Carceri. Il 2021 nei nostri dati: "fondamentale rilanciare la strada delle riforme"

8197402220 564af88270 oIl 2021 è stato un anno di attesa per quanto riguarda il sistema penitenziario italiano. Colpito e sconvolto dal Covid-19 nel corso del 2020, quello che abbiamo potuto verificare nel corso di quest'anno è stato un tentativo di ritorno alla normalità che, purtroppo, non in tutti gli istituti è stato tale e non in tutti con la prontezza necessaria. 

Nel corso del 2021 l'osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione ha visitato 99 carceri per adulti, più della metà di quelli presenti in Italia, da Sciacca in Sicilia a Bolzano in Alto-Adige. Il più grande Napoli Poggioreale, con oltre 2.200 presenze, i più piccoli Lanusei in Sardegna e Grosseto in Toscana, entrambi con 28 presenti. Tra gli istituti visitati alcune delle situazioni più difficili da segnalare sono state rilevate nel carcere fiorentino di Sollicciano, dove sono stati registrati in media in un anno 105 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, o nel Lorusso Cotugno di Torino, dove nel reparto Sestante erano ristretti in condizioni inaccettabili 17 pazienti psichiatrici.   

Dalle nostre visite è emerso che in un terzo degli istituti visitati c'erano celle in cui i detenuti avevano meno di 3 mq a testa di spazio calpestabile, quindi al di sotto del limite per il quale la detenzione viene considerata inumana e degradante. Ma non è solo il dato dei metri quadri a destare preoccupazione. Nel 40% delle carceri che abbiamo monitorato c'erano infatti celle senza acqua calda e nel 54% celle senza doccia, come pure sarebbe previsto dal regolamento penitenziario ormai in vigore dal 2000. Mentre in 15 istituti non ci sono riscaldamenti funzionanti e in 5 il wc non è in un ambiente separato rispetto al luogo dove si dorme e vive. Altro dato importante è il fatto che il 34% degli istituti non abbia aree verdi per i colloqui nei mesi estivi.   

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Tante le proposte importanti dal lavoro della Commissione per l'innovazione penitenziaria

270230362 4382459825193878 3000347388503170235 nNel pieno rispetto dei tempi e del mandato ministeriale, la Commissione per l’innovazione penitenziaria presieduta dal prof. Marco Ruotolo ha chiuso i propri lavori e presentato, lo scorso mercoledì, la relazione finale. Tante le proposte che condividiamo e che avevamo inserito anche noi nel nostro documento propositivo sulla riforma del regolamento penitenziario. Le supporteremo con decisione affinché vengano approvate e applicate. Dalla previsione di più contatti telefonici e visivi con l’esterno al maggiore spazio assegnato alle tecnologie, dalla previsione di garanzie nei procedimenti disciplinari nei confronti delle persone detenute fino all’attenzione prestata alla sofferenza psichica. Sicuramente si tratta di un documento che va nella direzione auspicata della modernizzazione della pena e del rispetto del dettato costituzionale.

Chiediamo alle autorità politiche e amministrative di muoversi in tempi brevi per non disperdere questa grande opportunità che abbiamo di fronte.

La relazione è consultabile a questo link.

Iniziato il processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

carcere-santa-maria-capua-vetere-ansaIeri si è tenuta nell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere l’udienza preliminare del processo sui fatti accaduti il 6 aprile del 2020 nell’istituto di pena sammaritano.

Sono gravissime le contestazioni mosse ai 108 imputati. I legali degli imputati erano tutti presenti. In particolare, tre difensori hanno eccepito difetti di notifica e per questo la loro posizione è stata momentaneamente stralciata e differita ad altra data per ulteriori verifiche. 

Purtroppo, hanno risposto all’appello del dott. D’Angelo un numero esiguo di difensori delle persone offese.  A fronte delle 178 persone offese individuate dalla Procura della Repubblica, infatti, soltanto 56 difensori hanno chiesto di costituirsi parte civile. 

