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Inchiesta sulle carceri. Il primo volume della nuova collana "Il carcere e la memoria"

Inchiesta sulle carceri - Sanna - volume uno collana Il carcere e la memoria-1 page-0001Nasce Il carcere e la memoria, la nuova collana editoriale promossa da Antigone. Un progetto che affonda le sue radici in un’idea precisa: per comprendere il presente del sistema penitenziario, è necessario tornare a interrogare il passato. 

La collana nasce infatti con l’obiettivo di recuperare e rendere accessibili opere oggi difficilmente reperibili, ma fondamentali per leggere criticamente il carcere. Non si tratta solo di un’operazione editoriale, ma di una scelta politica e culturale: pubblicazioni online, gratuite, pensate per abbattere le barriere alla conoscenza e ampliare il più possibile il pubblico. 

Il primo volume è la ripubblicazione di "Inchiesta sulle carceri" di Emilio Sanna, uscita originariamente nel 1970. Un lavoro pionieristico che, attraverso un approccio a metà tra reportage giornalistico e analisi sociologica, entra nei luoghi della detenzione per restituire voce a chi ne è escluso. 

L’inchiesta affronta temi centrali ancora oggi: chi finisce in carcere, il ruolo della custodia cautelare, i meccanismi della repressione, ma anche le condizioni di vita, la salute, il lavoro e le contraddizioni dell’idea di rieducazione. 

Rileggere oggi questo testo significa confrontarsi con una continuità inquietante: molte delle dinamiche descritte allora restano attuali. Ed è proprio in questa tensione tra memoria e presente che la collana trova il suo senso. 

Per Antigone, il lavoro culturale è parte integrante della propria missione: accanto all’attività giuridica, di ricerca e di advocacy, diventa uno strumento fondamentale per comprendere e trasformare la realtà.

Il volume è stato curato da Maria Loffredo, Diego Mautone, Mariacarmela Mazzarella, Salvatore Morelli, Germanico Claudio Patrelli, con la supervisione di Gianvito Brindisi.

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Decreto sicurezza: le nostre osservazioni

Carcere italiano chiaveIl decreto-legge n. 23 del 24 febbraio 2026 rappresenta un ulteriore passo verso un modello di sicurezza fondato sull’espansione del diritto penale e sulla compressione delle libertà fondamentali. Per questo - in collaborazione con CILD - abbiamo inviato al Parlamento alcune osservazioni nelle quali si evidenzia come il provvedimento si inserisca in una linea politica che, a partire da singoli fatti di cronaca amplificati, costruisce risposte emergenziali e securitarie, con effetti regressivi sullo Stato di diritto. 

Il decreto interviene su ambiti eterogenei – dalla gestione delle manifestazioni pubbliche all’immigrazione, fino al sistema penitenziario – ma è accomunato da un’impostazione repressiva e panpenalistica. Tra i profili più critici vi è l’attacco alla libertà di protesta, attraverso l’introduzione di strumenti che ampliano i poteri di polizia e riducono le garanzie giurisdizionali, fino a consentire fermi e controlli in assenza di un adeguato vaglio dell’autorità giudiziaria. 

Allo stesso modo, l’approccio adottato nei confronti dei minorenni appare fortemente securitario, basato su strumenti di polizia piuttosto che su politiche educative e sociali.  Nel complesso, il decreto presenta molteplici profili di illegittimità: dalla violazione del principio di proporzionalità e di uguaglianza, fino alla compressione di libertà costituzionali come quelle di riunione e associazione.

Si tratta di un impianto normativo che non aumenta la sicurezza, ma rischia di produrre effetti opposti, ampliando marginalità e conflitti sociali. 

Per queste ragioni, insieme a CILD abbiamo chiesto al Parlamento un intervento radicale: il ritiro del provvedimento o una sua profonda revisione, nel rispetto dei principi costituzionali e dei diritti fondamentali.

QUI IL DOCUMENTO COMPLETO

Carceri. A Ivrea condannati per falso alcuni agenti penitenziari. Antigone: "condanne che ci dicono che le violenza ci furono"

ivreaRoma, 24 marzo 2026

8 agenti di Polizia penitenziaria sono stati condannati per falsità in atti, con pene di 1 anno e 6 mesi (a eccezione di una persona per 1 anno e 8 mesi), nell'ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. I giudici hanno riconosciuto che le documentazioni prodotte dagli agenti condannati, che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell'istituto penitenziario. Per gli autori delle violenze, accusati di lesioni in quanto all'epoca della contestazione non era ancora presente il reato di tortura, è intervenuta la prescrizione. 

