioni. Siamo a 114 morti nelle prigioni d’Italia dall’inizio dell’anno. Una parte viene qualificata dall’amministrazione penitenziaria come decessi con cause da accertare. Il punto è che restano tali anche nei mesi e anni a seguire. 

Le due morti avvenute nelle carceri di Firenze e Prato sono tra loro molto diverse e riconducibili a responsabilità differenti. Nel caso del signore deceduto a Sollicciano, le indagini dovranno chiarire, in sequenza: perché una persona così anziana e così compromessa nella salute è stata portata in carcere e non in una struttura medica? Perché è stata portata proprio a Sollicciano? Perché si è ignorato che tale istituto, come abbiamo raccontato sulle pagine di questo giornale, pochi giorni addietro era stato parzialmente chiuso dalla magistratura proprio per le sue condizioni insalubri e degradate? Perché non è stato trasferito in un centro clinico penitenziario come quello di Pisa? Perché non è stato previsto un ricovero ospedaliero controllato? Attendiamo risposte dalla magistratura. 

Il detenuto morto a Prato era giovane, così giovane che il suo decesso dovrebbe lasciare tutti basiti. In questo caso l’autopsia sarà determinante. Vanno preservate tutte le informazioni utili a capire cosa è accaduto prima della sua morte, innaturale per un ragazzo così giovane. Come detto, pare avesse denunciato violenze subite al momento dell’arresto. Le indagini dovranno accertare se ci sono state visite mediche di primo ingresso nel carcere di Prato e cosa hanno certificato. E andranno confrontate con i dati autoptici. 

Di fronte a 114 morti in sei mesi nelle carceri italiane dovrebbe scattare la reazione politica. Temiamo non avverrà. Sarebbe del tutto ovvio attendersi l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare diretta ad accertare responsabilità individuali e sistemiche. Sulle responsabilità individuali ci affidiamo alla magistratura, su quelle sistemiche è invece necessario mettere in moto una catena di indignazione, trasformando quest’ultima da reazione individuale a valanga sociale. È del tutto incredibile che in una situazione così compromessa e degradata l’amministrazione penitenziaria non faccia subito tre o quattro cose per rendere la vita in carcere meno indegna e indecente. Gliele suggerisco qua di seguito: consentire una telefonata al giorno ai propri cari, mettere un piccolo frigo e un ventilatore in ogni cella per rendere sopportabile l’estate, chiudere del tutto gli istituti indecorosi come quello di Firenze, proteggere chi denuncia violazioni e abusi. Questo è il minimo che ci si attende da un’amministrazione pubblica. 

Intanto due notizie, che sono due speranze, per il prossimo futuro carcerario. Il 14 luglio, la neonata alleanza per una pena umana e costituzionale, composta da tante associazioni, ha chiesto al ministero della Giustizia di poter visitare decine e decine di istituti in Italia insieme a esponenti delle istituzioni locali e della società civile. Il 22 settembre la Corte costituzionale, sollecitata dal tribunale di Sorveglianza di Firenze a partire dal caso Sollicciano, dovrà decidere se è legittimo tenere una persona in carcere qualora questo sia un luogo insano, degradato o stracolmo. Tra il 14 luglio e il 22 settembre non vorremmo fare la conta dei morti, dei suicidi, delle tragedie. In una situazione così compromessa per la dignità e la salute di detenuti e operatori penitenziari, ogni inerzia è colpevole.

Pubblicate le graduatorie del Servizio Civile Universale 2026

scuGentili candidate e candidati, prima di tutto ci teniamo a ringraziarvi per aver deciso di inviare la vostra candidatura per il Servizio Civile Universale nell'ambito del nostro progetto. Durante tutti i colloqui svolti abbiamo sentito da parte vostra un grande entusiasmo e tanta competenza riguardo i temi che ci coinvolgono. 

Vi ringraziamo di cuore per l'interesse dimostrato nei confronti della nostra associazione.
Avremmo voluto avervi tutte e tutti con noi, ma ovviamente non è possibile e ci siamo affidati alle valutazioni obbligate dal bando di concorso.

Per coloro che non fossero stati selezionati, il nostro invito e di restare in contatto con noi. 

Se Antigone potrà esservi utile per motivi di studio, di ricerca o di qualsiasi altra cosa, siamo a disposizione.  Continuare a portare avanti uno sguardo consapevole e critico sul carcere e sulla penalità è fondamentale per una società aperta e democratica.   

Qui trovate la graduatoria

Diamo dunque il benvenuto a chi si unirà ad Antigone per il servizio civile.

Taser. Presentato il rapporto di Antigone

TASERIl Taser viene spesso raccontato come uno strumento alternativo all’arma da fuoco e capace di ridurre i rischi nelle operazioni di polizia. Ma l’esperienza degli ultimi anni mostra un quadro molto più complesso e preoccupante. 