In tal senso, Antigone ha lavorato nel corso di quest’anno, coordinandosi con l’Ambasciata d’Italia ad Algeri e con l’Ambasciata algerina in Italia, per consentire anche ai familiari di Lamine Hakimi, il ragazzo algerino deceduto il 4 maggio del 2020 nel carcere F. Uccella di Santa Maria Capua Vetere, di costituirsi parte civile.   Oltre ad Antigone ci sono sei persone giuridiche che hanno chiesto di costituirsi nel processo: l’Ufficio del Garante dei detenuti nazionale, il Garante dei detenuti della Regione Campania, le associazioni il Carcere Possibile Onlus, Yairaiha Onlus e l’Associazione Contro gli Abusi in Divisa. 

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Zaki: ora la fuga è legittima, l'Italia lo aiuti

Patrick Zakidi Patrizio Gonnella su il manifesto dell'8 dicembre 2021

A Patrick Zaki hanno rubato, negato, indebitamente sottratto dalla sua giovane vita trecentottantamila minuti di libertà. Ora Patrick è libero, seppur provvisoriamente, fino alla prossima udienza del febbraio 2022. Dovrà essere impegno del nostro Paese e del nostro Governo trasformare quella libertà a tempo in libertà definitiva. Si tratta di consentire a Patrick di attendere l’esito del processo non in forma semi-reclusa nell’Egitto di Al Sisi, bensì dove lui preferisce, preservandone la libertà di movimento. Essendo il processo nei confronti di Zaki un processo politico, anche in questo delicato momento, conterà la pressione diplomatica che dovrà essere esercitata allo scopo di sottrarre Patrick ai rischi di un giudizio che nulla ha a che fare con le regole dello Stato di diritto. 

Lo scorso 19 novembre 2020 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di negoziati per accordi tra la Ue e l’Egitto sulla cooperazione giudiziaria penale. Nel testo della decisione del Consiglio, con eccessivo realismo politico, si affermava che l’Egitto è un partner importante per la stabilità nella regione del vicinato meridionale. In quello stesso Atto si ribadiva anche quanto siano deficitarie in Egitto la libertà di espressione, di informazione, di riunione pacifica e di associazione e quanto sia necessario porre fine alla riduzione indebita dello spazio concesso alla società civile, perseguita anche attraverso il congelamento dei beni, divieti di viaggio e lunghi periodi di detenzione preventiva. Pertanto, di fronte alla consapevolezza internazionale del deficit di democrazia in Egitto, non ha nulla di immorale il sottrarsi, con decisione concordata, al processo. Non è giuridicamente, né eticamente, né politicamente fondata una detenzione che sia del tutto sganciata da accuse circostanziate. 

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Tre suicidi in un mese nel carcere di Pavia. Antigone: "necessario indagare cause di tipo sistemico"

Carcere Pavia"Siamo sgomenti per il terzo suicidio avvenuto in un solo mese nel carcere di Torre del Gallo di Pavia, il secondo nell'ultima settimana". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.   

L'osservatorio sulle condizioni di detenzione dell'associazione era stato in visita nell'istituto di pena lunedì 29 novembre, poche ore prima di questo ennesimo gesto estremo. "Il carcere di Pavia - sottolinea Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia e una delle osservatrici che ha effettuato la visita - presenta moltissime criticità: strutturali, di sovraffollamento, legate al personale sottodimensionato (medico, in primis, ma anche penitenziario e trattamentale); infine criticità connesse ad una popolazione detenuta particolarmente sofferente che si trova ristretta tra quelle mura, in parte composta da detenuti cosiddetti ‘protetti’, ovvero isolati dagli altri per tutelarli dai rischi di aggressione (uno dei più grandi reparti protetti del nord Italia con oltre 300 presenze) e in parte portatrice di una fragilità sociale e psichica, situata nella struttura per la presenza dell'articolazione di salute mentale lombarda".   

"Certo ogni suicidio è un caso a sé e va considerato nella sua complessità, valutando anche la disperazione individuale di chi commette questo atto - ricorda Patrizio Gonnella. Ma è anche vero che quando il numero dei suicidi supera una certa soglia è necessario indagare oltre, per capire se ci sono delle cause di tipo sistemico". 