"Quella di oggi è una sentenza importante perché conferma ciò che avevamo denunciato, ovvero che nel carcere di Ivrea erano avvenute violenze contro alcune persone detenute - spiega Simona Filippi, avvocato e responsabile del contenzioso di Antigone. In più arriva al termine di una vicenda processuale molto lunga, partita nel 2016 con un esposto di Antigone e portata avanti in collaborazione con il Garante comunale delle persone detenute di Ivrea e con l'avvocata Benedetta Perego in rappresentanza di alcune vittime". 

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Carceri. Presunte violenze e torture all'IPM di Casal del Marmo. Antigone: "avevamo presentato un esposto e allertato le istituzioni"

650845352 1319359613572054 887067874367153249 nRoma, 12 marzo 2026

 

In merito agli episodi di presunte torture e violenze, che sarebbero state operate da parte di alcuni agenti contro ragazzi reclusi nell'Istituto Penale Minorile di Roma, Antigone aveva nel luglio scorso presentato un esposto alla Procura della Repubblica cittadina, avendo avuto notizie di possibili reati.

"Nella primavera dello scorso anno - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - l'associazione era venuta a conoscenza di alcuni casi di possibili violenze. Raccolte queste testimonianze si era deciso di procedere alla presentazione di un esposto dove si dettagliavano alcuni di questi episodi. Ora ci si attende una presa di posizione ministeriale netta contro le violenze e le torture. E ci auguriamo che si metta la parola stop a ogni deriva militaresca nelle carceri per adulti e per minori. Siamo grati alla magistratura per l'inchiesta che si speri porti a rapida ricostruzione dei fatti con il sostegno di tutte le istituzioni ".

Oltre all'esposto Antigone segnalò quanto gli era stato riferito anche alle autorità istituzionali.

"Quello che emergeva da quei racconti - sottolinea Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell'osservatorio minori di Antigone - è che non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema. Ma ci dice anche che nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone. Da loro e dalla presenza di Antigone nelle carceri, che serve a monitorare ciò che accade e a costruire relazioni di fiducia con tutte le parti, è stato possibile far emergere questo caso. Per questo - conclude Marietti - è importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili".

 

Non solo topi, ora in carcere arrivano le talpe

8197402220 564af88270 oAgenti infiltrati D’ora in poi non saranno punibili quei poliziotti penitenziari che si fingeranno detenuti o assistenti volontari, infermieri, educatori, sacerdoti, per andare alla scoperta di delitti

di Patrizio Gonnella su il manifesto del 28 Febbraio 2026

Un ulteriore avvelenamento del clima, modello Usa o Russia, è in arrivo nelle carceri. Nel nuovo decreto legge sicurezza, all’articolo 15, il governo prevede e rende legittime operazioni sotto copertura per la sicurezza degli istituti penitenziari. 

D’ora in poi non saranno punibili quei poliziotti penitenziari che si fingeranno detenuti, o anche assistenti volontari, infermieri, educatori, sacerdoti, per andare alla scoperta di delitti più o meno gravi, traffici illeciti, affari di vario tipo. Da ora in poi il detenuto che si vede arrivare un nuovo giunto nella sua cella non saprà chi è veramente quest’ultimo. 

Nessuno si fiderà più di nessuno e il carcere, per adulti e per minori, avrà definitivamente smesso di essere una comunità. Si trasformerà ancor più in un luogo buio e opaco governato dalla sfiducia, dalla paura, dalla delazione. Altro che funzione rieducativa della pena. 

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Tutti Più Chiusi: il report 2025 di Antigone Marche

Screenshot 2026-03-05 093325Tutti Più Chiusi: è il titolo del Report 2025 di Antigone Marche presentato giovedì 26 febbraio 2026 alle ore 18 all’Auditorium del Polo Culturale Sant'Agostino di Ascoli Piceno.

Oltre a descrivere le attività svolte dall'associazione regionale, il rapporto si concentra sull'approfondimento della situazione della salute psichiatrica e sull'analisi delle circolari ministeriali dell'ultimo anno.

In particolare, nel 2025 i sei istituti marchigiani hanno raggiunto un sovraffollamento quasi del 124%, con oltre mille detenuti su 814 posti regolamentari, e circa il 7% della popolazione ristretta ha diagnosi psichiatriche gravi.
I dati arrivano dalle visite che l'Osservatorio ha svolto nei sei istituti penitenziari marchigiani e dall'attività di Sportelli di tutela diritti nelle tre strutture in cui il progetto è attivo: Montacuto, Pesaro, Fermo.

Il Report completo è a questo link.

Apertura bando Servizio Civile Universale 2026

scuÈ ufficialmente aperto il bando Servizio Civile Universale per la selezione di operatori volontari!