È quanto emerge dal nuovo report di Antigone dal titolo “Taser in Italia. Storia, controversie e rischi della pistola a impulsi elettrici”. Nel rapporto si evidenzia come quello che doveva essere un dispositivo “meno letale” rischi invece di trasformarsi in uno strumento utilizzato in modo crescente anche nei confronti di persone non armate, in condizioni di vulnerabilità o con fragilità psichiche. 

I dati disponibili mostrano una crescita significativa dell’utilizzo operativo: tra marzo 2022 e febbraio 2026 la Polizia di Stato ha fatto ricorso allo sparo dei dardi in oltre mille occasioni. Parallelamente, la quota di interventi conclusi con l’attivazione effettiva del dispositivo è aumentata negli anni, mentre resta ancora assente un registro nazionale pubblico e completo capace di monitorare ogni utilizzo e i suoi esiti. 

“Il problema non è solo lo strumento in sé, ma il modo in cui viene utilizzato e il contesto in cui viene inserito. Il rischio è che il Taser diventi una risposta immediata anche laddove sarebbero necessarie tecniche di de-escalation, capacità di gestione del conflitto e interventi adeguati soprattutto quando sono coinvolte persone in stato di crisi o vulnerabilità.  Dall’introduzione ordinaria del dispositivo nelle dotazioni delle forze di polizia statali, avvenuta nel 2022, si sono verificati almeno sette decessi successivi all’utilizzo del Taser. In diversi casi le persone coinvolte presentavano condizioni di fragilità psichica o situazioni di alterazione, elementi che rendono ancora più delicato il ricorso a strumenti ad alta intensità coercitiva. 

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Putride o sovraffollate, galere da chiudere

8197522482 c65e0b92e7 odi Patrizio Gonnella su il manifesto del 17 giugno 2026

L’urgenza delle ispezioni. La situazione indecente in cui versava il carcere fiorentino era da tanto tempo evidente a chiunque. Nessuno poteva negare di sapere, tanto meno al ministero della Giustizia o al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). Sollicciano chiama Italia. La chiusura per via giudiziaria di ben sette reparti del carcere fiorentino di Sollicciano ha a che fare con il degrado del sistema penitenziario italiano nel suo complesso. Sollicciano è solo l’epifenomeno di un complesso carcerario che sempre più si propone come un apparato pseudo-militare decadente, nel quale le persone detenute sono disumanizzate fino al punto che esse stesse ritengono naturale vivere nell’acqua putrida e tra le cimici. 

La situazione indecente in cui versava il carcere fiorentino era da tanto tempo evidente a chiunque. Nessuno poteva negare di sapere, tanto meno al ministero della Giustizia o al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). D’altronde, bastava leggere le prime righe del rapporto di Antigone per capire che le condizioni strutturali dell’istituto fossero disastrose. O dare uno sguardo al comunicato di Magistratura democratica e Antigone del marzo 2025 nel quale era scritto che era difficile descrivere la condizione di degrado raggiunta dalla struttura. Oppure leggere l’atto con il quale il Tribunale di sorveglianza di Firenze, qualche mese addietro, riferendosi espressamente a Sollicciano, ha chiesto alla Corte costituzionale di giudicare se è accettabile che un detenuto viva in condizioni così disumane da compromettere la sua dignità. La Consulta deciderà a settembre. Vedremo se il governo si opporrà alle argomentazioni limpide della magistratura fiorentina. 

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Chiuso, sovraffollato e malato: il carcere al tempo di Meloni

carcere san vittore celladi Patrizio Gonnella su il manifesto del 20 maggio 2026

Celle allagate o sporche. Corridoi con rifiuti e cibo per terra. Celle lisce, che nel gergo penitenziario significa spazi oscuri dove accadono cose brutte. Agenti infiltrati nelle prigioni, gestione parallela della sicurezza affidata alla Polizia penitenziaria, svilimento del ruolo di direttori ed educatori, chiusura del carcere alla società civile, migliaia di detenuti murati nelle celle, decine di detenuti morti per cause restano perennemente da accertare, abuso dello strumento disciplinare e dell’isolamento in tutte le sue forme, celle sovraffollate oltre il limite della sopportazione. E ancora. Raddoppio in un anno del numero dei bimbi in carcere con le loro mamme; triplicazione dal 2022 del numero delle persone soggette a regime di vita chiuso. 

SONO QUESTI ALCUNI squarci drammatici del Rapporto periodico di Antigone sulle condizioni di detenzione non a caso intitolato Tutto chiuso, frutto di oltre cento visite svoltesi nel 2025. Questo è il carcere ai tempi del governo Meloni. Un sistema penitenziario in profonda crisi di umanità. Dal 2022 a oggi i detenuti sono cresciuti di ben 8 mila unità, nonostante siano tendenzialmente stabili tutti gli indici di delittuosità. Come è potuto accadere? Il mantra repressivo, securitario e vendicativo prodotto da un’alleanza politica tra alcuni sindacati autonomi della Polizia penitenziaria e le componenti più reazionarie del governo ha devastato il sistema penitenziario italiano. Il detenuto è trattato come un nemico da contenere, neutralizzare, tenere ben chiuso in cella. La retorica rieducativa si è andata lentamente spegnendo. 