Venerdì l'osservatorio di Antigone sarà di nuovo nel carcere di Pavia, a breve distanza dalla precedente visita.

Detenuti psichiatrici, l’orrore dietro le sbarre del reparto «Sestante»

Sestante TorinoTorino. Dopo la testimonianza della coordinatrice nazionale di Antigone nel carcere Lorusso e Cotugno. Trattamenti inumani e degradanti, la procura apre un’inchiesta

di Patrizio Gonnella su il manifesto del 24 novembre 2021

Era il 1998 quando Antigone per la prima volta ricevette l’autorizzazione dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a visitare tutti gli istituti di pena italiani. Allora ai vertici dell’Amministrazione c’era quel magistrato gentiluomo che era Sandro Margara. A lui sembrava naturale che un’organizzazione della società civile potesse avere una funzione di monitoraggio delle condizioni di detenzione. Da allora abbiamo visitato più volte tutte le carceri d’Italia. Lo abbiamo fatto sempre con uno spirito costruttivo e con discrezione. 

Per alcuni anni siamo riusciti a raccontare non solo con le parole ma anche con le immagini quello che vedevamo. Il tutto sempre in uno spirito non di contrapposizione ma funzionale a rendere la pena coerente con il dettato costituzionale che vieta trattamenti contrari al senso di umanità. Purtroppo nelle ultime visite non abbiamo potuto tradurre anche in immagini le nostre parole in quanto ormai da due anni questa opportunità ci è stata tolta. Le immagini vanno spesso oltre le parole nel potere di raccontare la vita interna. Da quelle, rispetto alla nostra ultima visita al carcere di Torino, sarebbe stata per tutti più forte e immediata la sensazione di trovarsi di fronte a condizioni inumane e degradanti. Antigone rinnoverà la propria richiesta nel 2022 per poter portare all’interno le videocamere, strumento prezioso di trasparenza e democrazia. 

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Ergastolo ostativo, il testo base approvato ieri è lontano dalle indicazioni della Consulta

carcere corridoioIeri la commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha approvato un testo base di riforma dell'ergastolo ostativo. La prima cosa che salta all'occhio è quanto questo non appaia in linea con quanto prescritto della Corte costituzionale e, al contrario, rischia di rendere, se approvato, più difficile di quanto già non sia oggi l'accesso ai benefici penitenziari.

Il testo approvato ieri contiene, infatti, una riscrittura peggiorativa della disciplina vigente: alza il numero di anni di pena da scontare prima di poter accedere alla liberazione condizionale da 26 a 30; con una forma meno diretta, ma prevede comunque un (inammissibile) onere della prova a carico del detenuto rispetto alla recisione del legame con l'organizzazione criminale; non riscrive in senso garantista l'intera disciplina dell'art. 4-bis dell'Ordinamento penitenziario.

Qualora questo testo fosse approvato, a nostro parere, lascerebbe un evidente conflitto con il contenuto della decisione della Consulta, che aveva già accertato l'incostituzionalità della disciplina vigente. Antigone, di conseguenza, si augura che la commissione Giustizia adotti un testo più coerente sia con le decisioni della Corte costituzionale, sia con quelle della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Il rischio di un grave passo indietro. E non è un film

brescia 7Carcere. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria elabora una circolare per ridisegnare il trattamento penitenziario nel circuito di media sicurezza, il quale è il più grande contenitore dei 54 mila detenuti presenti nelle carceri italiane

di Patrizio Gonnella su il manifesto del 27 ottobre 2021

In questi giorni sono accaduti tre fatti che hanno a che vedere con la questione carceraria. Non vanno tutti nella stessa direzione. Primo fatto: la Ministra della Giustizia Marta Cartabia ha nominato una Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, affidandone la presidenza al prof. Marco Ruotolo, che molti anni e impegno ha speso sul tema della dignità umana e dei diritti fondamentali dei detenuti. Si esplicita nel decreto di nomina che la Commissione avrà il compito di individuare “possibili interventi concreti per migliorare la qualità della vita delle persone recluse e di coloro che operano all’interno degli istituti penitenziari”. 