Scopri il nostro progetto “Tutela dei diritti tra carcere, migrazione e spazio civico”, che vede la coprogettazione tra Antigone Onlus e CILD. 

L’Associazione Antigone mette a disposizione 4 posti (codice sede 179846), l’Associazione CILD mette a disposizione 2 posti (codice sede 179929).

Il progetto si svolgerà nelle sedi di ROMA, in via dei Monti di Pietralata 16.

Per partecipare al bando è necessario: 

  • Avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (non compiuti alla data di presentazione della domanda, 28 anni e 364 giorni)
  • Non aver riportato condanne
  • Non appartenere a corpi militari o forze di polizia

Possono partecipare al bando cittadini italiani, cittadini degli altri Paesi dell’Unione Europea e cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia.

La domanda deve essere presentare esclusivamente on-line attraverso la piattaforma DOL raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo  https://domandaonline.serviziocivile.it, entro e non oltre l’8 aprile 2026.

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Carceri. "Non c'è un'emergenza criminalità minorile, ma un'espansione dell'allarme e della risposta penale". Presentato l'VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile

WhatsApp Image 2026-02-25 at 10.49.40Roma, 25 Febbraio 2026 - Si è tenuta oggi la presentazione dell’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile dal titolo “Io non ti credo più”. Frutto del monitoraggio dell'associazione di tutte le carceri minorili del Paese e di una costante raccolta di dati, statistiche e storie, il rapporto offre uno sguardo ampio sull'impatto che, dal Decreto Caivano in poi, la crescita dell'area penale ha avuto sul sistema della giustizia minorile. 

"Con onestà intellettuale bisognerebbe dire che non abbiamo un quadro esatto e univoco del fenomeno. Ma men che meno abbiamo un quadro che supporti l’idea di un’emergenza criminalità minorile. Non stiamo assistendo a un’esplosione della criminalità minorile, ma a un’espansione della reazione penale”, ha dichiarato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell'Osservatorio sulla giustizia minorile. 

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Rompere il silenzio sul sistema chiuso imposto dal governo

web-pol1-commento-gonnella-archivio-manifestodi Patrizio Gonnella su il manifesto dell'8 febbraio 2026

Non c’è umanità e non c’è clemenza per le quasi 64 mila persone recluse in carcere. Non c’è pietà per i 262 morti dal primo gennaio 2025 a oggi. Non c’è giustizia per gli 86 detenuti suicidatisi negli ultimi 13 mesi. Non c’è speranza di futuro per i 579 ragazzi ristretti negli istituti penali per minori. I numeri impietosi di un sistema in crisi non sono però da soli sufficienti per comprendere le condizioni drammatiche di vita delle persone detenute. 

Bisogna andare nelle sezioni di Sollicciano a Firenze, Dozza a Bologna, Regina Coeli a Roma, San Vittore a Milano, Poggioreale a Napoli, Due Palazzi a Padova per capire come si vive veramente negli istituti penitenziari. È necessario guardare con i propri occhi lo stato delle celle affollate, sentire i rumori assordanti e le grida disperate, ascoltare la voce degli operatori, leggere gli ordini di servizio e le circolari che sempre di più si sostituiscono alle leggi reinterpretando in chiave restrittiva l’ordinamento penitenziario e la Costituzione. 

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Carceri. A Torino condanne per tortura. Antigone: "il carcere non deve essere luogo di sopraffazione"

8197402220 564af88270 o6 Febbraio 2026 - Oggi il Tribunale di Torino - al termine del dibattimento - ha condannato una ventina di persone imputate, tutte agenti di polizia penitenziaria, riconoscendo la loro responsabilità per diverse ipotesi di reato e, per alcuni di essi, contestando il delitto di tortura. 

I fatti riconosciuti oggi si sono svolti tra il 2018 e il 2019 nel carcere del capoluogo piemontese.   

"Antigone, venuta a conoscenza nell'ottobre 2019 di una indagine in corso presso la Procura del Tribunale di Torino, aveva presentato un proprio esposto, costituendosi poi parte civile nel processo che era scaturito dalle indagini effettuate" sottolinea l'avvocato Simona Filippi, responsabile del contenzioso di Antigone. "Si è trattato di un processo molto lungo è faticoso, come lo sono sempre quelli per tortura, che devono fare i conti con difficoltà enormi per l'accertamento dei fatti, che avvengono in luoghi chiusi come le carceri, spesso in ambienti isolati, con pochi testimoni e con un clima di omertà che non sempre è facile scalfire", spiega ancora l'avvocato Filippi. 

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