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Rapporto Antigone: carceri sempre più affollate, più chiuse e lontane dal dettato costituzionale

WhatsApp Image 2026-05-19 at 11.38.48Presentato oggi il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”, realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone. Il quadro che emerge è quello di un sistema penitenziario sempre più lontano dal dettato costituzionale e sempre meno capace di garantire sicurezza.

Le carceri italiane sono oggi più affollate, più chiuse e il governo continua ad aggravare l’emergenza penitenziaria con nuovi reati, aumenti delle pene e nuovi annunci di edilizia penitenziaria, con i numeri che raccontano il fallimento di questo approccio.
Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia. Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso. Nel frattempo, dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute. Numeri superiori a quelli che portarono alla condanna nella sentenza Sentenza Torreggiani c. Italia, quando i ricorsi presentati furono circa 4.000.

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Al via gli Stati Generali della Giustizia Minorile

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Nel giugno 2025 Antigone, Defence for Children Italia e Libera avevano lanciato un appello pubblico sulla giustizia minorile italiana. Un appello nato dalla consapevolezza che il sistema italiano, per anni considerato un modello avanzato in Europa, stesse attraversando una fase di profonda regressione.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allontanamento dai principi che avevano reso la giustizia minorile italiana un riferimento: centralità della funzione educativa, attenzione alla crescita della persona, valorizzazione di percorsi alternativi alla detenzione e costruzione di opportunità di reinserimento sociale.  Al loro posto si sta affermando una logica sempre più repressiva e securitaria, che guarda ai ragazzi e alle ragazze coinvolti nel circuito penale come soggetti da punire piuttosto che persone da accompagnare in percorsi di responsabilizzazione e cambiamento. 

L’appello promosso da Antigone, Defence for Children Italia e Libera è stato sottoscritto da numerose organizzazioni della società civile, garanti dei diritti delle persone private della libertà e singole persone impegnate nel mondo della giustizia minorile. 

Il 25 febbraio 2026, a Roma, le tre associazioni promotrici hanno organizzato un’assemblea pubblica dedicata proprio al futuro della giustizia minorile italiana. Da quell’incontro è emersa con forza una convinzione condivisa: oggi è urgente fermare questa deriva e riaffermare il ruolo della giustizia minorile come spazio di tutela, accompagnamento, inclusione e reinserimento. 
Per questo motivo è nata la proposta di avviare gli Stati Generali della giustizia minorile: un percorso collettivo di confronto che coinvolgerà esperti, operatori, organizzazioni sociali, istituzioni e persone che quotidianamente lavorano su questi temi. 

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Il calendario dei colloqui di selezione per il Servizio Civile Universale - Bando 2025

scuÈ online il calendario dei colloqui di selezione per il progetto bando SCU 2025 "Tutela dei diritti tra carcere, migrazione e spazio civico”.   

I colloqui di selezione si terranno i giorni 26 e 28 maggio, presso la sede dell’Associazione Antigone Via Monti di Pietralata 16, 00157 Roma. 

Per conoscere il giorno e l’orario di convocazione i candidati sono pregati di consultare il calendario, disponibile qui.     

Come previsto dal bando, la pubblicazione del calendario avviene almeno dieci giorni prima della data di convocazione e vale come notifica della convocazione.   

Nel rispetto della privacy, si è scelto di non pubblicare il nominativo dei candidati, ma il numero di riferimento domanda, che è possibile trovare in alto a sinistra su ogni domanda generata dal sistema, al momento della presentazione della propria candidatura.     

Per eventuali supporti, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Roma, 30 aprile 2026

L’alleanza per una pena costituzionale esprime forte preoccupazione per le norme sulle carceri contenuta nel decreto sicurezza

carcere san vittore cellaLo scorso 6 febbraio a Roma sì è tenuta una grande assemblea sul tema delle condizioni dell’esecuzione della pena in Italia, vi hanno partecipato i rappresentanti di 190 organizzazioni da tutt’Italia, oltre che di enti pubblici. Da questa iniziativa ha preso vita l’Alleanza per una pena Costituzionale, che oggi segue con grande preoccupazione l'iter parlamentare del decreto sicurezza attualmente all'esame del Senato (Decreto-Legge 24 Febbraio 2026, n. 23). Un provvedimento che rischia di avere conseguenze gravissime sulla vita democratica del paese, ed anche, di nuovo, sul sistema penitenziario italiano.

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