Dunque l’innovazione richiesta è funzionale ad aumentare la qualità della vita negli istituti di pena. È questo un fatto indubbiamente positivo. Secondo fatto: arriva nelle sale il film Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, meravigliosamente interpretato da Toni Servillo, Silvio Orlando e Salvatore Striano. 

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Per la morte di Hassan Sharaf l'udienza contro l'archiviazione fissata nel 2024

Lettere viterboIl 23 luglio del 2018, Hassan Sharaf, un ragazzo egiziano di 21 anni era morto impiccandosi con un lenzuolo nella cella di isolamento del carcere di Viterbo. Pochi giorni prima aveva mostrato ad una delegazione del Garante Regionale del Lazio per i diritti dei detenuti dei segni che, aveva dichiarato, essere frutto di un pestaggio subito da parte di alcuni agenti.

Per quella morte erano stati presentati degli esposti, ma la Procura ha chiesto l'archiviazione del caso. Archiviazione alla quale la famiglia si era opposta. Per decidere su questa opposizione il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Viterbo, il 30 luglio del 2020, ha fissato al 7 marzo del 2024 l'udienza. A 6 anni dalla morte del giovane. Un fatto che non può lasciare che esterefatti e amareggiati.

Il carcere di Viterbo è al centro anche di un nostro esposto. Nel 2019, a poca distanza di tempo, abbiamo infatti ricevuto molte lettere di detenuti che ci raccontavano di abusi e violenze. Tutte erano molto uniformi nei racconti. Proprio di queste lettere e del nostro esposto aveva parlato Susanna Marietti con Fanpage.

Ergastolo ostativo. Antigone invia ai parlamentari un documento: "rispettare le indicazioni di Consulta e Corte Edu"

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Antigone ha inviato ai componenti della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati un documento (consultabile a questo link) contente le proprie proposte in materia di ergastolo ostativo. È qui che sono in discussione attualmente tre proposte di legge che sembrano più orientate a salvaguardare le ragioni alla base del regime speciale di cui all'art. 4-bis dell'Ordinamento penitenziario che al rispetto delle chiare e vincolanti indicazioni provenienti dalla Corte Costituzionale nonché dalla Corte di Strasburgo.

Entro il prossimo maggio il Parlamento dovrà infatti modificare la disciplina dell’ergastolo ostativo prevedendo che la collaborazione con la giustizia non sia più il solo strumento per ottenere la liberazione condizionale. Così ha chiesto la Consulta con l’ordinanza 97 del 2021, affermando che “il condannato alla pena perpetua è caricato di un onere di collaborazione, che può richiedere la denuncia a carico di terzi, comportare pericoli per i propri cari, e rischiare altresì di determinare autoincriminazioni, anche per fatti non ancora giudicati. Ciò non significa affatto svalutare il rilievo e utilità della collaborazione, intesa come libera e meditata decisione di dimostrare l’avvenuta rottura con l’ambiente criminale, e che certamente mantiene il proprio positivo valore, riconosciuto dalla legislazione premiale vigente, qui non in discussione. Significa, invece, negarne la compatibilità con la Costituzione se e in quanto essa risulti l’unica possibile strada, a disposizione del condannato all’ergastolo, per accedere alla liberazione condizionale”. 

Nel documento inviato al legislatore, Antigone precisa in particolare tre punti fra quelli in discussione, riguardanti l'onere probatorio, le condizioni generali per accedere alla liberazione condizionale e la proposta competenza unica nazionale in capo al Tribunale di sorveglianza di Roma.

Gli ergastolani in regime ostativo sono oggi circa il 70% del totale dei condannati alla pena perpetua, si tratta perciò di oltre 1.250 detenuti che – salve le ipotesi di collaborazione – non hanno alcuna possibilità di reintegrazione sociale, come invece prescrive l’art. 27 della Costituzione.

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